giovedì , 4 Giugno 2020
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Il montaggio dei fogli cerei

È molto importante saper approfittare delle disponibilità di tempo per approntare tutte quelle attrezzature correnti che vengano impiegate durante la fase produttiva dell’allevamento: la costruzione delle arnie, dei melari, dei telaini, costituisce per molti un utile passatempo o un vero e proprio risparmio.

Ci occupiamo questa volta di una componente molto importante del nostro mestiere di apicoltori che richiede un tempo non indifferente e una certa accuratezza nell’esecuzione: il montaggio dei fogli cerei nei telaini. Ogni alveare richiede ogni anno almeno due o tre nuovi telaini e molti altri ne servano per gli sciami naturali e artificiali. È perciò molta utile disporre di un’appropriata scorta di telai già pronti a cui potremo ricorrere quando se ne presenti la necessità nel corso di visite o di operazioni in apiario.

Vediamo ora nei dettagli le operazioni di preparazione e di montaggio dei fogli cerei.

Il telaino
Non teniamo conto delle misure di telaini atipici e consideriamo soltanto quelli con misure standard.

Molti apicoltori provvisti di attrezzature da falegnameria li costruiscono da sé. In ogni cosa va data assoluta preferenza a quelli provvisti del solco di alloggiamento del foglio cereo nel lato inferiore del listello portafavo. Questo solco permette di infilare per due o tre millimetri il foglio aumentandone sia la solidità che l’allineamento.

telainiI telaini sprovvisti del solco più diffusi qualche tempo addietro, non consentono di eseguire il montaggio con altrettanta precisione e rapidità: il fissaggio del foglio con cera e pece greca fusa risulta alquanta lunga e laborioso. Comunque, tanto per menzionarla brevemente, questa operazione richiede una sorta di caraffa metallica contenente acqua e che alloggia una seconda vaschetta provvista di beccuccio in cui si mette un po’ di cera;.il tutto va posto sul fuoco per fondere a bagnomaria. Una volta fusa la cera si pone un foglio cereo sul telaino capovolto e si fa colare una goccia di cera liquida lunga l’angolo formato dal foglio cereo e la faccia inferiore del portafavo, proseguendo per un nuovo tratto a mano a mano che il rivolo di cera solidifica. In egual modo si procede dall’altro lato. Anche se da qualcuno ancora praticata è evidente che questa procedura non risulta né pratica né razionale tanto più che, come dicevamo, l’esistenza di un semplice solco nel telaino risolve egregiamente il problema.

Un secondo elemento determinante per la riuscita del montaggio è costituito dalla presenza e dalla disposizione dei fori per il passaggio dell’armatura metallica. Anche in questo caso molte ditte di attrezzature apistiche forniscono telaini già provvisti di fori che essendo fatti a macchina risultano precisi e allineati. Per chi volesse provvedervi da solo, il mercato offre appositi macchinari più o meno complessi. Di tipo professionale quelli formati da più mandrini da trapano collegati al corpo motore da una trasmissione a cinghia; più artigianali quelli manuali, a leva, da fissare al tavolino di lavoro con un morsetto. Questa tipo di perforatore presenta però l’inconveniente di eseguire il foro per pressione e non per rotazione per cui funziona solo su telaini di legno morbido (abete) e tende comunque a schiantare qualche fibra del legno: anche a perforazione completa rimangano spesso delle schegge sollevate nel solco di alloggio del telaino che ostacolano poi il passaggio del filo metallico dell’armatura.

Un sistema di lavoro intermedio consiste nel ricorrere ad un normale trapano provvisto di punta da legno del 2 a 2,5 e montata su colonna verticale. Per eseguire correttamente i fori si deve prestare molta attenzione alla loro posizione che deve essere perfettamente assiale e mediana rispetto la lunghezza del telaino. Può far bene allo scopo una guida metallica facilmente realizzabile con del profilato di alluminio per serramenti, opportunamente forato nell’asse longitudinale.

Quanto al numero dei fori è ormai entrato nella prassi fare sei fori distanti circa sette centimetri tra loro e due centimetri dai montanti laterali del telaino.

