martedì , 23 ottobre 2018
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La mappa mentale con cui si orientano le api

Come fanno le api a orientarsi? Uno degli elementi di riferimento è certamente il Sole, come dimostrato in passato da alcuni studi. Questi insetti però possono contare anche su una capacità molto più fine: sono in grado di costruirsi una mappa mentale dell’ambiente che esplorano, come ha dimostrato uno studio pubblicato sui “Proceedings of the National Academy of Sciences” da James F. Cheeseman e colleghi dell’Università di Auckland, in Nuova Zelanda. Questa scoperta ha conseguenze rilevanti per la comprensione dell’evoluzione delle capacità cognitive perché dimostra che sono presenti in certa misura anche negli invertebrati.

Tutti i mammiferi generano e conservano mentalmente una mappa cognitiva dell’ambiente in cui si muovono e aggiornano continuamente questa mappa, via via che esplorano un territorio. Questo processo consente una capacità di orientamento notevole e cruciale per la sopravvivenza. Ma una capacità del genere presuppone una sufficiente quantità di risorse cognitive, emerse a un certo punto nell’evoluzione, che le specie animali più semplici non hanno.

In particolare, dalle ricerche nel campo della psicologia cognitiva, delle neuroscienze e della filosofia della mente è emerso un modello sofisticato, secondo cui nei mammiferi la regione cerebrale responsabile di queste capacità sarebbe l’ippocampo. Anche gli invertebrati tuttavia dimostrano notevoli capacità di orientamento, ma hanno anch’essi una mappa mentale basata sulla memorizzazione del paesaggio? La questione è stata oggetto di un dibattito innescato dai risultati di alcuni test sul campo.

Fig.1. L’ape viene catturata sull’alimentatore e rilasciata in un sito di rilascio, quindi vola dal sito di rilascio verso D parallelamente al vettore FH. In D però scopre il suo errore, e riconosce i punti di riferimento, e quindi cambia direzione spostandosi sul vettore (L1H + L2H) / 2.

In questi esperimenti, un’ape diretta verso un certo obiettivo, per esempio l’alveare, veniva catturata e poi liberata dai ricercatori in un altro punto, all’interno dello stesso ambiente. Se gli insetti avessero una vera e propria mappa cognitiva dell’ambiente, avrebbero dovuto riconoscere gli elementi visivi presenti nel paesaggio, cogliere le differenze con quello visualizzato prima della cattura e “ricalcolare” il percorso per arrivare all’obiettivo.

Invece, una volta lasciate libere, le api riprendevano il volo nella stessa direzione in cui stavano volando prima della cattura. Questo indicherebbe che le api non hanno una vera e propria mappa mentale dell’ambiente in cui sono inserite basata sul ricordo di esperienze passate. Studi ulteriori e più raffinati, basati su tecniche di rilevazione del volo, hanno però evidenziato che in questo tipo di test in realtà le api non perdono completamente la strada. Dopo un iniziale disorientamento, si accorgono di non riuscire a raggiungere l’obiettivo e sanno riprendere la via corretta, il che farebbe propendere per l’ipotesi della mappa mentale cognitiva.

Alcuni autori hanno elaborato uno scenario alternativo: le api avrebbero una forma elementare di mappa mentale. In sostanza, catturerebbero “istantanee” visive dell’ambiente in cui si muovono. In queste istantanee, la direzione dell’obiettivo sarebbe associata alla posizione del Sole.

In questo studio, Cheeseman e colleghi hanno voluto verificare questo modello introducendo nel test di disorientamento un ulteriore elemento per confondere le api. Queste infatti venivano addormentate con un anestetico istantaneo. Al risveglio, gli insetti si trovavano in un altro punto e con la posizione del Sole notevolmente cambiata rispetto a prima dell’anestesia. Ciò nonostante, le api hanno dimostrato di riuscire a riprendere la strada verso l’obiettivo.

Esclusa questa ipotesi intermedia, secondo gli autori i dati sperimentali sono sufficienti a confermare l’ipotesi della mappa mentale. Le api hanno dunque sufficienti risorse cognitive per costruirsene una e orientarsi così durante il volo.

Info Redazione

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