venerdì , 3 Aprile 2020
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Foto di Pasquale Angrisani

Integratori proteici della dieta dell’ape

Nel corso degli ultimi anni sofisticate ricerche su gli integratori proteici sono state svolte nel campo dell’alimentazione delle api, nella speranza di trovare un prodotto che consenta produzioni a livello quasi industriale, svincolate il più possibile dalle condizioni climatiche ed ecologiche dell’ambiente in cui si opera. Ma l’indubbio progresso scientifico non ha ancora permesso di sintetizzare un prodotto che consenta di raggiungere gli stessi risultati quantitativi, e soprattutto qualitativi, del polline. Non è stato quindi possibile sintetizzare un preparato che possa sostituirlo nel delicato ruolo che riveste nell’alimentazione delle api, in grado cioè di soddisfare una così ampia gamma di bisogni nutrizionali. Pertanto, i formulati presenti in commercio non devono essere considerati nulla di più di quanto il loro nome dice: «integratori alimentari», e come tali vanno utilizzati.

L’apicoltore vi dovrà fare ricorso solo in determinate situazioni (quando il polline scarseggia o non è disponibile, o quando è necessario, per un qualche motivo, potenziare la dieta della colonia) così da soddisfare le esigenze nutrizionali delle api soprattutto in momenti particolarmente difficili, superando in tal modo il periodo di crisi e non compromettendo la produzione finale.

Con tale premessa si può ora guardare con occhio più critico alla tradizionale classificazione degli integratori proteici. Com’è noto nell’ambito della più ampia famiglia degli integratori alimentari si inserisce il gruppo degli integratori proteici, normalmente distinti in:

1) integratori pollinici: diete ad elevato contenuto di proteine artificiali, contenenti il 5-25% di polline;
2) sostituti pollinici: diete ad elevato contenuto di proteine artificiali ma non addizionate di polline.

Deve comunque rammentarsi che, al di là del dato puramente nominalistico, questo secondo gruppo, coerentemente con le premesse sin qui poste, non può essere ritenuto un effettivo sostituto permanente del polline, potendo caso mai svolgere tale funzione per periodi limitati nel tempo.

Assodata, però, anche l’efficacia applicativa ed il ruolo che in determinati periodi può avere un integratore proteico, vediamo ora di elencarne i requisiti fondamentali e di definirne le modalità di distribuzione.

Requisti
Un buon integratore deve innanzitutto avere, oltre ad una pronta assimilabilità, un’adeguata ed equilibrata composìzione; deve, infatti, contenere in dosi quantitativamente e qualitativamente ottimali non solo tutte le proteine, ma anche lipidi, vitamine e minerali necessari per la crescita e lo sviluppo degli individui e per la moltiplicazione della colonia.

Diversi prodotti a base di lievito di birra, lieviti utilizzati nell’industria casearia e farina di soia, somministrati singolarmente o in combinazione, sono appetibili per le api e soddisfano i requisiti suddetti.

I prodotti a base di lievito di birra e la farina di soia, usati nelle formulazioni che più oltre verranno specificate, possono venire somministrati internamente od esternamente all’arnia, come «dry mix» (miscela secca) o come «moist cake (impasto) all’interno dell’arnia.

Le api non sono in grado di raccogliere i lieviti caseari essiccati a causa delle dimensioni notevoli delle particelle di cui sono composti; di conseguenza devono venir somministrati come «moist cake» all’interno dell’arnia.

Metodi di somministrazione degli integratori proteici

l) Dry mix (miscela secca)
Formulazioni secche contenenti lievito di birra e farina di soia possono essere poste all’interno dell’arnia in appositi telaietti divisori, o all’esterno in vassoi, casse, tubi od altri contenitori aperti durante le ore in cui le api sono in volo.

Un integratore proteico che si voglia somministrare sottoforma di «dry mix» si prepara sostituendo l’acqua in esso contenuta con un uguale quantitativo di saccarosio. Quando comunque sono già disponibili per le api miele o sciroppo zuccherino, cade la necessità di addizionare saccarosio. Ad ogni modo, se le api non sono portate a consumare rapidamente l’integratore, l’aggiunta di quantitativi anche modesti di zucchero può rappresentare uno stimolo a farlo. Per evitare che pioggia o rugiada alterino le caratteristiche del formulato, il contenitore deve essere piazzato in luogo riparato, sotto una tettoia o sotto la copertura dell’arnia, tenendo sempre in considerazione l’esigenza primaria di pronta accessibilità per le api.

La scelta di deporre il preparato dietetico all’esterno dell’arnia presenta alcuni inconvenienti che l’apicoltore deve tenere in considerazione. Ad esempio, sarà la colonia più forte a raccogliere la quantità maggiore dell’integratore messo a disposizione, mentre le colonie più deboli, che ne avrebbero più bisogno, beneficieranno di una dose minore. Inoltre, se nel raggio di 3-4 km sono presenti altre colonie, queste potranno usufruire di parte del preparato.

