martedì , 20 febbraio 2018
Home / Tecnica apistica / La nutrizione di soccorso

La nutrizione di soccorso

Ci risiamo. Un inverno che si era presentato in tutta la sua maestosa rigidità ha ben presto svelato la solita disastrosa ambiguità. Temperature diurne che superano abbondantemente il 14°C sono oramai all’ordine del giorno. Arrivate troppo presto. Era lecito aspettarsi ancora un po’ di sano e rigido freddo.

E’ tempo dunque di recarci con urgenza in apiario e verificare se le nostre previsioni in termini di consumi di scorte sono state sconvolte dalle temperature meno rigide del previsto e, dunque, le nostre famiglie di api rischiano di soffrire carenza alimentari.

Come fare?
Innanzitutto approfittando di una giornata soleggiata, con temperatura superiore ai 14°C, magari anche poco ventilata. Rechiamoci in apiario nelle ore centrali.
Diamo una prima occhiata esterna al volo delle api e segnaliamo comportamenti anomali. Ci possiamo aspettare un volo ordinato e intenso delle api, di ampiezza limitata, con qualche caso di ritorno con pallottoline di polline.

Se invece notiamo un volo agitato, quasi frenetico, con numerose deiezioni lasciate sul frontale e/o sul predellino, magari anche maleodoranti, dobbiamo segnalare l’alveare e procedere, appena possibile, ad una ispezione interna abbastanza approfondita. Potrebbero esserci problemi.

Quindi possiamo procedere al controllo interno, finalizzato alla verifica della consistenza delle scorte. Se, durante l’invernamento, abbiamo lavorato bene, soprattutto per quanto riguarda il bilanciamento delle famiglie che costituiscono l’apiario, ottenendo, dunque, una situazione generale equilibrata, possiamo procedere ad un controllo a campione.

Il numero di alveari da ispezionare, in tal caso, dipende dalla consistenza dell’apiario. Una famiglia ogni 5/10 può essere un campione da considerare rappresentativo. Se invece non siamo sicuri che l’apiario abbiamo una consistenza omogenea, è consigliabile ispezionare tutte le famiglie.

Va sottolineato che ci troviamo in un periodo difficile per le api, che vivono una sorta di letargo, in cui le loro attività sono limitate sostanzialmente al livello basale (produzione di calore, essenzialmente). Per il loro benessere, nel precedente periodo autunnale si sono impegnate nel difendere al meglio la propria casa (arnia), chiudendo fessure per evitare gli spifferi e modellando i favi per limitare la circolazione di aria fredda. Per fare ciò hanno utilizzato come materia prima la propoli e la cera, opportunamente lavorata. Attività che per le condizioni ambientali del periodo e la mancanza di materia prima (nettare, polline e propoli) non è certamente replicabile in inverno.

Per questo motivo è molto importante, nel procedere con l’ispezione invernale, limitare all’indispensabile la movimentazione dei favi, staccando solo quelli che vanno effettivamente valutati con attenzione, in modo da non alterare l’equilibrio strutturale che le api hanno faticosamente costruito per difendersi al meglio nel periodo invernale.

Il bravo apicoltore, dotato della giusta sensibilità, riesce a valutare la disponibilità di scorte presenti nell’alveare (un favo DB occupato interamente da scorte, può contenere fino a 3,5 / 4 kg di miele) e la quantità di scorte necessarie per arrivare in buono stato alle nuove importazioni (va considerato che mediamente – dato da aggiustare in rapporto alle condizioni della famiglia – una famiglia in buono stato, ben invernata, ha un consumo di circa 2 Kg di miele al mese). Può dunque risalire alla eventuale esigenza di una nutrizione di soccorso.

Facendo queste valutazioni bisogna fare attenzione ad evitare gli eccessi. Troppe scorte, infatti, possono rappresentare un limite allo sviluppo delle famiglie nella prima fase primaverile, togliendo spazio all’attività di deposizione della regina. Ovviamente, eguali problemi sono causati dall’eccesso opposto, ossia la carenza alimentare che determina una sofferenza delle api che ne può provocare anche la morte o, nel migliore dei casi, una significativa perdita di vitalità.

