venerdì , 3 Aprile 2020
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Come le api si difendono dal freddo

Come le api si difendono dal freddo

In quasi tutti gli insetti la temperatura corporea si adegua a quella dell’ambiente in cui vivono. Solo alcuni possono rendersi indipendenti dalla temperatura ambientale.

L’ape si trova fra questi ultimi. I suoi meccanismi di termoregolazione le consentono di sopravvivere in condizioni climatiche che variano dai – 45,5° delle zone polari a + 49° dell’equatore. L’unica esigenza per questa sopravvivenza è che nella zona vi sia un periodo nel quale il clima consenta la fioritura di piante pollinifere e nettarifere sulle quali bottinare normalmente.
Le api, pur essendo individui eterotermi, cioè con temperatura corporea soggetta a notevoli escursioni, possiedono però un potere di termoregolazione capace di stabilizzare il calore del corpo in funzione dell’ambiente e delle diverse necessità.

Esse percepiscono le variazioni della temperatura ambientale tramite termorecettori situati soprattutto nelle antenne e attuano la termoregolazione costituendo famiglie composte da numerosi individui, che vivono protetti in un nido, dove le costruzioni di cera e le stesse riserve alimentari agiscono da coibenti o isolanti.

Quando la temperatura ambientale scende a 12°/14°, le api adulte, destinate a svernare, cominciano a riunirsi in piccoli gruppi, che confluiscono poi, quando la temperatura tocca i 10°, in un unico grappolo o come viene chiamato in gergo “glomere“, costituito da un numero diverso di individui (5.000 – 30.000).

Il glomere può essere considerato un super-organismo, nel quale, contrariamente a quanto accadde per il singolo individuo, il rapporto tra superficie di dispersione calorica e volume corporeo risulta favorevole alla conservazione del calore. Infatti, mentre un’ape isolata non sopravvive per più di un’ ora a – 4°, diecimila api possono sopravvivere per circa 13 giorni a una temperatura di – 15°.

Alla formazione del glomere le api giungono gradualmente attraverso una fase preparatoria, durante la quale in ogni operaia aumentano le riserve adipose e il volume delle ghiandole ipofaringee, mentre nella regina aumenta il volume degli ovari. Contemporaneamente diminuiscono il normale contenuto acquoso nei tessuti, per evaporazione dei liquidi attraverso le trachee, i cui spiracoli restano più aperti per l’aumentata quantità di anidride carbonica contenuta nell’aria del glomere, rispetto alle altre zone dell’arnia.

Il glomere si muove passando da un favo all’altro, per avvicinarsi alle riserve di miele, può salire verso la parte più alta dell’arnia, ma di norna non scende.

Le api tendono a mantenere nel glomere una temperatura che consenta loro di muoversi attivamente (25°/30°), infatti, esse devono spostarsi a intervalli più o meno regolari per approvvigionarsi di miele dai favi di riserva.

La borsa melaria contiene al massimo 40 – 50 mg di miele, che viene consumato in media nel corso di 25 giorni, trascorsi i quali l’ape torna a rifornirsi.
Il glomere può considerarsi distinto in:

  • uno strato esterno, formato di norma dalle operaie più vecchie, che restano quasi immobili e molto ravvicinate fra di loro, con il capo e il torace immersi nel grappolo, mentre all’ esterno sporgono gli addomi;
  • una zona centrale dove le operaie sfarfallate più recentemente hanno a disposizione uno spazio sufficiente a muoversi;
  • una fascia intermedia nella quale si verifica il massimo dell’ attività vitale.

Gli spostamenti delle api per i rifornimenti di miele, comportano un’ alternanza nelle api dei vari strati, così che anche le esterne immobili perché fredde, dopo essersi riscaldate al centro del glomere possono andare alla ricerca del cibo.

Nella fascia periferica la temperatura che oscilla tra 9°- 10°, può scendere, purché per breve tempo, anche a 4,5°; se però la temperatura si stabilizza sotto gli 8° per alcuni giorni, le api dello stato esterno entrano prima in uno stato di coma e quindi muoiono.

Come le api si difendono dal freddoIl glomere si allarga quando la temperatura ambiente aumenta, mentre quando diminuisce si contrae, assumendo contorni ben definiti, data la quasi immobilità delle api esterne.

Nel glomere compatto diminuisce la superficie di dispersione del calore, il movimento e la quantità dell’aria nella zona centrale. Lo strato delle api esterne, divenuto più compatto, consente, per un fenomeno di conducibilità termica, che il calore della zona centrale si trasmetta a quella esterna, evitandone un eccessivo raffreddamento, mentre nello stesso tempo impedisce che la temperatura del centro superi il livello ottimale.

In inverno, nelle ore soleggiate e nelle ore centrali della giornata, alcune api possono uscire in volo o ispezionare la porticina, sono le api che provengono sempre dal nucleo centrale del glomere dove la temperatura, più elevata, consente loro di restare più attive.

La produzione del calore è conseguenza del metabolismo degli zuccheri ingeriti, che durante i processi digestivi vengono ossidati, con conseguente produzione di energia calorica e acqua. E’ dunque il miele, immagazzinato come riserva, che fornisce la materia prima per la vita della famiglia e perché si creino le condizioni di temperatura e umidità idonee alla sopravvivenza.

E’ pertanto indispensabile che durante la stagione fredda le api possano disporre di miele in quantità sufficiente a soddisfare esigenze alimentari e caloriche. In tale periodo esse non possono liberarsi dalle feci, che si accumulano quindi nel retto, né possono eliminare con facilità un eventuale eccesso di umidità, attraverso la ventilazione.

Le api dunque non hanno solo bisogno di cibo sufficiente a soddisfare bisogni alimentari e energetici, ma di cibo che abbia caratteristiche qualitative tali da compensare le perdite idriche che avvengono per evaporazione corporea, senza però provocare un eccessivo accumulo di umidità ambientale.

Tale delicato equilibrio si realizza se il miele di riserva oltre che sufficiente è anche qualitativamente adatto e in particolare non contiene acqua oltre il 15- 18%.

L’apicoltore, fornendo alle api ibernanti scorte alimentari con tali requisiti, avrà famiglie che potranno, anche in caso di notevoli escursioni termiche, mantenere la temperatura del glomere a un livello ottimale e controllare il tasso di umidità. Sarà così assicurata la climatizzazione più idonea al superamento della stagione fredda e alla preparazione della famiglia per la successiva primavera.

Fonte:” L’ape nostra amica, Anno XXIV-N. 1″

Info Redazione

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Un commento

  1. Quello delle api è un mondo affascinante e complesso. La nostra vita dipende da loro.

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