Se si vuole armare il telaino anche in senso longitudinale bisogna provvedere per i fori perché nessuna ditta fornisce i telaini con foro laterale. In questa caso vanno seguiti da due a quattro fori per lato, a distanze costanti o meglio progressive, tenendo conto che il primo tratto orizzontale deve correre a circa tre centimetri dal bordo interno del portafavo.

Prima di chiudere l’argomento telaini, un cenno alle novità recentemente apparse in diverse esposizioni, sono oggi a disposizione dei telaini di plastica già provvisti di fori che non differiscano in sostanza dai corrispondenti modelli di legno. Presentano tuttavia, oltre al costo maggiore, l’inconveniente di essere soggetti maggiormente ad «imbarcarsi» quando si inserisce il filo dell’armatura. Un’altra soluzione comparsa recentemente consiste in telaini di plastica ad incastro, provvisti di alloggiamento per il foglio cereo che rimane incorporato al centro una volta che i vari pezzi sono legati e fissati. Anche in questo caso la soluzione sembra intelligente, la componente costo ne riduce notevolmente l’interesse

Armatura
Una volta fornito il telaino completo alle api, se le condizioni complessive sono opportune, un gran numero di ceraiole si addossa alla cera e mediante un innalzamento cospicuo della temperatura viene avviata la trasformazione in favo. L’aumento calore e il peso delle api costituiscono sollecitazione meccanica non indifferente e capace sicuramente di provocare delle deformazioni se il foglio cereo non è opportunamente sorretto da un’armatura metallica. La stesso dicasi per i favi completi e pieni di provviste e di api quando in piena estate si arriva a temperature capaci di rammollire eccessivamente la cera. In ultimo, per i favi da melario si deve mettere in conto anche la sollecitazione che ricevono durante le operazioni di centrifugazione per la smelatura.

Per tutti questi motivi bisogna fornire al foglio cereo un’adeguato rafforzamento costituito da un’intelaiatura di filo metallico che si incorpora nella cera divenendone l’anima di sostegno.

Si utilizza filo stagnato del diametro di 0,4 – 0,45 mm. Non va invece bene il filo di ferro semplice né quello zincato poiché vengono attaccati dagli acidi presenti all’interno dell’alveare.

Dopo aver tagliato un tratto sufficiente di questo filo si procede ad infilarlo nei fori del telaino fissandolo alle estremità con dei chiodini da calzolaio. Nell’eseguire l’armatura si deve prestare particolare attenzione a quanto segue:

1. la tensione del filo non deve essere eccessiva per non incurvare i listelli di legno del telaino, ma non deve nemmeno essere lenta pena l’inefficienza della funzione di sostegno;
2. la funzione sostenitrice dell’armatura si estende per pochi centimetri ai lati del filo (non più di tre) sicché nei punti dove maggiormente si sviluppano le forze deformanti l’armatura deve essere abbastanza fitta.

Per i telaini da melario nella pratica si procede ad un’armatura verticale con sei fili che risulta decisamente sufficiente. L’armatura con uno o due fili posti orizzontalmente può essere accettata nei telaini da melario perché risulta di esecuzione molto rapida e semplice ma rimane inferiore come capacità di sostegno.

In telaini da nido la sola armatura orizzontale è invece decisamente sconsigliabile. Rimane comunque una scelta abbastanza vasta tra armature disposte verticalmente, oblique o combinate in vario modo, anche con tratti orizzontali. La più comune armatura adottata è quella verticale con sei fili, risultante facile e rapida nell’esecuzione, pratica e capace di un sostegno discreto. Altrettanto valida è la disposizione obliqua del filo che si ottiene congiungendo fori non perpendicolari tra loro. Taluni ricorrono addirittura a delle doppie armature, che in aggiunta dei tratti verticali o obliqui presentano uno o più tratti orizzontali. In questo caso, come abbiamo ricordato parlando dei fori, il primo tratto deve correre a pochi centimetri dalla faccia inferiore della traversa portafavi e gli altri anche a distanza regolare o progressiva di 5-7 cm.