La presenza delle scorte è condizione essenziale ma non sufficiente per assicurare alle api un’alimentazione invernale congrua. E’ altrettanto importante, infatti, il loro posizionamento. Se i favi che le contengono sono ubicati troppo lontano dalla zona di formazione del glomere o separati da favi vuoti che possono fungere da diaframma, c’è il rischio che non siano accessibili alle api e, quindi  inutilizzabili. Per evitare questo problema bisogna, laddove necessario, procedere ad un avvicinamento dei favi di scorte verso la zona del glomere, meglio se da entrambi i lati. I favi oramai vuoti possono essere isolati all’esterno della camera di covata o prelevati ed immagazzinati (se in buone condizioni, altrimenti vanno avviati alla sceratura).

foto 1

Nel caso le scorte non sono sufficienti, è necessario ricorrere alla nutrizione di soccorso. E’ bene ricordare che tale nutrizione, che deve essere esclusivamente glucidica, ha una sua efficacia se le api invernali hanno un corpo grasso adeguato (formatosi nel periodo tardo estivo/autunnale, anche con l’aiuto di alimentazioni di qualità). Considerando il periodo freddo che limita di molto le attività delle api e la difficoltà a metabolizzare adeguatamente sciroppi più o meno densi, al fine di evitare disturbi all’apparato digerente, è opportuno utilizzare il candito per questo tipo di nutrizione.

Anche in tal caso è molto importante assicurarsi che il  candito venga posizionato in una zona accessibile alle api, quindi nei pressi della zona dove si è formato il glomere. Se quest’ultimo si è formato nella parte centrale dell’arnia, possiamo approfittare del classico foro del nutritore e poggiare la busta di candito sul coprifavo, dopo averla aperta nel lato che guarda il nido (foto 1). Se invece il glomere si trova lateralmente, allora conviene posizionare il candito direttamente sui telaini, in corrispondenza del glomere (foto 2). Ovviamente in tal caso abbiamo la necessità di riposizionare il coprifavo in forma rovesciata. Quest’ultima soluzione è consigliata sempre quando la famiglia di api è debole, sia per la posizione più comoda che per la maggiore facilità di prensione favorita anche dalla temperatura di conservazione del candito che all’interno dell’arnia è più idonea per un utilizzo immediato.

foto 2

Le profonde evoluzioni che stanno interessando l’apicoltura negli ultimi decenni (cambiamenti climatici, adozione di tecniche intensive/invasive, ibridazioni incontrollate, richiesta di perfomances sempre più spinte, etc.) hanno, tra l’altro, generato una diffusa e crescente domanda di alimenti per api favorendo lo sviluppo di un mercato di tali prodotti alimentari per api molto diversificato.

Oramai sono diverse le aziende ed i marchi di candito e di sciroppo disponibili. Molto variegata è anche l’offerta economica. Ce ne sono per tutti i prezzi. La raccomandazione da non sottovalutare è che nella scelta dell’alimento per le nostre api dobbiamo sempre tener conto dell’importanza qualitativa del prodotto che scegliamo. Canditi con residui di amido, contenenti zuccheri non idonei (come il lattosio o il galattosio) o con HMF elevati sono assolutamente da scartare, indipendentemente dal prezzo che ci viene offerto. Anzi è bene diffidare da prodotti offerti a prezzi eccessivamente bassi; generalmente sono accompagnati da livelli qualitativi insoddisfacenti. La scelta migliore è quella caratterizzata dal miglior rapporto qualità / prezzo, ossia il prezzo più basso rapportato alla migliore qualità.

Buona apicoltura a tutti.

a cura di Gruppo Apistico Paritetico VolAPE / CoNaProA

Info Riccardo Terriaca

Coordinatore Esecutivo del Gruppo Apistico Paritetico VolAPE

Guarda anche

Nespolo del giappone fiorito

Lavori del mese di gennaio

Le api al nord durante il primo mese più freddo dell’anno sono in glomere e …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *