mercoledì , 14 Aprile 2021
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Foto di smellypumpy da Pixabay

Agenda lavori: marzo

Anche quest’anno, come di consueto, marzo si presenta puntuale ad annunciarci l’arrivo della buona stagione e infonderci nuove speranze.
Si può certamente affermare che è iniziata la stagione apistica e contemporaneamente si presentano anche tutti i problemi ad essa connessi, che in questi ultimi anni si sono ulteriormente aggravati con la varroa e tutto ciò che porta con sè, come virosi, famiglie indebolite predisposte a molte altre malattie.

Vediamo così in questa rubrica se è possibile rivedere uno per uno i vari problemi, esponendo i consigli utili per un buon proseguimento della nuova stagione.
Penso che ormai tutti avranno fatto la prima visita alle famiglie d’api e chi avrà fatto un buon invernamento e i trattamenti antivarroa come consigliato a suo tempo, non avrà trovato grandi sorprese, A causa anche di un inverno molto asciutto, finora sono pochissimi i casi di mortalità causati da nosemiasi o altre malattie caratteristiche della primavera; resta sempre però il problema della strage fatta dalla varroa negli alveari dove non si è provveduto in tempo. In questa visita approfondita di marzo dobbiamo accertarci della presenza di covata almeno su due – tre telaini, altrimenti bisogna cercare pazientemente la regina, la quale può essere ritardataria o anche sterile, specialmente se è nata nella tarda estate o primo autunno. In questo caso la famiglia non dà segni di orfanità essendo la regina presente, ma bisogna ugualmente segnarla e controllarla spesso per accertarsi dell’eventuale inizio di deposizione. Se questa non avviene entro il mese è meglio provvedere, riunendo i telaini se non si hanno regine di scorta. È inutile inoltre tenere famiglie orfane, che possono dare origine a comportamenti aberranti come le api fucaiole o figliatrici, difficile poi da rimediare poichè le api non accetterebbero neanche regine feconde; inoltre in quelle famiglie le api sono vecchie dell’autunno precedente e moriranno in brevissimo tempo. È bene, in queste prime visite primaverili, fare accuratamente questi controlli e avere poche famiglie forti e sane piuttosto che molte mediocri.

Prima di fare riunioni è molto importante accertare l’eventuale presenza di malattie; osservando su campo il comportamento delle api si possono notare benissimo davanti alla porticina api incapaci di alzarsi in volo e molte deiezioni sul predellino; questi sono quasi sempre segni di nosema o di acariosi per cui non è il caso di riunire. Se ne vale la pena si possono curare le api travasandole prima in arnia sterile, sostituendo anche i telaini e facendo fare cera nuova alle api che così portano via dall’arnia molte spore e molti batteri: è un po’ come dopo aver cambiato le lenzuola del letto, si sta meglio!

Bisogna convincersi che l’apicoltura odierna è molto cambiata rispetto a qualche anno fa e l’ape è oggi aggredita dai parassiti e attaccata dalle varie malattie, se poi aggiungiamo anche l’inquinamento e le stagioni con scarso raccolto, capiremo che certamente si trova in uno stato di vulnerabilità tale da raggiungere il collasso con poco; pertanto dobbiamo dedicarle le massime cure possibili anche nei minimi particolari, diventando tutti più esperti e conoscitori.

marzo
Ape operaia con due varroe sul dorso

Sicuramente saranno questi gli apicoltori del futuro, gli altri saranno gradatamente destinati a scomparire in pochi anni, ci sta pensando la varroa a fare la selezione; ecco perchè vengono ripetute fino alla noia sempre le stesse raccomandazioni.

In questo mese è tempo, dopo aver fatto i dovuti accertamenti diagnostici, di cominciare a fare anche la selezione delle famiglie dando ad ognuna un punteggio in base a: età delle regine – mitezza – sviluppo precoce di covata – consistenza delle scorte – salute delle api e dell’arnia e attitudine alla raccolta.