2) Moist cake (impasto) o candy patty
Quando un integratore proteico viene somministrato sotto questa forma detta anche «candy patty» e posto sopra i telaietti all’interno dell’arnia deve essere piazzato il più vicino possibile alla covata non opercolata, in favi dove le nutrici si possano facilmente alimentare.

Il coperchio dell’arnia e le assicelle coprifavo devono essere rimossi e le api fatte scendere dall’apice dei telaietti. A questo punto il preparato dietetico viene messo direttamente sopra il centro della famiglia. La parte superiore dell’impasto deve essere coperta con carta oleata al fine di evitare degradazione del prodotto. Se viene usata una copertura interna, questa va rimossa così da far posto al preparato dietetico. Se il «moist cake» o «candy patty» non vengono utilizzati il giorno stesso della loro preparazione, possono essere tenuti in luogo fresco per qualche giorno, o in frigo, dove possono rimanere diverse settimane senza che si riscontrino deterioramenti o perdite del valore nutritivo.

L’allevamento della covata richiede sempre grossi quantitativi di zucchero o miele, oltre agli integratori proteici (che tuttavia possono spesso essere utilizzati con notevole profitto). Quando aumenta il consumo dell’integratore proteico, aumenta anche il ritmo di esaurimento delle riserve di miele. Perciò, nel caso in cui non sia disponibile nell’arnia un adeguato quantitativo di miele, l’apicoltore dovrà mettere a disposizione una certa dose di sciroppo (due parti di zucchero ed una parte di acqua) per evitare che le api muoiano di fame.

Gli apicoltori che programmano per le loro colonie una somministrazione di integratori proteici a fine inverno o all’inizio della primavera dovrebbero lasciare in ottobre non meno di 20 kg di miele per colonia. Il quantitativo potrà scendere senza alcun rischio a 15 kg circa  nella zona meridionale dove i voli delle api sono quasi continui anche nel periodo invernale. In ogni caso, il risultato finale sarà migliore se si controllerà periodicamente l’allevamento della covata e le riserve alimentari della colonia.

Integratorie sostituti pollinici

Gli integratori pollinici sono generalmente preferiti dalle api rispetto ai sostituti pollinici. Il polline presente nel preparato (raccolto quindi dalle stesse api) libera infatti composti stimolanti di origine biologica che, oltre ad attirare le api, favoriscono la conservazione dell’integratore, mantenendolo umido, soffice ed appetibile.

Il polline usato per la preparazione di questi formulati dietetici deve venir raccolto dall’apicoltore dalle sue stesse colonie, al fine di evitare il diffondersi di malattie. È superfluo naturalmente soffermarsi sui danni che potrebbero essere causati dall’uso di polline raccolto da api malate!

Il polline non deve essere necessariamente raccolto al momento della preparazione dell’integratore; può essere conservato in freezer o, previa essiccazione, tenuto in contenitori «sotto vuoto» per un periodo comunque non superiore ai due anni.

Gli integratori che contengono almeno il 20% di farina di soia o di lievito di birra sono altamente appetibili e rispondono in modo completo alle esigenze nutrizionali della colonia. Volendo somministrare l’integratore come «moist cake» (da mettere all’interno dell’arnia) è necessario stemperare il polline in acqua  (un litro e mezzo di acqua ogni mezzo Kg di polline) in modo che si rammollisca rapidamente in uno sciroppo zuccherino. Quindi mescolare sino a che è sciolto completamente o comunque ben amalgamato. Infine, aggiungere la farina di soia, i lieviti caseari o di birra al miscuglio acqua-polline-zucchero e mescolare. Dividere l’impasto ottenuto in parti da circa 700 g, ognuna delle quali viene poi avvolta in carta cerata.

Una pagnotta da 700 g data ad una colonia avrà una durata di dieci-quattordici giorni. Ad ogni modo è consigliabile venga integrata prima che sia trascorso tale periodo così da garantire sempre una certa disponibilità all’interno dell’arnia.

Gli integratori possono essere preparati anche partendo da un sostituto pollinico al quale è aggiunto il 10% in peso di polline puro (privo di impurità). Può in questo caso risultare opportuno aumentare il quantitativo di acqua, avendo ora un impasto più denso. Ogni apicoltore dovrebbe fare delle prove preventive, al fine di determinare l’esatto quantitativo di acqua da aggiungere, dal momento che non esistono dati universalmente validi, adattabili ad ogni tipo di polline e a tutte le situazioni ambientali. Ad esempio, in zone umide, il quantitativo di acqua necessario sarà inferiore a quello usato in aree con clima più secco. Le dosi consigliate perciò sono solo indicative riferendosi ad una situazione standard e vanno modificate caso per caso.

Gli integratori proteici sono inoltre un eccellente mezzo per somministrare medicinali alle colonie malate. Tutti i farmaci raccomandati al momento per la prevenzione e la cura delle malattie della covata e della nosemiasi possono essere dati con questo sistema. Le fonti proteiche usate e gli stessi preparati dietetici nel loro complesso attirano le api e favoriscono l’allevamento della covata e lo sviluppo delle api neonate.

Ester Bonitatibus
Fonte: “L’ape nostra amica, Anno VII – n.2”

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