venerdì , 19 Luglio 2019
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la sciamatura

La sciamatura: un fenomeno atteso

La sciamatura delle api è per l’apicoltore uno dei fenomeni più interessanti e curiosi che avvengono in apicoltura. Esso solitamente ha inizio con uno spettacolo veramente curioso: migliaia di api escono dalla porticina dell’alveare a macchia d’olio, ribaltandosi e cadendo a terra nella frenesia di uscire, come se una forza simile all’aria compressa le spingesse dall’interno verso l’esterno.
La prosecuzione avviene poi con una nuvola roteante di api che lentamente si concentra su un ramo d’albero o su un’altra sporgenza solitamente ombreggiata, fino a raggiungere una calma che in realtà è solo apparente. Ebbene, questo fenomeno ha come fine quello della propagazione della specie.

Per capire come e perché avviene la sciamatura, bisogna analizzarne le cause e cercare di attenuare, nei limiti del possibile, il fenomeno.
La sciamatura naturale è un avvenimento atteso da molti apicoltori per sostituire le famiglie morte durante l’inverno o per ingrandire i propri apiari. Tuttavia il metodo migliore e più sicuro è quello della sciamatura artificiale, in quanto è l’apicoltore che decide come e soprattutto quando.
La sciamatura delle api coincide con i primi grossi raccolti di miele, come l’acacia e pertanto all’apicoltore si presentano due sole possibilità: produrre miele o produrre api.

Infatti solo in stagioni eccezionali applicando tecniche particolari gli sciami riescono a produrre miele primaverile.
Va inoltre considerato che il tempo impiegato per controllare l’apiario e per catturare gli sciami è notevole e solo gli apicoltori che hanno la fortuna di avere le api vicino casa possono attendere a queste operazione con successo.

Bloccare completamente la sciamatura è pressoché impossibile, ma quando si riesce a limitarla al 5 % di alveari sciamanti si ha già un buon risultato. Per contro un apicoltore che volesse raddoppiare i suoi alveari costringendo tutte le sue famiglie a sciamare, non riuscirà mai nell’impresa di raggiungere il 100 % di alveari sciamanti.
Questo fatto di per sé stesso spiega come sia praticamente impossibile bloccare completamente gli sciami e controllare in modo positivo tutte le famiglie.
Va tenuto bene a mente che solitamente le famiglie che non producono miele primaverile sono quelle deboli, in quanto non riusciranno ad essere adeguatamente forti prima delle fioriture e quelle troppo forti, in quanto sciameranno e non andranno in produzione.
Analizziamo ora in senso lato il perché avviene la sciamatura e come si può limitarla con successo.

Principali cause scatenanti la sciamatura.
La sciamatura solitamente è provocata da un insieme di cause che spesso interagiscono tra loro. La principale di queste è la sovrappopolazione.
Infatti è evidente che un eccessivo numero di individui chiusi in un ambiente ristretto, tenda a dividersi.
Tale situazione viene ad evidenziarsi nei periodi di cattivo tempo. In effetti è un antico detto di alcuni apicoltori che affermano che se le api non possono lavorare all’esterno, lavorano all’interno costruendo celle reali. La realtà non è proprio così: se piove per più giorni, all’interno dell’alveare continuano a nascere dalle 2.000 alle 3.000 api al giorno, mentre non potendo uscire le bottinatrici, non si ha la normale mortalità esterna.
Accade allora che se piove per 5 o 6 giorni, nascono dalle 10 alle 15 mila api, mentre non c’è mortalità, e così in un periodo di tempo abbastanza ristretto l’alveare si intasa di api adulte.

