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Aluen Cap

Aluen CAP una speranza concreta nella lotta alla varroa

L’acido ossalico si scioglie in una certa misura nell’acqua, ma ha una notevole attrazione per la glicerina. Questo rende la glicerina un solvente efficace per l’uso dell’acido ossalico come trattamento per la varroa nell’alveare, soprattutto perché la sua natura oleosa conferisce anche un’affinità alla cuticola dell’ape (e degli acari).

Questo comportamento dell’acido ossalico è stato notato da un gruppo argentino che ha iniziato a vendere una nuova formulazione chiamata Aluen CAP. Il prodotto è stato testato, con risultati sorprendenti, dal ricercatore Matías Maggi:  controllo eccellente degli acari senza effetti negativi sulle api e senza residui nel miele (è  considerato come  trattamento “biologico”). In Argentina, a differenza di altri paesi, il prodotto è stato autorizzato quindi oggi è quasi impossibile trovarlo sul mercato, tranne che nella stessa Argentina.

Da marzo saranno gli apicoltori sardi, soci dell’associazione Apiaresos, a testare per la prima volta in Italia l’Aluen Cap. La sperimentazione, autorizzata dal ministero per 5000 dosi, fa capo al dipartimento di scienze dell’ambiente dell’ateneo di Cagliari (referente Alberto Angioni) e al dipartimento di agraria dell’università di Sassari (Ignazio Floris).

Tuttavia, diverse formulazioni sono apparse per preparare questo tipo di soluzioni in modo artigianale, di cui si evidenzia la preparazione in strisce di cartone (di Fernando Esteban, direttore della rivista Espacio Apícola) e anche quella applicata in salviettine blu multiuso (dal Scienziato americano Randy Oliver). Entrambi sono stati testati con buoni risultati.

Il vantaggio di queste applicazioni è che si ottiene un metodo a rilascio prolungato per l’acido ossalico nell’alveare uccidendo continuamente gli acari per più di un ciclo riproduttivo. In questo modo si superano  i limiti dei metodi di applicazione dell’acido ossalico mediante gocciolamento o vaporizzazione, il cui trattamento si deve ripetere ogni quattro giorni per seguire il ciclo di riproduzione della varroa.

Tuttavia, ha anche alcuni svantaggi:

Il lavoro coinvolto. Tenendo conto che devi applicare 4 strisce per alveare per 2 volte (8 strisce per alveare) se avessimo, ad esempio, 1500 alveari da trattare sarebbero 12.000 strisce da preparare, il quale sarebbe una grande mole di lavoro se contiamo di doverli introdurre uno alla volta e poi rimuoverli uno per uno per  toglierli (indossando guanti di nitrile in ogni fase).
Manipolazione pericolosa. Dobbiamo occuparci di strisce di rifiuti corrosivi e pericolosi. Le strisce consumate che togliamo dall’alveare contengono ancora abbastanza acido, quindi non devono essere toccate direttamente con le mani né gettate sul retro del veicolo o del camion. È importante tenere a mente le misure di sicurezza ogni volta che le soluzioni vengono preparate e manipolate.

Carlo Basti (esperto apistico)

Ragstore

Info Redazione

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4 Commenti

  1. pasquale rubano

    Ma questa presenza “continua” di acido ossalico non potrebbe generare, in lunghi periodi, fenomeni di resistenza da parte dell’acaro?

    • Di sicuro resta sempre il pericolo come tutti gli altri prodotti che si vada rapidamente a selezionare varroe resistenti all’acido ossalico.

  2. quanto tempo passa dal primo al secondo inserimento delle strisce? Grazie

    • Il prodotto richiede una singola applicazione (come apivar, apitraz, ecc.) e supera il 95% di efficienza, non genera resistenza e non interferisce con lo sviluppo dell’ape. L’unico inconveniente non è ancora in vendita in Italia

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