venerdì , 20 Settembre 2019
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Ape in volo che rientra nel nido

Le api atterrano col “pilota automatico”

Durante il giorno le api visitano, instancabili, decine di fiori: ma come fanno a planare dolcemente sull’obiettivo senza mai sbagliare un atterraggio?

Questi insetti riescono a effettuare il perfetto “touchdown” valutando quanto velocemente l’oggetto su cui atterreranno si espande ai loro occhi, a mano a mano che vi si avvicinano: sono le conclusioni di una ricerca appena pubblicata su Proceedings of the National Academies of Science.

«L’atterraggio è la parte più difficile di ogni manovra aerea», spiega Mandyam Srinivasan, neuroscienziato esperto di visione animale dell’Università del Queensland (Australia) e coautore della ricerca. «A mano a mano che ti avvicini al terreno devi rallentare in modo da raggiungerlo praticamente a velocità zero. Il calcolo dei tempi deve essere perfetto.»

Una delle fasi dell’esperimento: l’ape si avvicina alla spirale rotante. Photo courtesy: Mandyam Srinivasan, Julia Groening, Dean Soccol and Dee McGrath.

Il punto è che le api hanno cervelli grandi quanto un seme di sesamo, certo non in grado di stimare il tempo che rimane in base alla distanza, e non sono dotate di visione stereoscopica, la stessa che permette agli esseri umani di calcolare la distanza da un obiettivo. Devono per forza sfruttare una tecnica diversa, si sono detti Srinivasan e colleghi.

Quando ci dirigiamo verso un oggetto lo vediamo via via sempre più grande e, anche se manteniamo una velocità costante, le sue dimensioni apparenti aumentano in modo esponenziale. «Le api non permettono che questo accada – spiega Srinivasan – ma regolano costantemente la propria velocità di avvicinamento in modo l’immagine dell’oggetto su cui vogliono atterrare si espanda sulla loro retina in maniera costante.»

Se la percentuale di spazio occupata sulla retina aumenta lievemente e in modo regolare, l’insetto sa che la sua velocità è adeguata. Questo metodo di valutazione assicura alle api atterraggi morbidi e senza rischi. Per arrivare a comprenderlo, i ricercatori hanno analizzato filmati del volo degli insetti ed elaborato un modello matematico per spiegare la modulazione della loro velocità.

A riprova della loro teoria, in una seconda fase dell’esperimento hanno fatto atterrare gli insetti su un pannello con sopra montata l’immagine di una spirale: questa appariva più grande o più piccola a seconda della direzione in cui veniva ruotata.

Quando la spirale sembrava espandersi le api hanno “tirato il freno” perché, evidentemente, hanno visto l’oggetto espandersi velocemente sulla propria retina e credevano di essere più vicine di quanto fossero in realtà. Quando invece la figura sembrava rimpicciolirsi gli insetti hanno accelerato, schiantandosi in alcuni casi contro il pannello per l’incapacità di valutarne la distanza effettiva.

La scoperta potrebbe servire a sviluppare sistemi di atterraggio per droni e robot che sfruttino questo semplice principio e non debbano avvalersi di costosi radar o sonar per valutare le distanze. L’ennesima lezione che possiamo trarre dal mondo naturale.

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