venerdì , 15 Novembre 2019
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Alveari invernati sotto la neve
Foto di Alessandro Sciarrillo

Invernamento degli alveari

Per invernamento si intende il complesso d’operazioni compiute per preparare le colonie di api al superamento dell’inverno. Al termine della stagione estiva, dopo aver tolto i melari e proceduto alla smelatura, è opportuno visitare accuratamente gli alveari.
Questa visita, detta comunemente di preinvernamento, ha lo scopo di:

  • verificare la forza delle colonie e individuare le famiglie eventualmente da riunire;
  • normalizzare le famiglie orfane introducendo api regine feconde;
  • valutare la disponibilità delle scorte;
  • controllare la situazione sanitaria delle famiglie.

Quando la colonia ricopre meno di 4-5 favi si deve procedere alla riunione con un’altra famiglia; infatti una famiglia su meno di 4 favi ha scarse probabilità di poter superare la stagione invernale poiché le api, essendo troppo poco numerose, non riescono a riscaldare sufficientemente l’alveare.

invernamento
Fig. 1 – Famiglia invernata con tutti i favi (a), con 9 favi e 1 diaframma laterale (b), con 8 favi e 2 diaframmi laterali (c).

Nel caso di famiglie orfane si può introdurre una regina feconda solo se le condizioni meteorologiche e la stagione autunnale non troppo inoltrata permettono ancora l’ovideposizione e lo sviluppo di giovani api; in caso contrario è bene riunire la famiglia orfana con un’ altra famiglia provvista di regina.
Importantissima è la valutazione delle scorte sia come quantità che come qualità. Si può stimare che una famiglia ben sviluppata abbia bisogno di 13-15 Kg di miele (un favo da nido completamente opercolato contiene circa 3,8-4,0 Kg di miele) e una buona scorta di polline. Il consumo varia in funzione dell’andamento stagionale, della forza della famiglia e, molto importante, della tranquillità che l’apicoltore è in grado di assicurare alla colonia (se si disturba il glomere scuotendo l’arnia le api consumano di più). Le scorte devono essere ben distribuite (il più possibile riunite) poiché il glomere non ha grandi possibilità di spostamento.
Non conviene invernare favi con miele cristallizzato, fermentato o di melata: possono determinare alterazioni dei processi digestivi con fenomeni di dissenteria. È possibile integrare le scorte con una nutrizione di sciroppo di zucchero (60 % e 40 % acqua) solo se le api si trovano ancora in piena attività e quindi in grado di sistemare la soluzione zuccherina nei favi dopo averla disidratata e aver scisso il saccarosio.

Lo stato sanitario delle colonie va esaminato con cura: se si riscontrano sintomi di peste americana, europea o altre gravi malattie, le colonie devono essere distrutte con il fuoco (cfr. « L’apicoltore moderno» val. 69, n. 3, pp. 99-100, 1978).

Fig. 2 – La temperatura al centro del glomere (a, b) durante i mesi invernali è inversamente proporzionale alla temperatura esterna: se quest’ultima diminuisce, aumenta la temperatura interna per compensare la maggior dispersione di calore. L’umidità relativa è in relazione, oltre che con la temperatura del glomere, anche con la temperatura e l’umidità assoluta dell’aria esterna: a 5 °C con umidità assoluta esterna 4,2 mg/l, l’umidità relativa interna varia tra il 30 % ed il 90-100 % (sulle pareti del!’ alveare si ha condensa); a -15 °C con umidità assoluta esterna 1,3 mg/l, l’umidità relativa interna è molto bassa e varia tra il 15 e il 30 % (c, cl).

Prima dei freddi invernali, durante una bella giornata di sole, si esegue l’ultima visita dell’anno (visita di invernamento). In base al principio che lo spazio a disposizione deve essere proporzionale alla forza della famiglia in modo che questa possa facilmente riscaldarsi, si stabilisce il numero di lavi che debbono rimanere nel nido durante l’inverno. Se la famiglia è forte si inverna l’alveare con tutti i favi (fig. 1 a). Nel caso di famiglie non molto numerose si evita dispersione di calore togliendo alcuni favi solo da un lato (fig. 1 b) e accostando alla famiglia un diaframma. In altri casi si stringono al centro i favi e si isolano i due spazi vuoti laterali con due diaframmi (fig. 1 c); in tal modo si creano due camere che smaltiscono l’umidità e diminuiscono la dispersione di calore. Alcuni apicoltori, terminata la visita di invernamento, introducono inoltre tra coprifavo e tettoia piccoli cuscini riempiti di materiale coibente permeabile all’umidità (paglia, fieno, trucioli di legno, stracci, ecc.).

Per eliminare l’eccesso di umidità, è importante lasciare aperta per tutta la lunghezza la porticina, che non deve essere alta più di 1 cm per evitare l’ingresso di piccoli animali, e verificare che gli alveari siano lievemente inclinati in avanti. Anche l’impiego di arnie con sul fondo una finestrella chiusa da rete può essere in molti casi utile.

Durante i mesi invernali l’apicoltore non deve disturbare le colonie poiché le api sono raccolte in glomere. Questa particolare disposizione a grappolo consente alle api di mantenere all’interno del glomere stesso una temperatura abbastanza elevata (mai inferiore a 25 “‘C}. La temperatura è massima al centro del glomere, dove vi è la regina, e decresce gradualmente verso l’esterno (fig. 2 a, b).
È interessante constatare che verso l’alto lo scarto tra le isoterme è ampio perché il calore emanato dalle api in glomere non è sufficiente per creare un cuscino d’aria più calda sotto la soffitta dell’arnia.

L’umidità assoluta (mg di acqua per 1 di aria) è costante in tutto l’alveare ed è sempre leggermente superiore all’umidità assoluta dell’ambiente esterno, poiché si aggiunge il vapore d’acqua dalle api con la respirazione. L’umidità relativa (rapporto tra la quantità di vapore contenuta in 1 l d’aria alla temperatura ambiente e quella che lo stesso volume conterrebbe se fosse saturo di vapore alla medesima temperatura) è inversamente proporzionale alla temperatura dell’alveare: nella zona più calda l’aria è più secca, nella zona più fredda l’aria è più umida (fig. 2 c, d).

L’apicoltore moderno 70, 197-199 (1979)
Piero Piton e Franco Marletto
Istituto di Entomologia Agraria e Apicoltura
Università di Torino

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