giovedì , 29 Ottobre 2020
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le api e l'acqua

Le api e l’acqua

Un  alveare  necessità  di  notevoli  quantitativi  idrici  per  le  sue funzioni  vitali. Le  diverse  destinazioni  dell’acqua  si  possono  schematizzare  in tre  punti:

    • l’acqua è il componente base di tutti i viventi ed entra in una percentuale più o meno elevata in tutti i loro tessuti. Con le diverse funzioni metaboliche una parte di questo liquido viene eliminata mentre nuova acqua deve essere introdotta. In altri termini le api hanno bisogno di bere per rimpiazzare le quote dei liquidì perdute. Oltre alla quota assunta con gli alimenti le api ricercano l’acqua anche direttamente. Non è stato ancora valutato con precisione, il fabbisogno idrico degli individui adulti nè di quelli in metamorfosi ma si è accertato che l’assunzione di acqua favorisce la sopravvivenza di operaie e di regine sperimentalmente tenute in clausura;
    • l’acqua viene utilizzata nell’alveare dalle api di casa per confezionare l’alimento delle larve del quale costituisce circa la terza parte. Sempre a scopo alimentare viene anche utilizzata per sciogliere il miele troppo concentrato o cristallizzato ed eventuali e lementi solidi quali zucchero e candito;
    • l’acqua entra ancora nell’alveare nella termoregolazìone interna cioè serve al mantenimento della temperatura a livelli costanti ed ottimali come al controllo dell’umidità, anche questa determinante per un normale sviluppo larvale.
Per le api l’acqua è indispensabie. Per questo per trovarla, si spingono a distanze inusuali.

I FABBISOGNI DI ACQUA NELL’ALVEARE

Come in tutti gli organismi l’acqua subisce nell’alveare un movimento ciclico continuo che tende ad un bilancio tra entrate  ed uscite. Non c’è molta omogeneità tra i dati riportati in letteratura sull’entità complessiva del quantitativo idrico consumato nella vita di un alveare. Alcuni stimano 30 litri per stagione, altri 78-80 litri al mese. Tali discordanze possono essere giustificate dai diversi valori che si ottengono se si considera soltanto l’acqua introdotta come tale dalle api bottinatrici o la quota complessiva comprendente anche quella contenuta nel nettare ed in altre fonti. Si tratta, in questo ultimo caso, di una valutazione  complessa che richiede condizioni controllate rìgorosamente e misurazioni dettagliate dell’umidità ambientale, del peso, dell’ossigeno e di tutto quanto entra ed esce dall’alveare in un dato lasso di tempo.

Rispetto alle importazioni quotidiane ci sono più identità di  vedute. A secondo delle importazioni meIlifere e di altri fattori, l’importazione oscilla dai 200 ai 500 mI con punte di un litro e più al giorno per colonia. La raccolta viene eseguita da api bottinatrici specializzate nella raccolta di acqua. Il loro numero varia secondo le esigenze ma rimane comunque piuttosto limitato.  Nei periodi in cui c’è richiesta relativamente costante ogni ape compie in media 50 viaggi; con estremi di 100 e più viaggi e riesce a trasportare dai 25 ai 50 mg di liquido. In totale riesce ad apportare poco più di un grammo al giorno. Si può desumere che circa 500 -1.000 api siano impegnate in questo compito.

COMPORTAMENTO DELLE ACQUAIOLE

Si tratta di api specializzate che effettuano la raccolta in base alle sollecitazioni ricevute dalle api di casa. Le acquaiole ricercano attivamente le sorgenti idriche e spesso si spingono a distanze solitamente inusuali per il bottino di nettare e polline. L’individuazione dell’acqua avviene verosimilmente dalla percezione  di variazioni anche molto modeste del tasso di umidità che le api percepiscono tramite speciali sensori situati nelle antenne, Giunte a casa, le acquaiole, trasmettono tramite la danza la posizione della fonte ed altre bottinatrici si involano in quella direzione. Durante e dopo la danza cedono il loro carico a 5-6 api di casa, raramente ad un numero superiore. L’ìncìtazìone a proseguìre la raccolta, o !’inibizione, dipende dal tempo e le modalità con cui l’ape carica di acqua viene accolta e scaricata. Se appena sopraggiunta viene contornata da api di casa  che le sottraggono avidamente il carico, la raccolta continuerà e si estenderà ad altre api mediante la danza. Se l’acqua non è più necessaria le api di casa riescono a cedere la loro merce sempre con più fatica, impiegando più tempo e ricevendo sempre più infifferenza tra le api di casa, fino ad un vero e proprio rifiuto. A questo punto la raccolta si ferma.

L’ape serbatoio è un ape di casa che conserva nella propria sacca l’acqua da utilizzare, in caso di estrema necessità, per l’allevamento della covata

L’acqua importata non viene generalmente immagazzinata ma usata subito secondo le necessità del momento. Si è accertato tuttavia che alcune api possono fungere  all’occasione da vero e proprio deposito. Queste api-serbatoio vengono “riempite” durante il giorno e stazionano inattive nell’area di covata fino al giorno successivo in attesa di essere, nel frattempo, svuotate dalle api di casa. Ciò avviene soprattutto quando, per l’intenso allevamento della covata, c’è necessità di acqua in modo costante e non è possibile interrompere la disponibilità con la pausa della notte. Non si può escludere che fuoriuscite notturne di sporadiche api abbiano lo scopo di reperire l’acqua resasi indispensabile di notte. La stretta necessità di acqua che può divenire talvolta ìmprorogabile è anche dimostrata dal fatto che le api bottinano anche in condizioni climatiche nettamente sfavorevoli, cosa che non avviene per la raccolta di nettare, propoli e polline.

