martedì , 7 Luglio 2020
3Bee
Postazione con alveari in fila
Foto di Pasquale Angrisani

Far posto al Miele nell’alveare

Un buon avvio di stagione
Nel momento in cui sto scrivendo, (8 maggio), la stagione pare volgere al meglio e, anche se è difficile fare previsioni sulla futura importazione di miele che dipende da diversi fattori, rimane certo che gli alveari hanno avuto fin qui il tempo di prepararsi bene al raccolto, ed in molte zone l’importazione è già stata consistente. In altre parole la stagione si è aperta in modo ottimale: speriamo che continui così.

Se per quanto riguarda l’andamento meteorologico non ci resta che sperare, dato che le possibilità di intervento sono nulle, ci sono altri aspetti importanti per far si che il raccolto sia abbondante: influisce anche la tecnica apistica.

Il compito dell’apicoltore è quello di far si che le famiglie riescano a sfruttare al massimo le fioriture importanti. Inutile dire che, innanzitutto bisogna che le famiglie arrivino alla fioritura ben sviluppate ed in piena salute: è la prima regola dell’apicoltura. Ma quel che è fatto è fatto.
Ora bisogna sfruttare al massimo quel che si ha.

La disidratazione del nettare ed il blocco della covata
Quando l’importazione è imponente, le api collocano il miele, (o meglio il nettare parzialmente trasformato in miele), in ogni celletta dell’alveare. Sarà capitato a tutti di osservare come nei periodi di fiori, il nido risulta quasi intasato dal miele, ancor prima di vedere riempirsi i melari. Si assiste anche ad un naturale blocco della covata, il che fa intendere che con ogni probabilità la stagione delle “sciamature si è spenta.

Favi nuovi, api saneLa regola fondamentale per ottener quello che si desidera dalle api è assecondarne i loro istinti: un caso pratico.
Perché avviene questo fenomeno? Il motivo principale sta nel fatto che le api devono disidratare il nettare, devono cioè farne evaporare l’acqua in eccesso e per questo cercano di distribuirlo sulla più vasta superficie possibile. Così, come un lenzuolo si asciuga meglio ben steso su di un filo che ripiegato in un cassetto, il nettare si asciuga molto meglio se distribuito in molte cellette non troppo piene che in una cella stipata. Il fatto che questa abitudine (o necessità) delle api provochi un blocco della covata non è una conseguenza indesiderata o dannosa: infatti l’assenza di covata consente ad un maggior numero di api di dedicarsi al raccolto.

Tuttavia appena il miele ha raggiunto la giusta umidità le api istintivamente lo immagazzinano concentrandolo più che possono nella zona limitrofa e superiore alla covata gonfiando le celle che poi saranno opercolate. Naturalmente per far ciò devono trovare il posto, altrimenti il blocco della covata si protrae causando un arresto dello sviluppo della famiglia ed anche un rallentamento dell’importazione.

Come comportarsi
L’atteggiamento dell’apicoltore nei confronti delle api e la tecnica traggono il massimo vantaggio, di solito, dalla conoscenza degli istinti delle api e dal loro assecondamento, più che dalla loro soppressione. La conoscenza anche di piccoli dettagli può rilevarsi importante. Se le api quindi amano stendere il nettare su una vasta superficie di favi mettiamogliela a disposizione: ho constatato personalmente che l’ora giusta di aggiungere melari è sempre e comunque prima che le api abbiano utilizzato tutto lo spazio a loro disposizione. Non c’è nulla di peggio che costringere le api in poco spazio.

Molti apicoltori attendono che un melario sia pieno e quasi maturo per aggiungerne un altro: ciò fa sicuramente perdere una parte di raccolto o danneggerà lo sviluppo della famiglia poiché le api per qualche giorno (giorno decisivo, data la brevità della nostra stagione) non sapranno dove stivare il miele e protrarranno il blocco della covata. Dire che l’ideale è aggiungere spazio appena prima che le api ne abbiano bisogno, può sembrare una banalità ma non lo è: il trucco sta in quel senso apistico frutto della conoscenza non solo delle api, ma anche della zona e delle fioriture tipiche. Talvolta, con famiglie forti ed importazioni di tutto rilievo, (anche valutando il grado di riempimento del nido) ho preferito aggiungere un secondo melario quando il primo era appena a metà, e non me ne sono pentito.

Poi però bisogna anche tener presente l’istinto delle api a concentrare il raccolto nei telaini centrali: nostro compito, per assecondarle a nostro favore, sarà quello di invertire i telaini vuoti con quelli pieni.

Il nomadismo
Un aspetto importante dell’apicoltura moderna che merita di essere preso in considerazione è il cosiddetto nomadismo sulle fioriture, ossia lo spostamento delle famiglie in zone più produttive. Un tempo, specie qui da noi, gli apicoltori vivevano con ostilità gli spostamenti di api, temendo soprattutto il dilagare delle malattie. In realtà, se svolto con tutti gli accorgimenti sanitari l’operazione non può che essere considerata positivamente sia perché consente una maggior produzione ed anche perché, è ovvio, le api stanno meglio dove ci sono fiori: sono meno inclini ai saccheggi, la famiglia si sviluppa meglio e la nutrizione è più naturale.

L’argomento meriterebbe un approfondimento ma almeno vale la pena di ricordare alcune regole di base. Innanzitutto si raccomanda il rispetto dei regolamenti veterinari che sono alla base della prevenzione delle malattie.

Gli alveari devono arrivare sulle fioriture con qualche di giorno di anticipo per superare lo stress dello spostamento senza perdere raccolto. Durante lo spostamento è necessario che le famiglie godano della massima ventilazione. E’ pericoloso trasportare famiglie con molto miele fresco nei favi poiché cola con facilità e può soffocare le api. Gli alveari vanno sempre trasportati posizionati con i favi in senso parallelo al mezzo di trasporto, poiché se messi di traverso ad ogni frenata i favi si “tamponano” schiacciando le api e magari la regina.

I prodotti alternativi
In questa stagione, per hobby o per affari, conviene anche produrre qualche prodotto alternativo. In particolare hanno un sempre maggior interesse il polline e la pappa reale. Mentre la pappa reale richiede un impegno non indifferente, costante e preciso, la raccolta del polline è accessibile a tutti: l’unico inconveniente forse sta nel fatto che deve essere raccolto almeno ogni due giorni per evitare che si formino muffe od irrancidisca nei cassettini.

Un consiglio a chi volesse raccogliere il polline per uso personale: il miglior metodo di conservazione per brevi periodi è semplicemente quello di metterlo in frigo appena raccolto per poi mangiarlo fresco con tutte le sue proprietà.

Chi lo essicca badi a non renderlo troppo secco perché l’esposizione eccessiva al calore danneggia molte sostanze preziose. Infine, per poi augurarvi buon lavoro, ricordo che si è ancora in tempo alla formazione di qualche piccolo nucleo che nel corso dell’estate si rafforzerà: i tempi incerti dal punto di vista sanitario ci consigliano di farci una piccola riserva per sostituire eventualmente le famiglie che purtroppo non supereranno l’inverno. I nuovi nuclei, non essendo in produzione, possono essere “puliti” dalle varroe con qualsiasi prodotto.

Fonte: “il mondo delle api” anno III n.3

Info Redazione

Guarda anche

L’estrazione della cera

L’estrazione della cera presenta problemi diversi se il prodotto di partenza è costituito dagli opercoli …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.