sabato , 21 ottobre 2017
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Api su un foglio cereo

Come riconoscere i fogli cerei, di pura cera d’api

A chi non è mai capitato, nella sua carriera apistica, di introdurre uno sciame naturale in un’arnia, che non era del tutto completa di telaini con fogli cerei, è alla prima visita di controllo nota che le api non ingrossano i fogli cerei artificiali, ma stanno costruendo nello spazio privo dei telaini attaccando i favi naturali direttamente sotto al coprifavo dell’alveare.

Per il neofita, questo fenomeno può fargli sorgere due ipotesi:

  1. che le api al buio non riescono a vedere i fogli cerei prestampati e già pronti per essere ingrossati;
  2. che erano disposti in una posizione sbagliata.
Queste due ipotesi sono da scartare, perché la prima ipotesi e che le api nella costruzione dei favi sono guidati dal tatto e dall’olfatto e lavorano sempre al buio, salvo casi eccezionali, quando costruiscono i favi all’aperto.
Nella seconda ipotesi se l’arnia fosse stata completata con telaini contenenti fogli cerei le api indifferentemente costruivano su tutti i fogli cerei.
La spiegazione più logica, a questa anomalia, secondo lo scrivente è questa.

Lo sciame, quando è inserito nell’arnia, riconoscendo che i fogli cerei inseriti dall’apicoltore contengono sostanze estranee miscelate nella pura cera d’api li abbandonano per andare a costruire nel posto completamente vuoto.

Purtroppo è prassi comune, che per ridurre i costi di produzione dei fogli cerei molte aziende apistiche aggiungono diverse sostanze che possono alterare la composizione chimica della pura cera d’api, quella più comune è la paraffina, la vaselina, oli minerali e molte sostanze inorganiche.

Eppure noi conoscendo le caratteristiche della pura cera d’api, che fonde all’incirca sui 64,4°C (più o meno 0,6°C) e prende fuoco ad una temperatura che oscilla tra i 254 e 274°C e diventa plasmabile ad una temperatura di circa 35°C e che incomincia a solidificarsi intorno ai 63,5°C (+/- 0,5°C) e che galleggia sull’acqua, perché la sua densità a 20°C è 0,963 minore dell’acqua.

fogli_cereiPossiamo, attraverso queste caratteristiche, conoscere se stiamo acquistando dai fornitori fogli cerei di pura cera d’api, facendo un semplice esperimento.

Poiché tutte le altre sostanze, che le industrie apistiche miscelano alla pura cera d’api, ne fanno variare le caratteristiche e la densità dei fogli cerei in commercio. Per intraprendere l’esperimento abbiamo bisogno di una soluzione idroalcolica avente una densità uguale al campione di pura cera d’api.

Per ottenere questa soluzione idroalcolica di densità pari a quella della pura cera d’api, si versa in un contenitore acqua avente densità 1 g/cm3 e si immerge il campione di pura cera d’api che avente una densità di 0,963 g/cm3 minore dell’acqua galleggia. Per portare la densità dell’acqua a quella della pura cera d’api si aggiunge alcol etilico o alcol denaturato che ha una densità di 0,794 g/cm3 fino ad ottenere una soluzione idroalcolica che ha una densità uguale a quella della pura cera d’api, questo ce ne accorgiamo quando vediamo che il nostro campione di pura cera d’api incomincia ad affondare.

Fatto questo, abbiamo il nostro liquido campione che ha una densità pari a quella della pura cera d’api. Ora si può immergere nella soluzione idroalcolica il cubetto di cera da analizzare, ricavato dalla fusione del foglio cereo da analizzare, che deve essere uguale come dimensione e forma al cubetto di cera campione, questo perché non è solo la densità del corpo a determinare il suo galleggiamento o il suo affondamento, ma anche la sua forma. (questo si può capire se immergiamo un blocchetto di ferro in acqua, questo va a fondo, ma se il blocchetto viene fuso a forma di vaschetta, in modo da avere maggiore volume, la vaschetta sposterà un maggiore volume d’acqua ricevendo una spinta idrostatica maggiore e quindi galleggerà).

Dunque se nella nostra soluzione idroalcolica il cubetto da analizzare, non presenta la stessa linea di galleggiamento rispetto al cubetto campione, vuol dire che secondo se è inferiore o superiore alla linea di galleggiamento di quello campione vi sono sostanze che sono state adulterate alla cera pura d’api che ne hanno variato la densità.

Pasquale Angrisani
Articolo pubblicato sulla rivista Apitalia ( n. 12 dicembre 2009, pag.38-39)

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2 Commenti

  1. Ditemi perché quest’anno le mie api hanno lavorato poco, perché non c’era niente da bottinare?

    • Il problema è da ricercare nella prolungata siccità, abbinata alle temperature molte elevate, che hanno compromesso gran parte dei raccolti.

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