Una volta individuate, le migliori verranno destinate al potenziamento dell’apiario o alla sostituzione di famiglie troppo scadenti; questi alveari campione si possono poi destinare alla sciamatura naturale o artificiale, alla produzione di larve per allevamento di regine, alla produzione di pappa reale e polline e sicuramente da questi otterremo il massimo del raccolto, faremo così nel nostro apiario una selezione naturale eliminando gradatamente le famiglie più scadenti che ci creano soltanto dei problemi.

È poi molto importante, e fa parte della lotta biologica contro la varroa, far sciamare almeno il 30 – 40 % delle famiglie e inarniare gli sciami solo su fogli cerei e trattarli con i prodotti prescritti entro 2 – 3 giorni: vengono così eliminate quasi totalmente le varroe presenti solo sul corpo delle api in quanto è assente la covata e non si rischia di perdere il raccolto; se non servono gli sciami per l’aumento dell’apiario basta eliminare la vecchia regina, riunire ad altre famiglie e mettere il melario; ma di questo metodo ne parleremo a suo tempo, per ora è bene predisporre le famiglie e preparare tutto il necessario.

Dopo aver analizzato e fatto la selezione delle famiglie si deve iniziare una buona nutrizione stimolante, la prima volta con candito e poi gradatamente con nutrizione liquida al 60 % di zucchero integrato con vitamine, quali lievito di birra, vino bianco, limoni, Polinvit (questo molto ricco di vitamine e proteine già dosate, è sufficiente un cucchiaio da cucina per famiglia ogni qual volta si nutre). Importante è tenere le api ben vicine fra loro e non riempire il nido di telaini vuoti o fogli cerei, che si devono mettere uno per volta mano a mano che le api occupano il diaframma e sempre dopo l’ultimo di covata. Se operiamo bene e tempestivamente vedremo già ad aprile il formarsi delle prime celle reali e anche se non sono le migliori, saranno quelle che ci potranno salvare da qualche situazione critica e al momento del grande raccolto avremo famiglie produttive con regine già feconde e prolifiche.

Molto importante è la nutrizione che non deve essere eccessiva ma che va somministrata poca per volta e costantemente; se poi non si vuole la sciamatura naturale basta sfruttare la sciamatura artificiale per divisione o le celle reali nelle arniette di fecondazione; avremo così modo di sostituire le regine delle famiglie scadenti, rese tali molto spesso a causa proprio delle regine. Nel prossimo mese parleremo dei vari sistemi di sfruttamento delle celle reali e di allevamento di regine a livello famigliare.

Mi preme ora esporre qualche consiglio riguardo a cosa si dovrebbe e non si dovrebbe fare a primavera: in questi ultimi tempi si è parlato molto del pericolo sull’uso dei prodotti chimici in primavera e si è convenuto anche con le U.S.L. di non usarli assolutamente su famiglie destinate al raccolto, fatta eccezione per gli sciami che non vanno in produzione pena il rischio di inquinamento dei prodotti dell’ alveare oltre all’assuefazione dell’acaro al principio attivo con conseguente reinfestazione e rendendo inutile ogni sforzo di risanamento. Unica porta aperta per la lotta primaverile alla varroa è per il momento la lotta biologica, fatta di tutti quei piccoli ma indispensabili accorgimenti già descritti nell’inserto del mese di febbraio. Alcuni di questi metodi sono un po’ brigosi, ma sicuramente l’effetto sarà positivo, specialmente con l’eliminazione della covata maschile che, sappiamo; è la preferita dalla varroa che si sviluppa il doppio che nella covata femminile.

Se ben condotta la lotta biologica abbassa il livello di infestazione fino al 50 – 60 %, non sufficiente ma senz’altro accettabile come contenimento fino al momento della smielatura, dopo la quale si faranno i trattamenti chimici necessari. Importante è a marzo fare dei test di accertamento allo scopo di stabilire il grado di infestazione approssimativo dell’apiario, esaminando come parametro una famiglia ogni 3 – 4; se la caduta è di qualche: decina di varroe si può tranquillamente aspettare la tarda estate usando nel frattempo il telaino trappola.

