lunedì , 26 Ottobre 2020
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il comportamento delle api api

L’influenza dell’elettricità sul comportamento delle api

Probabilmente nella storia dell’umanità non si è mai registrato uno sviluppo tanto rapido in tutti i settori sociali, come in questo secolo. Lo spirito inventivo e la tecnica quasi non hanno limiti.

Le distanze non rappresentano più un problema, grazie ai veloci mezzi di trasporto oggi disponibili e le nuove industrie in grado di risolvere la gran parte delle necessità e delle esigenze di ognuno. Nelle società industriali, dove quasi tutti i desideri vengono soddisfatti, la qualità della vita ha raggiunto livelli elevati.

Molte volte però il prezzo pagato per ottenere questi risultati è stato molto alto: L’alterazione dell’equilibrio dell’ ambiente naturale. L’elettricità è la più importante fonte energetica della nostra epoca. Dove questa si produce o si utilizza in gran quantità, le linee dell’ alta tensione incrociano il paesaggio come un’immensa ragnatela, attraversando campi coltivati e boschi.

LINEE AD ALTA TENSIONE ALL’APERTO
Per la sicurezza del loro tracciato, i viottoli nei boschi rappresentano un’attrazione per le imprese che installano le linee dell’ alta tensione, che (e sicuramente da molto tempo prima) per le api e gli apicoltori. Una fatale conseguenza, giacché in questi luoghi frequentemente si trovano colonie, che sfruttano le fonti alimentari presenti, quali l’alno nero, il lampone, il garofanino di bosco, ecc. Lo stesso problema si presenta nell’impollinazione delle colture, quando i campi sono attraversati dalle linee dell’ alta tensione.

L’influenza di questo fattore viene studiata da molto tempo e svariate ricerche sono state effettuate per determinare la non convenienza a posizionare gli alveari in questi luoghi. Due esempi quotidiani rafforzano infatti negli apicoltori questa convinzione: l’ ottenimento di veleno dalle api e la reazione delle colonie all’approssimarsi di un temporale. Nel primo caso, qualsiasi professionista che si è occupato della produzione di tale sostanza, sa quanto siano sensibili le api alla minima tensione elettrica.

Qualche volta la grande aggressività che si manifesta in presenza di un campo elettrico ha obbligato l’apicoltore ad abbandonare l’attività. Anche nella seconda situazione è nota la tendenza delle operaie a pungere; questo spinge gli allevatori a non occuparsi degli alveari quando l’atmosfera è carica di elettricità.

A questo proposito risultano interessanti le ricerche di Husing che, cambiando il voltaggio di un campo elettrico da 100 millivolt (mV) a 2.000 mV, ha provocato una «danza di avvertimento» decisamente diversa da quella che serve a comunicare la posizione di una fonte alimentare e la cui intensità risultava in relazione al voltaggio. La messa a punto di un arnia in cui una parte era percorsa da tensione e l’altra no, ha consentito a Husing di dimostrare che le api avevano la tendenza a spostarsi dalla prima zona alla seconda.

Horn stabilì che nelle colonie sottoposte ad un campo elettrico, l’aumento dell’aggressività era accompagnato da un’intensa attività, che non portava però ad un incremento del raccolto, ma solo ad un maggiore andirivieni attraverso la porticina, da parte soprattutto delle api guardiane. Queste famiglie produssero infatti circa la metà del miele di quelle non esposte.

Hepworth, Pickard e Overshott dimostrarono in differenti esperienze di laboratorio che quando si crea un campo elettrico di 1,4 kilovolt/metro (Kv/m) l’attività delle api aumenta, così come crescono i consumi di ossigeno e di alimento. Se l’intensità sale a 7,4 Kv/m la temperatura interna della colonia aumenta e le api finiscono per emigrare in altro luogo; se la forza del campo viene elevata fino a 50 Kv/m le api della famiglia lottano e si pungono tra di loro. In un campo di 3,5 Kv/m, benché l’attività di raccolta fosse molto intensa, la produzione di miele risultò diminuita giacché le api effettuavano danze anomale, che impedivano una comunicazione precisa della posizione delle fonti di nettare.

