martedì , 12 dicembre 2017
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Le distanze in apicoltura 2° parte

distanze_7_8distanze_9_10La tabella è formata da una prima riga, dove è indicata la distanza in metri dall’alveare all’ostacolo e da una prima colonna dove è indicata la distanza in metri dall’ostacolo al confine. Dall’intersezione di queste due variabili l1 e l2 si ricava l’altezza dell’ostacolo.
I risultati in rosso sono i minimi imposti dalla legge n. 313/04, in verde sono quelli che sono stati calcolati e che tutelano maggiormente il confinante. Per garantire ulteriormente al vicino di godere le sue cose in modo pieno ed esclusivo le lunghezze degli ostacoli oltre gli alveari posti all’estremità dell’apiario, devono avere un’estensione laterale di almeno 5 m in modo che si rispetti anche lateralmente all’apiario la distanza dei 5 m dal confine (fig. 7 e fig. 8) Si aspetta fiduciosamente che queste osservazioni siano recepite nelle leggi regionali.
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distanze_13Il legislatore, sempre all’art. 8, riferisce che quando la configurazione dei luoghi dove sono installati gli alveari sono a terrazze, “Il rispetto delle distanze non è obbligatorio se tra l’apiario ed i luoghi ivi indicati esistono dislivelli di almeno due metri”, anche qui sembra che sia stato aleatorio e superficiale. Perché le variabili che nascono, nell’installazione degli apiari, quando esistono dislivelli tra i due fondi contigui sono, la posizione degli alveari, la direzione di volo e la distanza dal confine, elementi che possono nuocere o recare molestia al confinante. I rischi si amplificano se l’apiario è posizionato sul fondo sottostante. Le figure 9, 10, 11 e 12, mettono in risalto gli inconvenienti e i pregi dovuti alle varie ubicazioni degli alveari. distanze_14

Per essere sicuro, di garantire una certa sicurezza al vicino, quando s’installano gli alveari a ridosso del confine, il dislivello va convenientemente aumentato, inserendo un ostacolo avente un’altezza calcolata con la formula precedente o ricavata direttamente dalla tabella 1. In pratica, con gli alveari disposti sul fondo inferiore a 0.5 m dal confine e con un dislivello tra i fondi finitimi di 2, bisogna aggiungere un altro ostacolo di 2.97 metri, in modo da garantire un ostacolo di 4.97 metri tra i due fondi.

Il legislatore poi, per regolare i rapporti tra il privato e il pubblico e per salvaguardare la sicurezza della circolazione nell’art. 8 ha imposto che, “Gli apiari debbano essere collocati a non meno di dieci metri da strade di pubblico transito”. Non specifica però da quale punto della strada bisogna iniziare la misurazione, ( limite della piattaforma, banchine, marciapiedi, ciglio ecc.) Si presuppone che, la norma avente anch’essa la funzione di regolare i rapporti tra le diverse proprietà, le misurazioni vanno compiute sempre tra la porticina dell’alveare e il ciglio della strada.

distanze_15Per ciglio della strada s’intende il confine limite della sede o piattaforma stradale che comprende tutta la sede viabile, quella veicolare e quella pedonali, ivi contenute le banchine od altre strutture laterali alle predette sedi, quando queste sono transitabili, e le strutture di delimitazione non transitabili (parapetti, arginelle e simili). In ogni modo, gli alveari in prossimità delle strade a raso in rilevato o in trincea, sono da evitare, perché, oltre che possono provocare problemi ai passanti se non vi sono ostacoli naturali che alzano naturalmente la traiettoria di volo durante l’andirivieni, possono rimanere schiacciate sui parabrezza delle auto in corsa.

Il legislatore ha tutelato all’art. 8 anche le industrie, che trasformano sostanze zuccherine, perché “Nel caso d’accertata presenza d’impianti industriali saccariferi, gli apiari devono rispettare una distanza minima di un chilometro dai suddetti luoghi di produzione”.Per terminare, il discorso sulle distanze, tra gli apiari e le proprietà finitime, si può affermare che le distanze anche se sono regolate dalla legge nazionale e dalle leggi locali, l’apicoltore non può esonerarsi di usare tutte le precauzioni possibili che riterrà più opportune, affinché la sua attività non costituisca pericolo a terzi, poiché è sempre responsabile civilmente e penalmente, quando lavora con le api, per i danni se sono dimostrati, salvo che provi che il fatto dannoso è stato causato dal comportamento imprudente del danneggiato, o da un estraneo all’attività, oppure che ricorre il caso fortuito.

Pasquale Angrisani

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