LE FONTI DI ACQUA PER LE API

le api si procurano l’acqua da diverse sorgenti. La maggior parte  arriva all’alveare attraverso il nettare; una quota minore viene importata direttamente come tale e una certa frazione, viene riciclata dal vapore che si condensa alle pareti, proveniente dalla maturazione del nettare. In apicoltura razionale una quota aggiuntiva viene anche apportata con la somministrazione di sciroppi.

In primavera, l’attiva ricerca di acqua dimostra l’avvio della deposizione e la mancanza di forti importazioni di nettare
le api e l'acqua
Api acquaiole intente alla provvista

Fonti potabili e correnti vengono il più delle volte trascurate a favore di acque stagnanti e persino luride. Si ritiene che le api preferiscano acque con una leggera concentrazione di sali e là presenza di residui della degradazione di sostanze azotate. In una certa misura verrebbero preferite anche acque con temperatura leggermente superiore a quella ambientale. Le bottinatrici  trascurano altresì le acque in movimento e preferiscono assumere il liquido non da ampie superfici, ma da materiali imbevuti, come ad esempio il muschio, il legno, il fango e così via.

LA TERMOREGOLAZIONE E L’ACQUA

Dopo l’utilizzazione a scopo nutrizionale, il ruolo dell’acqua è determinante per il controllo dei fattori ternperatura-umidità interna, strettamente correlati. Se non c’è allevamento la temperatura è controllata con meno rigore, mentre in presenza di covata le api sono molto attente e mantengono costante il suo valore.

L’acqua serve per il raffreddamento. Se la normale circolazione d’aria operata dalle ventilatrici non è sufficiente e la api percepiscono un principio di surriscaldamento, si rende subito necessario il ricorso all’acqua. Le api di casa che scaricano le bottinatrici ( o se non è orario di bottino, le api serbatoio) cospargono con l’acqua i favi, sia sugli opercoli della covata coperta sia sulle celle aperte con uova e larve e sia sulla convergenza delle diverse cellette e sulle parti alte dei favi in tratti di cera vecchia e di propoli. La dispersione di questo velo facilita l’evaporazione, con la conseguente sottrazione di calore dai favi e la riconduzione della temperatura ai valori voluti. La ventilazione rimane attiva per l’allontanamento del vapore che si è formato. Alla dispersione dell’acqua partecipano in modo attivo anche le api di casa che con movimenti della Iigula, simili a quelli effettuati nel corso della trasformazione del nettare, favoriscono ulteriormente l’evaporazione.

Il tenore di umidità deve essere assai costante per il corretto svolgersi della metamorfosi. L’acqua disposta sulle celle di covata ha anche la funzione di regolare il tenore di umidità interna dell’alveare.

RISVOLTI PRATICI NELL’ALLEVAMENTO

Per tutte le funzione che l’acqua assolve nell’apiario è necessario, da un punto di vista di tecnica apistica, considerarne la presenza e la disponibilità. In genere le fonti naturali non difettano ma possono non essere costanti e permanenti per cui , onde evitare viaggi lontani e ricerche disperdiose, può essere utile disporre dei veri e propri abbeveratoi. I sistemi sono quanto mai diversi. Dalla preparazione di contenitori, alla raccolta di acqua piovana, alla presenza di bottiglie capovolte, tutto può fare al caso. In generale è da preferire l’acqua non in movimento e che si renda disponibile attraverso materiali e superfici imbevute; superfici troppo estese possono essere modificate con la disposizione di materiali galleggianti improvvisati. Sarà anche opportuno provvedere alla sostituzione periodica dell’acqua, specie se ferma, per evitare inquinamenti di vario genere o anche una eccessiva concentrazione salina dovuta all’evaporazione spontanea. La questione dell’aggiunta del sale è controversa. La maggior parte degli apicoltori ritiene utile aggiungere un po’ di sale da cucina, mentre altri lo sconsigliano. Il sale non deve comunque  superare lo 0,5%.

Gli abbeveratoi non devono essere posti molto vicini all’apiario, anzi, vengono meglio individuati se posti ad una certa distanza. Come posizione, è consigliabile porli sempre dietro all’apiario a una distanza di almeno 20/30 metri: le api che escono per l’acqua avranno tutto  il tempo per spurgarsi durante il tragitto evitando di inquinare l’acqua con spore che possono causare malattie.

Poni l’abbeveratoio dietro all’apiario e ad una distanza superiore ai venti/trenta metri.

In ultimo, se le api hanno già scelto una fonte di approvigionamento che le soddisfi non terranno conto di eventuali fonti introdotte successivamente. E’ perciò utile predisporre le sorgenti idriche all’inizio della stagione favorevole.

Fonte: “L’Ape nostra Amica anno XXIII n. 3”

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