Questo fatto induce una carenza di spazio e spinge le api a fare la caratteristica barba ed a ventilare il nido, in quanto si alza di almeno 3- 4°C la temperatura interna. Per verificare se all’interno dell’alveare, a primavera, la popolazione è troppo elevata, c’è un rapido sistema di controllo, creato dagli apicoltori. Approssimandosi al raccolto dell’acacia, quando le api non fanno ancora la barba sul predellino, è sufficiente recarsi in apiario dopo il tramonto del sole. Si dovrà poi, con una torcia a batteria, illuminare il fondo dell’alveare dalla porticina ed osservare le api. Se queste sono appese e vanno a toccare il fondo dell’alveare, la popolazione è in soprannumero.

Con una popolazione normale, le ultime api devono essere all’altezza della stecca inferiore dei telaini ò  appena poco più in basso.
Inoltre se la popolazione è troppo numerosa e l’importazione di nettare e polline sono abbondanti, la regina riceve una ricca nutrizione ed è stimolata a deporre un grande numero di uova, ma in alcuni casi non dispone di un numero sufficiente di celle libere per ovideporre e può promuovere la costruzione di numerose celle reali. La stessa sovrappopolazione di api giovani, le stimola a scaricare la gelatina reale in eccesso nelle celle reali.
Le api ceraiole devono altresì avere la possibilità di scaricare la cera che producono in abbondanza, ed in favi particolarmente vecchi e deformati spesso ciò non è possibile. Gli stessi favi vecchi e deformi danno alle api notevoli possibilità di costruzione di celle reali, in quanto sono ricchi di anfratti, convessità e fessure.

È inoltre un fattore spontaneo di sciamatura la carenza di feromone reale. Questo feromone prodotto dall’ape regina spinge le api all’unità della famiglia. Tuttavia quando scarseggia le api tendono a sciamare. Ebbene se una regina vecchia ne produce poco, le api ne ricevono poco attraverso lo scambio di cibo e sono spinte alla sua sostituzione.
Ma per contro se una famiglia è troppo popolata, ogni singola ape ne riceve una quantità unitaria insufficiente. In entrambi i casi il risultato è lo stesso: la sostituzione della regina.

Rimedi contro la sciamatura
Analizzate le cause, che sempre sono delle situazioni di instabilità a cui le api cercano di porre rimedio, diventa abbastanza facile escogitare dei sistemi per contenere la sciamatura. Va precisato che i rimedi vanno attuati prima che si instauri la tendenza a sciamare, altrimenti si rischia di operare inutilmente, infastidendo le api e sprecando del tempo.

In precedenza abbiamo visto che uno dei fattori principali è quello della carenza di spazio.
La moderna apicoltura nomadista impone alveari Dadant a 10 favi. Pertanto in questa situazione bisogna avere favi perfettamente costruiti a celle femminili, partendo anche da fogli cerei fissati nella parte bassa dei telai, al fine di avere un nido con una maggiore quantità di celle a disposizione della regima.

Anche le scorte non devono essere eccessive per non occupare spazio disponibile. La posa dei melari è un elemento indispensabile nella necessità di dover dare spazio. Lo stesso dovrà essere fatto tenendo presente qualche accorgimento: non bisogna aspettare che le api costruiscano tra il nido ed il coprifavo, indice di carenza di spazio e segnale che si sta già perdendo una parte di raccolto. In questo momento l’operazione può già essere tardiva.

In primavera, non vanno mai apposti sui nidi due melari vuoti contemporaneamente, affinché non si abbassi troppo repentinamente la temperatura interna dell’alveare, mettendo a rischio la covata presente e rallentando la ovodeposizione.

Molto utile per prevenire la sciamatura ed aiutare le famiglie più deboli, è il trasferire dei favi di covata opercolata dalle famiglie più forti alle deboli, permettendo così a queste ultime di arrivare in piena efficienza alle fioriture e di avere l’apiario in una ottima situazione di livellamento.

Quando la famiglia è in soprannumero, vengono ad attivarsi altri fenomeni secondari che possono originare delle sciamature. Nascendo numerose api giovani queste aumentano la produzione di gelatina reale e successivamente di cera e pertanto crescono notevolmente i pericoli di non riuscire a trattenere le api.

