sabato , 15 dicembre 2018
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Alveari con l'entrata antisaccheggio

Il saccheggio delle api

Non si può avere un’idea chiara del saccheggio violento, finché non si vede. Le occasioni, purtroppo non mancano e sono certo che non ci sia apicoltore esperto che non ne abbia fatto l’amara esperienza. Vorrei dire che sia l’unico fenomeno in cui le nostre amate api ci fanno una brutta figura. Esso consiste nell’aggressione che alcune api compiono a danno d’un altro alveare che per cause diverse non è in grado di difendersi. Allo scopo di appropriarsi delle provviste dell’alveare aggredito, affrontano le guardiane, e le uccidono; i loro corpi cadono davanti all’alveare. Entrano furtivamente da ogni foro e come prima cosa, uccidono la regina.

L’alveare orfano non è più capace di difendersi. Le saccheggiatrici asportano anzitutto il miele, poi succhiano le larve ancora prive di scheletro esterno; strappano le celle per svuotarle d’ogni provvista, tanto che sembrano graffiate con una forchetta. L’aspetto d’un alveare saccheggiato è impressionante: le poche api rimaste dimostrano chiaramente lo strapazzo subito nella lotta; il fondo dell’arnia è coperto di api morte o morenti mescolate coi detriti di cera, caduti durante il saccheggio; nelle celle non è rimasta traccia delle provviste che c’erano.

La covata disopercolata è stata succhiata, quella opercolata, è stata pure disopercolata e strappata fino allo stadio di crisalide. Restano le api dell’ultimo stadio della metamorfosi, morte di freddo. Ma per lo più l’apicoltore s’accorge del saccheggio in atto, prima che la distruzione sia giunta all’estremo descritto. Perciò vediamo di usare i possibili rimedi finché siamo in tempo. Esaminiamo anzitutto le cause più frequenti del saccheggio. Nel 90% dei casi è l’apicoltore stesso che operando in modo sbagliato, e spesso dimenticando all’aperto cibi che le attraggono provoca il saccheggio. lo dico spesso scherzosamente che le api puniscono con il saccheggio l’apicoltore distratto, o ignorante.

Ecco i casi più frequenti:

  • la formazione di piccoli nuclei per fare sciami artificiali;
  • la restituzione ai rispettivi alveari dei favi smelati nelle ore di sole;
  • la nutrizione con qualunque sciroppo fatta in pieno sole, durante la siccità;
  • i travasi fatti all’aperto;
  • i favi di miele dimenticati all’aperto;
  • gli alveari deboli o malati con porticine troppo larghe;
  • i forti alveari nomadi messi vicini agli alveari deboli stanziali;
  • le visite prolungate in tempo di siccità;
  • in primavera, quando vi sono fioriture precoci le api degli alveari che ricevono il sole presto (ore 8.00) escono in cerca di bottino, mentre quelle degli alveari che ricevono il sole due ore dopo sono ancora in glornere, con porticine senza guardiane. In questi casi, gli alveari in ombra, possono essere presi di mira dalle api bottinatrici, che all’occasione diventano saccheggiatrici.

Occorre molta attenzione nell’uso dei fugapi: un piccolo foro può causare il saccheggio.
La difesa del saccheggio non è cosa facile, anche perché la più efficace è la prevenzione. E’ naturale che per evitare tutte le cause descritte sopra, occorre una certa esperienza. D’altra parte, sono certo che tutti vi riusciranno con un certo impegno. E’ molto importante riconoscere i tentativi di saccheggio fin dall’inizio: quando si vede un movimento di api sul predellino, con gruppetti che lottano fra loro, qualcuna che muore sul predellino, o cade in terra morente, il saccheggio è in atto. Per accertarsi che le api che stanno uscendo sono ladre, si può afferrarne qualcuna e, stringendo l’addome si vedrà l’ape ladra rigurgitare una goccia di miele. Afferrandone alla porticina una entrante, si vedrà che non possiede la gocciolina di miele da offrire perché ha la borsetta melaria vuota.

Rimedi: anzitutto stringiamo la porticina fino a ridurla a passaggio d’ape; spruzziamo con acqua fresca le api che volano intorno fino a far cessare ogni volo; mettiamo sul predellino una manciata d’erba e spruzziamo ancora con acqua fresca. Se le api in volo provengono da molti alveari, per individuare l’alveare saccheggiatore, si cospargono di farina le api all’uscita dell’alveare saccheggiato e quindi si osserva in quale alveare entrano.
Se l’alveare ladro è uno solo, si rimedia facilmente, scambiando di posto i due alveari, mettendo l’aggredito al posto dell’aggressore e viceversa. Se il saccheggio è opera di più alveari, e continua anche dopo avere eseguito i lavori suggeriti sopra, è necessario trasportare l’alveare: saccheggiato a una distanza di almeno 6 km.; lasciarvelo 4 – 5 giorni e poi riportarlo in apiario, assegnandogli un posto nuovo.

L’alveare saccheggiato dev’essere visitato accuratamente per controllarne lo stato. Se manca la regina, e la forza è ridotta a meno di sei favi abitati, conviene riunirlo ad altro normale, col metodo del giornale, operando di sera e controllando a riunione avvenuta. Il saccheggio causa inquietudine e aggressività in tutto l’apiario. Perciò, teniamo strette le porticine fermiamo con irrorazioni eventuali tentativi che si notino con gruppetti in lotta sul predellino.

Se non si ha il posto adatto alla distanza dovuta, è consigliabile trasportare l’alveare in un locale fresco e oscuro, chiuso come nei trasporti, lasciarvelo 3 giorni e quindi riportarlo in apiario, cambiando il posto e mettendo davanti all’entrata paglia, assicelle o altro materiale che inviti le api ad avvertire il cambiamento di posto.

Il saccheggio latente è chiamato così quello che avviene quando le saccheggiatrici d’un alveare in forma calma, senza lotta, riescono a introdursi in un alveare, esportarne tutto il miele, senza che l’alveare opponga alcuna resistenza.
E’ un fenomeno che si verifica più facilmente verso autunno, quando il lavoro normale di raccolta è cessato. I segni esterni non sono facilmente avvertibili e sono i seguenti: in giornata piuttosto fresca, mentre negli alveari normali è cessato ogni volo, nell’alveare che subisce il saccheggio latente, c’è un movimento di api, leggero, ma continuo; controllando le api uscenti, si trovano con la borsetta melaria piena, mentre quelle entranti sono vuote. Un altro segno che denuncia il fenomeno, può essere quello di vedere le api degli alveari normali uscire per il volo di purificazione o di soleggiamento, mentre le api dell’alveare affamato dal saccheggio non escono, perché morenti o morte di fame.

Se ci si accorge in tempo si può rimediare fornendo all’alveare affamato favi di miele, intercalandoli a quelli vuoti.
Indipendentemente dal saccheggio, quando si vedono le api d’un alveare in movimento, mentre le altre non volano, bisogna pensare a qualche cosa di anormale, e quindi cercarne la causa.

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Info Redazione

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