In un’altra esperienza svolta dai medesimi ricercatori con alveari esposti all’elettricità, l’attività primaverile di lavoro e di allevamento della covata risultava anomala e le api erano maggiormente soggette alla nosemiasi. Anche in questo caso si manifestava un aumento del consumo di cibo intorno al 10-20 per cento.

Esistono alcune teorie che fanno risalire la maggiore o minore predisposizione alle punture all’intensità di carica elettrica posseduta dalle diverse persone. Non è pertanto consigliabile, nè utile collocare le arnie in zone influenzate da campi elettrici o attraversate da linee dell’ alta tensione. Se si desidera sfruttare le fioriture presenti in queste aree, è meglio posizionare gli alveari al di fuori di esse; le api, limitandosi a sorvolarle, non subiranno danni.

IL CAMPO DI MAGNETISMO TERRESTRE
Se poniamo delle api al buio, le togliamo dal loro ambiente naturale, le mettiamo in un contenitore cilindrico e le priviamo dei punti di riferimento, esse costruiscono ugualmente i loro favi. La capacità che permette alle api di orientarsi nel campo di magnetismo terrestre, consente loro di lavorare in perfetta coordinazione e di produrre comunque delle cellette ordinate e regolari.

Se all’esterno del contenitore creiamo un campo magnetico artificiale e lo muoviamo adagio intorno al recipiente, allora le api costruiscono il favo in forma cilindrica. Il campo magnetico terrestre, la cui intensità subisce delle variazioni giornaliere (alto di giorno e basso di notte), costituisce un sistema di orientamento per le bottinatrici e serve nella realizzazione della danza di comunicazione.

Per mezzo di questo particolare linguaggio, le api informano le compagne sulla distanza che le separa dalla sorgente del nettare, con un margine di errore di ± 15° (valore che varia in relazione al ritmo giornaliero). Se ruotiamo un alveare di 90° (ad esempio dalla direzione nord-sud a quella est-ovest) e lasciamo l’apertura dove stava, il modello di danza cambia completamente. È importante quindi non effettuare queste operazioni durante il periodo di raccolta del nettare

TENSIONE ELETTRICA DEL CORPO DELLE API
Secondo Pickard, il corpo delle api senta sulla sua superficie una tensione elettrica, la cui intensità può variare tra 25 V per 0,2 cm. Questa tensione si crea lentamente, mentre si può disperdere in tempi molto brevi. Gli organi interni delle api si comportano come un elettrolito.

Una regina fecondata e ovideponente presenta una tensione di superficie più alta rispetto ad una vergine. Le antenne delle api agiscono come un dipolo dove in meno di un secondo si crea un campo elettrico.

Le bottinatrici in volo hanno normalmente una carica positiva di circa l,5 V anche se sono possibili variazioni.

Anche le api ventilatrici accumulano carica elettrica «raccogliendo ioni».

Le ricerche realizzate fino a questo momento non hanno ancora chiarito tutte le questioni, fra cui i possibili usi nella vita socio-comunitaria della sensibilità ai campi elettrici, magnetici o elettro-magneti e la relazione esistente tra la tensione elettrica del corpo dell’insetto e le modalità di comunicazione all’interno della colonia.

Se molto si conosce sulla sensibilità dell’ ape alla tensione elettrica da un punto di vista fisico, poco si sa sul meccanismo biologico di risposta a questa tensione.

Klaus Nowottnick
Tratto da L’ape nostra Amica, Anno XV – N.4 – Luglio – Agosto 1993, ( pag.41-42)

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Un commento

  1. Buongiorno,
    il wifi invece può avere un’influenza sulle api?

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