AltraFavo stampato inserito nel telaio operazione di pareggiamento che può essere effettuata con successo, è quella di spostare un’alveare debole al posto di uno forte e viceversa, affinché quello più debole guadagni le bottinatrici del più forte e si irrobustisca, aumentando rapidamente le importazioni di nettare e di polline. Inoltre nella famiglia che ha ceduto parte delle sue api adulte e che quindi ha un numero inferiore di individui, singolarmente ogni ape riceve una quantità superiore di feromone reale dell’unità della famiglia. Ricordiamo che se le famiglie hanno troppi individui e la temperatura del nido aumenta, si può aprire completamente la porticina di volo al fine di favorire un rapido scambio di aria fresca con l’ambiente esterno.
Chi ha gli alveari a cassetto è favorito in questa operazione, in quanto può sfilare parzialmente o totalmente il cassetto a seconda delle necessità e permettere il ricambio attraverso la rete metallica sottostante al nido.

Importante è anche l’età della regina, in quanto, come abbiamo già visto, più la regina è vecchia e minore è la quantità di feromone che emana e che ogni ape riceve attraverso lo scambio di cibo. Quindi il sostituire la regina al massimo ogni due anni, oltre al vantaggio di avere sempre famiglie forti e produttive, rallenta in modo consistente la sciamatura.

Altra tecnica che può essere attuata con successo è quella di dare ad ogni famiglia almeno due fogli cerei per stagione al fine di permettere una certa libertà alle giovani api ceraiole, oltre a dare grande spazio alla regina per la ovideposizione.

Ultima cosa che rimane da fare in alcuni casi è l’eliminazione delle celle reali. Tuttavia è questa una operazione che richiede un certo tempo, irrita le api in quanto i favi devono essere scrollati dalle api adulte al fine di poterli osservare attentamente, ed inoltre si può dimenticare qualche cella vanificando tutta l’operazione. L’eliminazione delle celle reali va effettuata ad intervalli di sette giorni per almeno due o tre volte, fino a che non sia passata la cosiddetta febbre sciamatoria.

Da ultimo è necessario evidenziare un sistema che ancora oggi è utilizzato da alcuni apicoltori: il taglio delle ali alla regina. Questo metodo non è sicuramente valido, in quanto la ricerca della regina richiede un certo tempo, la sua cattura e conseguente mutilazione richiede del tempo, c’è il rischio di danneggiarla e le api si irritano notevolmente.

Quando la regina sciama, cade a terra e solitamente la sera si ritrovano davanti agli alveari dei mucchietti di api che la riscaldano. L’alveare va dunque visitato con cura e va lasciata una sola cella reale da cui nascerà la nuova regina. Ma attenzione a non dimenticarne una seconda: le api sciameranno ugualmente con una regina vergine, e gli apicoltori sanno che questi sciami vanno più lontano, più in alto ed a volte dopo averli catturati escono nuovamente abbandonando la nuova dimora, se non si fornisce loro un favo contenente della covata e che li “calamiti” nella nuova abitazione.

Per finire ricordo che una famiglia che sta per sciamare dà dei segnali abbastanza evidenti all’apicoltore: da 24 a 48 ore prima della sciamatura calano notevolmente il movimento sul predellino ed i voli. Aprendo l’alveare si nota nella parte bassa dei favi che le api fanno delle caratteristiche catene tra loro, molto simili a quelle visibili in uno sciame appeso ad un albero, quasi a fare le prove generali di quello che stanno per mettere in atto.

Un consiglio: impariamo ad osservare questi fenomeni al fine di usare appropriate tecniche per evitare che si ripetano con eccessiva periodicità.

di Stefano Tonelli
esperto apistico

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2 Commenti

  1. Edoardo Minerva

    Articolo molto interessante. Letto attentamente due volte.

  2. Interessante molto dettagliato e fatto fa persona competente

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