mercoledì , 14 Aprile 2021
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Aprile
Foto di Pasquale Angrisani

Agenda lavori: aprile

“Aprile non ti scoprire”! Possiamo partire da questo slogan tramandatoci nel tempo dai nostri predecessori per dire che la primavera è arrivata ma bisogna aver prudenza per i probabili ritorni di freddo, specialmente nelle ore notturne. Anche le nostre api possono risentire di queste variazioni climatiche, pertanto si deve allargare il nido quel tanto che basta per far posto ad un nuovo telaino, possibilmente un favo; è ancora presto per mettere fogli cerei e inoltre è consigliabile tenere tutto il mese il materiale coibente sopra il coprifavo, indispensabile per mantenere dentro il nido quel calore equilibrato oltreché per tener caldo lo sciroppo nel caso si nutra.

Si può togliere il materiale di imbottitura sui fianchi lasciando il diaframma per dar modo così alle api di fare pulizia dei vari residui invernali e nel contempo si rende più sensibile la famiglia al clima primaverile.

Ho osservato più volte che se le api vengono svernate i primi di aprile incrementano subito la covata, se invece si lascia l’imbottitura sono più lente nello sviluppo.

Ormai con il tepore d’aprile va gradatamente diminuendo anche il pericolo di mortalità per fame, osservando infatti intorno a noi vediamo fiori un po’ dappertutto e dentro i nidi la vita è ripresa con grande fermento, c’è profumo di miele e di polline preziosissimo per l’incremento della covata. Si deve però stare molto attenti perchè con il ritorno molto probabile del maltempo bastano pochi giorni di clausura per esaurire le scorte e non è raro in aprile veder morire qualche famiglia per fame.

A questo punto entra in campo, come già descritto nei mesi precedenti, la nutrizione controllata e programmata; se in marzo si è nutrito con candito ora è il momento di sostituirlo con sciroppo (1 litro di acqua e 1 chilo di zucchero) in quanto la nutrizione è più rapida e stimolante; prima di fare questa operazione si devono graffiare i favi contenenti il vecchio miele e fare gli opportuni accertamenti al fine di stabilire la reale necessità; non si deve infatti nutrire se non c’è bisogno poichè si rischierebbe un’ intasamento inutile e un alto e anomalo grado di umidità molto dannoso per la covata.

Se il tempo è bello si lascia fare alle api, ormai il nettare si trova in abbondanza. Con la nutrizione durante le giornate di maltempo si dà alle famiglie la sensazione della continuità di importazione e automaticamente di deposizione da parte delle regine. Nelle zone più calde del fondo valle comincerà anche la produzione di cera e la costruzione di qualche cella reale, però non bisogna illudersi in quanto sono solo segnali di efficienza e le regine che nasceranno non saranno certamente le migliori.

Siate cauti anche nel mettere i fogli cerei poichè è probabile che le api li costruiscano male e magari rosicchiati vicino ai fili di armatura, inoltre potrebbero fare da diaframma con conseguente raffreddamento della covata se messi troppo al centro; meglio è aspettare che le api occupino il diaframma e allargare successivamente uno per volta e subito dopo l’ultimo di covata, al centro mettere sempre favi stando attenti che non vi siano celle di formazione maschile. Questi favi verranno subito occupati dalla regina essendo il centro il punto più caldo del nido.

Verso la fine del mese o i primi di maggio, a seconda delle altitudini, metteremo il telaino trappola per la lotta contro la varroa, così con il caldo e la grande importazione non faremo alcun danno dividendo la covata.

Aprile è anche il periodo nel quale le famiglie si preparano per la sciamatura, e per questo dovremo tenere sotto stretto controllo gli alveari già predisposti a tale scopo facendo delle visite settimanali per accertarsi del progressivo sviluppo della covata e per verificare l’equilibrio della famiglia, affinchè cioè la quantità di api giovani, bottinatrici e covata opercolata sia equilibrata.

Questo è abbastanza facile da stabilire: l’ape giovane infatti ha le ali ben raccolte sul dorsaletto e si presenta con rigature addominali ben marcate e pelosità molto evidente; alzando un telaino e scuotendolo molto leggermente ci accorgeremo che le bottinatrici si alzeranno in volo mentre le giovani nutrici resteranno ben attaccate sopra la covata. Le api adulte saranno invece più lucide, con poca peluria e ali leggermente allargate e sciupate; infine la covata matura si presenta molto più scura e con l’opercolo concavo in quanto la pupa che nascerà a giorni è ormai formata e non occupa più a pieno la cella, la covata appena opercolata è invece ancora rigonfia causa la pappa reale contenuta e l’umidità prodotta dalla larva.

Facendo queste osservazioni con calma ed attenzione si riesce a stabilire abbastanza bene quale sia l’equilibrio della famiglia, che è molto importante per sapere quando sciameranno e per capire se hanno bisogno o meno di essere ancora nutrite. Non è raro vedere alveari che fanno la barba e pensare subito alla sciamatura, ma visitandole meglio non si trova nessun segno di celle reali, soltanto api che hanno meno di 10 giorni d’età pertanto non mature per il raccolto, oppure abbondanza di bottinatrici e mancanza di nutrici, il che significa scarsa deposizione della regina e progressivo calo di potenza delle famiglie, anche con buon raccolto.

Per questo ho ripetuto più volte che la nutrizione può essere un’arma a doppio taglio, deve essere sempre somministrata con oculatezza per bisogno o per lo scopo che si vuoi ottenere; in ogni caso non deve essere mai troppo abbondante e i nutritori non vanno riempiti.

Dopo aver scelto le famiglie destinate alla sciamatura, che saranno sempre le migliori per sviluppo, salute, mitezza e per attività di raccolta, aspetteremo il lieto evento senza mettere il melario, cosicchè per il grande raccolto avremo degli ottimi sciami e le migliori regine in assoluto e avremo così fatto anche una selezione accurata delle migliori famiglie.

Visiteremo anche le altre famiglie e certamente ne avremo di quelle che saranno diventate forti, altre di media popolazione e altre ancora deboli o con regine scadenti. Qui si può intervenire con il pareggio, prelevando telaini di covata matura e ponendoli negli alveari deboli. Uno per famiglia è sufficiente e va messo al centro, così in pochi giorni si avrà parità di forza su tutti gli alveari. I più esperti o chi ha le regine segnate in modo da individuarle subito, può prelevare il telaino con covata e api che sarà ancora migliore della sola covata, operando tranquillamente in questa stagione poichè le api si accettano tutte senza problemi. Per precauzione basta usare un pizzico di canfora sopra i telaini. Dopo 10 – 12 giorni si può ripetere l’operazione e arrivare così alla parità totale e a mandare a melario tutte le famiglie.

Ecco perchè è importante in questo mese far visite frequenti agli alveari; bisogna tener conto che la stagione del grande raccolto è breve e se non siamo tempestivi e preparati basta poco per perdere il raccolto.

È molto importante sapere anche il momento giusto per la posa dei melari: un tempo si diceva che quando le api “imbiancano sopra i favi”, cioè quando fra i favi e il coprifavo le api costruiscono la cera, è il momento di mettere il melario, ma nella maggior parte dei casi è già troppo tardi e si possono perdere 7 – 8 giorni di grande fioritura.

Il melario si può mettere anche se nel nido ci sono 8 – 9 telaini e il diaframma, importante è che devono essere presenti almeno 5 telaini di covata. Per invitare le api a occupare il melario basta spargere sui telaini mezzo bicchiere di acqua e miele e vedrete che una volta occupato non lo lasciano più. Quando è iniziata l’importazione nel melario si può anche allargare il nido inserendo fogli cerei (sempre uno per volta), in questo modo anche gran parte del miele del nido verrà portato sopra e così ci sarà maggiore spazio anche per la covata.

Chi vuole dedicarsi all’allevamento di api regine anche a livello famigliare deve preparare, verso la fine del mese o 8 – 10 giorni prima della sciamatura, le arniette di fecondazione o i nuclei riceventi, ben nutriti con candito. Vanno messi per 3 – 4 giorni in cantina o in luogo fresco è tranquillo per far calmare e abituare le api alla nuova situazione.

Si mettono poi in un prato o in altro luogo lontano dall’apiario per 1 o 2 giorni e quando le api avranno ripreso i voli regolari si innestano le celle reali mature ottenute attraverso l’innesto oppure sfruttando quelle presenti nei nidi predisposti alla sciamatura che in genere sono sempre abbondanti e che altrimenti andrebbero perdute. Dei vari metodi di allevamento ne parleremo a maggio, che è il momento culminante per la produzione di regine; per ora è bene predisporre tutto il necessario e tener sotto controllo le famiglie interessate allo scopo.

È utile controllare in questo periodo anche la quantità di polline presente nei nidi, molte volte infatti, specialmente nel fondo valle dove il tarassaco fa la sua presenza in anticipo, è facile trovare favi intasati di polline al centro del nido, con grave calo di covata. È bene allontanarli dal centro e in qualche caso anche toglierli, saranno utili poi per gli sciami o per la formazione di nuclei.

Per chi si dedica alla raccolta del polline con trappole, la fioritura del tarassaco è il momento migliore poichè l’importazione è molto abbondante; il polline si toglierà più avanti quando le api andranno a melario, così non si inciderà sul raccolto nettarifero.

Voglio ora consigliare un metodo semplice e molto usato in Austria e in Svizzera per la raccolta degli sciami, che molte volte si posano in posti scomodi e magari impossibili per la raccolta, con conseguente perdita di tempo e magari anche dello sciame: basta preparare nel terreno vicino all’apiario 3 – 4 pezzi di tubo di plastica dà 4 – 5 cm. di diametro, infilare un paletto lungo circa 2 metri con una manciata di paglia di frumento o orzo alla sommità e all’interno una palla grande come un pugno fatta con un pezzo di favo sporca di miele legato alla cima con un filo di ferro in modo da formare come una piccola testa vicino alla paglia; lo sciame attratto dall’odore del miele e della cera non troverà posto migliore per posarsi, basterà sollevare con garbo il palo dalla sua sede, avvicinarsi all’arnia già predisposta sul pianale e con un piccolo scrollone vedremo lo sciame subito inarniato senza l’uso di fumo e senza perdita d’api e di tempo.

È consigliabile collocare lo sciame al posto del ceppo che va allontanato di qualche metro. Lo sciame va inarniato su fogli cerei e trattato subito con prodotti antivarroa per fare così una pulizia totale dell’alveare, dopo qualche giorno potremo sostituire i fogli cerei con favi che verranno occupati da api liberate dalla varroa.

Il ceppo allontanato, se sono ancora presenti celle reali opercolate, si può dividere in parti uguali o in tre piccoli nuclei sfruttando al massimo le celle reali. Io però consiglio di dividerlo in due parti e avere così soltanto api giovani, molta covata e celle reali che ben presto sfarfalleranno.

Dopo il volo di fecondazione e l’inizio della deposizione si può nutrire e portare a invernamento per l’aumento dell’apiario, altrimenti si toglie la vecchia regina dallo sciame e lo si dà in parti uguali ai due nuclei che, se ben guidati, possono ancora andare a melario. Lavorando in questo modo avremo così aumentato l’apiario di una famiglia, sostituito la regina, ripulito lo sciame dalla varroa e ci troveremo con due api regine nuove.

Se si vuole evitare la sciamatura si può fare la stessa operazione, intervenendo prima dell’uscita dello sciame quando le celle reali sono mature. In questo caso si preleva il favo con la regina e le api e un altro favo laterale con scorte e api, lo si mette in arnietta per nuclei o arnia normale con diaframma e si aggiungono 2 – 3 fogli cerei. Il tutto va sempre messo al posto del ceppo e si fa la stessa operazione di divisione e allontanamento dei due nuclei come nel primo caso; avremo così la stessa situazione senza però l’uscita dello sciame e con la regina accompagnata da un favo di covata; possiamo egualmente trattare contro la varroa anche se l’efficacia sarà minore data la presenza di covata, alla fine però otterremo lo stesso risultato.

Ci sarebbe da parlare molto dei vari metodi di sfruttamento della sciamatura, sia artificiale, per contribuzione o dell’uso delle tre porte. A me personalmente questo metodo non dà molto affidamento e preferisco metodi più semplici e alla portata di tutti; spesso infatti complicando le cose si rischia l’insuccesso. Rinvio al prossimo mese ulteriori spiegazioni e consigli in merito.

Auguro a tutti un buon lavoro con una raccomandazione: cercate di non strafare, ma limitatevi a poche cose ben fatte e soprattutto imparate a conoscere bene la vita delle api. Ricordatevi sempre che l’alveare o il nucleo d’api è come un corpo a sè, pertanto bisogna cercare di non rompere quel delicato e preciso equilibrio chi vi regna, pena lo scompiglio globale della famiglia e il rischio di compromettere anche il raccolto.

Francescatti Pietro

Info Redazione

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