Per ritornare ancora sull’argomento filo, ricordiamo che anche il filo di acciaio inox, da alcuni presentato nel mercato italiano, non presenta nessun vantaggio particolare e anzi, oltre al costo molto superiore, dimostra un’aderenza inferiore alla cera. Per aumentare ulteriormente la superficie di rapporto tra cera e metallo e quindi la resistenza complessiva si ricorre alla zigrinatura. Con l’ausilio di un semplice accessorio composto da un manico su cui sono inserite due rotelle metalliche dentellate e ingranate tra loro si scorre lungo il filo, che deve però essere in questo caso inserito abbastanza lento e si trasforma il filo da rettilineo in una linea seghettata; aumentando la superficie di contatto aumentano anche il sostegno e l’aderenza tra cera e metallo.

Foglio cereo
Giunti a questo punto, con i nostri telaini provvisti di armatura, non resta che inserire e fissare il foglio cereo.

Il primo accorgimento da adottare riguarda le sue misure: sia ai due lati che inferiormente il foglio deve discostarsi dal legno di uno o due centimetri sia per mantenere meglio l’allineamento e sia, soprattutto, perché con la lavorazione da parte delle api sarà soggetto ad una certa stiratura che senza il sufficiente spazio indurrebbe delle deformazioni. Lo spazio esistente inizialmente sarà poi col tempo regolarmente colmato dalle api.

Un altro elemento importante riguarda l’allineamento delle cellette al piano inferiore del portafavo. Perché ciò si verifichi è necessario che il foglio sia ben squadrato e quindi bene inserito nell’alloggiamento del legno. Si tenga sempre presente che la mirabile capacità costruttrice delle api riesce ad espletarsi solo se si sviluppa dall’alto in basso. Non ci deve essere alcuno spazio vuoto tra legno e foglio cereo in alto in quanto le api avrebbero una certa difficoltà ad edificare queste lacune e il risultato finale sarebbe scadente a causa delle deformità e della mancanza di allineamento delle cellette.

Per gli stessi motivi non è opportuno congiungere ritagli di foglio cereo che per la mancanza di corrispondenza tra il disegno delle cellette costringerebbero le api a faticosi lavori di rimodellamento con risultati finali il più delle volte comunque scadenti.

Per completare il lavoro di montaggio si ricorre ad un piano di appoggio costituito da una tavoletta sagomata per accogliere e sostenere il telaino armato sul quale va poggiato il foglio cereo. Per ottenere l’incorporazione dell’armatura nella cera, superato senza rimpianti il vecchio sperone Voiblet, si è universalmente diffuso tra gli apicoltori di ogni livello il riscaldamento dei fili mediante l’uso di corrente elettrica fornita da un piccolo trasformatore di circa 100 Watt che eroghi un voltaggio di 12-24 volt: un breve contatto dei due poli all’estremità di un tratto di filo ne provoca, per l’effetto Joule, un riscaldamento più che sufficiente a fondere la cera del foglio soprastante che si affonda fino ad accogliere il metallo nella propria compagine. L’operazione risulta in tal modo estremamente rapida e facile. Naturalmente basterà un brevissimo tirocinio iniziale per riuscire a valutare il tempo appropriato per il contatto: se si eccede il filo va rapidamente in escandescenza fino a rompersi.

È inoltre preferibile applicare il contatto direttamente sui chiodi di fissaggio del filo perché nel punto di conduzione elettrica si dissolverebbe la stagnatura esponendo il ferro scoperto alla corrosione e alla ruggine, cosa che avviene anche se si raggiunge o ci si avvicina troppo all’incandescenza.

Man mano che avremo approntati i nostri telaini, questi verranno immagazzinati verticalmente in appositi scaffali o dentro delle arnie vuote pronti per essere utilizzati nei momenti di necessità.

Mentre una volta armato il completamento dei telai con l’inserimento del foglio cereo richiede pochi secondi, la foratura e l’armatura richiedono un discreto impiego di tempo. Per limitare questo tempo si può far ricorso ai fogli cerei già armati, forniti cioè dai distributori con filo metallico zigrinato incorporato e sporgente sopra e sotto il foglio per un buon tratto. Sarà allora sufficiente infilare nei fori questo tratto e fissarlo, oppure, se doppio, passarlo dai lati del listello e chiudere i due capi per attorcigliamento.

Dott. Lorenzo Benedetti
Fonte:  “L’ape nostra Amica, Anno VII – N.1”

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