Dove la caduta è molto più consistente ci sono disponibili anche prodotti biologici o semibiologici che si possono usare in questa stagione, come il timolo e l’eucaliptolo. Per chi ha ancora fiducia ci sono già pronte le tavolette di Api Life per la varroa e vi assicuro che in primavera, quando la temperatura sale sopra i 10 gradi, questo prodotto non crea nessun problema per i saccheggi e funziona molto bene; è pericoloso invece in autunno quando cessa il raccolto e le porticine sono troppo larghe.

Altro prodotto omologato e degno di menzione è l’acido formico, largamente usato in Germania e in Svizzera secondo informazioni attendibili e i cui risultati sono buoni. Come tutti gli acidi ha però la sua pericolosità, specialmente per l’operatore che lo usa: su questo argomento vale la pena spendere qualche riga.

Essendo questo acido già presente in natura e in parti più o meno notevoli in tutti i prodotti dell’alveare e nelle stesse api attraverso la sacca velenifera, è ben sopportato dalle api e non crea problemi nei prodotti, inoltre sembra abbia una certa efficacia di penetrazione anche attraverso gli opercoli della covata essendo questi traspiranti.

L’acido formico, si trova in commercio ad una concentrazione dell’85 % e viene diluito in funzione della temperatura ambiente, esterna agli alveari, per combattere la varroa destructor. Si diluisce, al 50 % quando ci sono temperature superiori a 30°, al 60 % quando la temperatura è di 25 °- 30 ° e al 70 % quando la temperatura è minore di 25°. Questo perché l’acido formico evapora molto rapidamente per temperature alte e lentamente per le temperature basse.

Certo è che ci sono anche le controindicazioni, specialmente la pericolosità per l’apicoltore che lo usa. Bisogna infatti avere molto riguardo nella manipolazione, in quanto l’acido formico può provocare gravi ustioni alle mani se non protette da guanti, occhiali per evitare bruciore agli occhi per le esalazioni e una mascherina sulla bocca per non respirare i vapori; deve essere preparato poco prima dell’uso dosandolo con una siringa da drenaggio graduata.

Altre controindicazioni sono gli effetti che può provocare alle api: se usato bene non provoca eccessiva mortalità, ma una certa irritazione nelle api che a volte, se troppo strette o se usato in dosi sbagliate, provoca sciamature fuori stagione anche senza regina, pari ad una fuga dall’arnia. Consiglio molta attenzione a chi lo vuol usare e di fare qualche prova prima del trattamento vero e proprio, magari su arnie che non vanno in produzione; non tanto questo per paura di perdere le famiglie, pericolo inesistente, in quanto per verificare il modo migliore di preparazione e di uso.

Finora non si hanno dati abbastanza precisi in Italia su questo metodo di trattamento, si sa soltanto che è usato largamente in altri paesi e che non crea problemi di assuefazione e di inquinamento nei prodotti delle api. Lascio a voi la decisione di provare questo prodotto; nel mio apiario, non appena la stagione lo permette, lo voglio usare anche a titolo sperimentale, Se il risultato è buono ne darò comunicazione a suo tempo e comunicherò anche eventuali risultati negativi.

Comunque vada, guardiamo sempre avanti con coraggio e fiducia; la situazione non è poi così brutta come qualcuno la vuol far apparire e le nostre amiche api ci ripagano sempre e nella misura in cui noi le rispettiamo e le aiutiamo.

Francescatti Pietro

Info Redazione

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2 Commenti

  1. Giuseppe Belotti

    Grazie sempre per le utili informazioni. È possibile sapere le dosi per la preparazione dell’alimentazione stimolante?

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