venerdì , 20 Settembre 2019
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Api con varroe sulla cuticola

Lotta alla varroasi in Trentino proposte di intervento 2019

La stagione apistica 2019 è stata disastrosa, almeno fino a inizio giugno e le colonie hanno sofferto notevolmente.
Gli apicoltori si sono adoperati a fornire nutrizioni di emergenza a causa della mancanza di alimento nelle colonie, in gran parte affamate. Il drammatico clima di maggio ha in molti casi indotto nelle colonie un più o meno esteso blocco di covata e in molti casi anche l’eliminazione della covata maschile e in situazioni estreme anche dei fuchi adulti. Si sono osservate abbondanti sciamature, con frequenti sciamature secondarie. Il clima sfavorevole ha poi in non pochi casi reso difficile la fecondazione delle nuove regine, lasciando molte colonie orfane o fucaiole.
In molte aree del nord Italia le colonie sono dunque arrivate a metà giugno stremate, affamate, con poca o pochissima covata nascente e molta covata fresca, ma in molti casi molto popolose. Le fioriture di castagno e tiglio saranno dunque affrontate con molte api già sfibrate. I blocchi di covata di maggio hanno anche reso molto visibile la Varroa sulle api e da più apicoltori giungono segnali di anomale ed elevate infestazioni di questo acaro. In stagioni come questa è fondamentale salvaguardare le proprie api, perché sono il capitale di questa sfortunata annata apistica. Risulta quanto mai necessario adottare strategie efficaci per il controllo della Varroa e ragionare in termini di ricostituzione di abbondanti scorte di miele nelle colonie.

Due operazioni inopportune in questa stagione possono mettere a rischio le colonie.
La prima
è quella di tenere le api molto strette, praticamente sui soli favi di covata, per far stoccare tutto il miele nei melari, rimandando la ricostituzione delle scorte successivamente all’eventuale raccolto per l’apicoltore.
La seconda potrebbe derivare dal fatto che molti apicoltori vorrebbero sfruttare code di fioriture estive a fini produttivi. Come fare a limitare i danni salvando le api e garantire comunque un minimo di produzione? Alcune strategie possono essere più efficaci di altre per tentare di limitare il disastro di questa stagione ed allo stesso tempo ponendo basi solide per la prossima annata, sperando sia migliore. Perché vogliamo sperare che la prossima stagione sia migliore ma dobbiamo imparare anche da questa quindi convincerci ad aumentare la quantità di miele da lasciare alle api nel nido. In caso di periodi critici primaverili, le scorte maggiori possono essere un’assicurazione che nel 2019 è in molti casi mancata.

Per quanto riguarda il controllo della Varroa, da alcuni anni l’utilizzo delle tecniche apistiche abbinate all’uso di Acido Ossalico si sono rivelate le soluzioni più razionali ed efficaci. Nella scelta di queste tecniche però si deve tenere conto della situazione ambientale in cui sono gli apiari e del grado di infestazione delle colonie. Alcune di queste tecniche, illustrate nel presente notiziario, permettono agli apicoltori di prolungare di almeno 3 settimane il raccolto. I diversi metodi, le modalità di scelta e di combinazione di più tecniche e prodotti acaricidi sono già stati descritti negli anni scorsi nei bollettini IASMA Notizie Apicoltura. Nel caso in cui si intenda basare il controllo della Varroa solo sull’uso di sostanze acaricide, negli ultimi anni le possibilità si sono ampliate ed i prodotti a disposizione degli apicoltori sono numerosi ed adeguatamente testati.

I riferimenti ed i link da cui scaricare le pubblicazioni FEM citate e le Linee guida per il controllo dell’infestazione da Varroa destructor – 2019, elaborato dal Centro di Referenza dell’Istituto zooprofilattico sperimentale delle Venezie, sono elencati alla fine di questo notiziario.
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