giovedì , 29 Ottobre 2020
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Foto di Antonio Angrisani

Le camole del miele esca eccellente

Il suo nome scientifico è Galleria mellonella; per i pescatori é più semplicemente “la camola del miele”: un’esca efficace da utilizzare per la pesca all’amo della trota.
Per gli apicoltori é principalmente una avversità che può portare alla distruzione dei favi.
Gli adulti, sotto forma di farfalla, si introducono in tutti gli alveari e vi depongono numerose uova da cui si sviluppano voracissime larve che si nutrono principalmente di cera arrivando a distruggere tutti i favi, qualora la famiglia si sia indebolita a causa di altre avversità e non sia più riuscita a controllare gli intrusi.

Quando l’infestazione è forte, le api superstiti fuggono, abbandonando tutto. La Galleria mellonella può facilmente attaccare anche i favi e la cera immagazzinati, sempre con esiti nefasti.

Nel primo caso, quando l’attacco è rivolto alle api, basta solo eliminare i favi rovinati e applicare le normali tecniche apistiche per mantenere la famiglia forte.
Nel secondo caso, quando attaccati sono i favi e la cera immagazzinati, il controllo può essere effettuato abbassando di molto la temperatura o mediante la gassificazione dell’ambiente con prodotti chimici. Fra questi la più usata è l’anidride solforosa, impiegata con apposita bomboletta spray o ottenuta dalla combustione di pastiglie di zolfo. Entrambi questi prodotti sono reperibili presso i negozi che vendono materiale ad uso enotecnico.

Ora vediamo il rovescio della medaglia: come produrre la camola del miele ricercata dai pescatori che la usano come esca per la pesca alla trota e che qui a Milano, nei laghetti di pesca sportiva, viene venduta a prezzi abbastanza remunerativi, tanto che esiste chi la produce sistematicamente per poi smerciarla.
Basta prendere dei telaini – possono essere anche quelli vecchi da distruggere – sporchi di miele, porli in una cassetta per nuclei ed abbandonarli in un luogo caldo, lontano dall’ apiario, altrimenti si verificherà la propagazione della Galleria mellonella nelle famiglie.
Dopo un certo periodo di tempo, che può variare dagli otto ai cinquanta giorni, secondo la temperatura, si avranno le camole del miele. Da qualche telaino se ne possono ottenere migliaia.

Quali esche per la pesca alla trota, le camole del miele sono sempre state commercializzate in strisce di cartone ondulato dove, istintivamente, entravano negli spazi fra uno strato e l’altro.
Da circa un paio d’anni, a questo sistema, ne è stato preferito un altro più rapido e che facilita il loro conteggio. Le camole vengono adagiate, manualmente, in appositi barattoli di plastica contenenti uno strato di segatura. Generalmente ogni barattolo che attualmente, a Milano, viene posto in vendita al dettaglio a € 2,00 cadauno, ne contiene venti.

Si possono conservare per un lungo periodo in frigorifero alla temperatura della verdura. Nonostante siano molto efficaci per la pasturazione, non vengono utilizzate per questa pratica a causa del loro elevato costo.

E ora, dopo aver parlato dell’esca giocoforza parlare anche delle trote che ne sono ghiotte.
Esistono diversi tipi di trote, le più diffuse sono:
1) la Trota fario (Salmo Truta) originaria dell’Europa che è stata introdotta nel 1883 nelle acque del Nord-America;
2) la Trota iridea (Salmo gairdneri) che, al contrario dalle acque americane stata introdotta in quelle europee.

Trota iridea

Tutte timide e selvatiche, si allarmano facilmente. Basta l’ombra del pescatore per spaventarle. Sono capaci di rimanere nascoste per giorni in una buca. Nel medesimo tempo sono animali curiosi, voracissimi arrivano al cannibalismo di conseguenza possono cadere nei tranelli tesi dai pescatori.
Le trote, carnivore, si nutrono di insetti, vermi, avanotti, uova di pesce e di camole del miele, verso le quali sono particolarmente attratte.

Le trote allevate nei laghetti artificiali mangiano a qualsiasi ora, mentre le altre, quello allo stato naturale, mangiano preferibilmente quando l’acqua si riscalda.

Una tecnica particolare di pesca che ho visto praticare consiste nel lanciare un grosso sasso in acqua; le trote spaventate fuggono, per poi, incuriosite, ritornare per vedere cosa è successo. Il pescatore nel contempo ha pasturato con le camole del miele lo specchio d’acqua; le trote fameliche ne mangiano in quantità e, frequentemente mangiano, anche quella con l’amo infilato.

E’ da ricordare che il colore della trota varia a secondo della sua nutrizione. Il colore “rosato” della cosiddetta “Trota salmonata” è ottenuto artificialmente nutrendola con gamberetti. E’ questa una varietà biologicamente inesistente.

Cavaletti Attilio
Fonte: “L’Ape nostra Amica anno XXIII n. 3”

Info Redazione

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