martedì , 20 Agosto 2019
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Apicoltura in Valle d’Aosta

L’attività apistica in Valle d’Aosta ha origini antiche: i primi documenti scritti, risalenti al periodo compreso tra la seconda metà del 1200 e la prima metà del 1300, annoverano la cera tra i cespiti di diverse castellanie e balivati. Sebbene in molti casi si tratti di raccolta cruenta del prodotto, nei documenti relativi alla castellania di Quart si fa chiaro riferimento, oltre alla cera, al miele, agli sciami e agli alveari, testimonianza di vera e propria apicoltura.
La cera, ampiamente utilizzata per l’illuminazione domestica e nelle funzioni religiose, e per questa ragione considerata un bene con un’importanza economica, era corrisposta come pagamento di diritti. Diversamente il miele era prevalentemente utilizzato all’interno della castellania, e il suo riferimento nei registri contabili è limitato ai casi di commercio.
L’importanza della cera e del miele rimane invariata per molti secoli, con la diffusa menzione dei due prodotti nei documenti dell’epoca, e tra questi in particolare nei registri contabili, nei codici, nei contratti di compravendita di proprietà e nei manoscritti.
Nella Valle d’Aosta del 1800 l’apicoltura è un’attività fiorente, documentata da numerosi scritti. In “Notice sur la Vallée d’Aoste” il conte Mouxy de Loche (1756-1837) sottolinea che: […] La constitution physique de cette vallée invite à la culture de l’abeille, par la voie de la taille des ruches, et celle de leur transport sur les Alpes. Ce transport ne serait qu’un accessoire des voyages des troupeaux, qui dirigeraient les mêmes personnes.
In maniera più o meno rilevante, diversi apicoltori valdostani hanno contribuito allo sviluppo della moderna apicoltura, sia livello regionale, sia oltre i suoi confini. Alby, apicoltore appassionato originario di Issime, contemporaneamente ad altri suo colleghi apicoltori, nel 1833 ideò un’arnia orizzontale, con favo mobile. Tale invenzione, fu considerata una vera e propria innovazione, in quanto cambiò il metodo di raccolta del miele diffuso all’epoca che prevedeva l’apicidio.
La storia dell’apicoltura valdostana conosce tuttavia un’ulteriore sviluppo nella seconda metà del XIX secolo, prima con l’opera di un illustre agricoltore e apicoltore, il professor Laurent Argentier, e successivamente con il supporto del Comice Agricole de l’Arrondissement d’Aoste, comizio agrario con lo scopo di promuovere l’agricoltura e le produzioni agrarie.
Nel 1871 è costituita la Societé Promotrice de l’Apiculture, che sostiene e promuove l’apicoltura razionale. In occasione dell’Esposizione Generale di Torino, nel 1899, diversi apicoltori valdostani esposero le loro arnie e le moderne apparecchiature sviluppate; le medaglie ottenute in tale occasione valgono un riconoscimento internazionale all’apicoltura valdostana dell’epoca.

Nella prima metà del XX secolo è il clero ad essere protagonista della diffusione della moderna apicoltura; i tempi sono cambiati, la cera perde di importanza, mentre il miele diventa il prodotto principale dell’apicoltura valdostana.

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Regione Autonoma Valle d’Aosta
Assessorato Agricoltura e Risorse naturali

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