lunedì , 19 novembre 2018
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Mentre le api riposano

Nella zona alpina, durante il periodo invernale, le api riducono la loro attività quasi del tutto e si riuniscono in glomere; le api riposano ma l’apicoltore deve attivarsi perché il ritorno della bella stagione lo trovi preparato ad affrontarla con serenità.
Ora, se l’apicoltore ha effettuato un buon invernamento, per quanto riguarda le api ha solo il compito di mantenere l’apiario indisturbato, ed ovviare agli inconvenienti derivanti da eventi atmosferici di straordinaria entità. Deve, per esempio, controllare che gli alveari non vengano scoperchiati da raffiche di vento: è raro che si verifichi se l’apìario è situato in una posizione riparata, tuttavia non è un evento da escludere.
Ogni tanto si devono osservare le porticine di entrata, che devono essere giustamente dimensionate, e devono essere liberate da eventuali foglie secche, ghiaccio od altro.
Ricordo che la larghezza dell’apertura di entrata dovrebbe essere proporzionata alla grandezza del glomere: essa dovrebbe circa corrispondere alla metà del diametro del glomere, consentendo un adeguato ricambio dell’aria dell’alveare, senza provocare il raffreddamento delle api.
Per quanto riguarda l’altezza, la porticina non deve consentire l’entrata ai topi che, attratti dal tepore e dalle scorte, possono provocare danni anche rilevanti ai favi. Per questo dovrebbero essere alte circa 7 -8 millimetri oppure essere provviste delle grigliette apposite, che peraltro si dimostrano utilissime anche nelle altre stagioni.
Se un roditore entra nell’alveare ci vive indisturbato, al caldo e nell’abbondanza di viveri, in quanto le api non possono molestarlo poiché devono restare agglomerate. Il topo consuma miele e cera, cominciando dai favi laterali, poi attacca anche quelli centrali e, un po’ alla volta, mangia anche le api che non sono in grado di difendersi quando la temperatura è troppo bassa. Difficilmente si possono vedere dei segni esterni che evidenzino la presenza dei topi, ci si accorge solo alla prima visita primaverile.
Perciò dove le porticine fossero troppo alte si provveda a correre ai ripari.
Quando il terreno è interamente coperto di neve, gli apiari sono visitati da altri ospiti. Le cinciallegre, durante la loro ricerca di cibo, trovano sul predellino degli alveari qualche ape morta e se ne cibano facendo pulizia. Se la temperatura è molto bassa e quindi le api non riescono ad asportare le api morte, le cinciallegre, non trovando nulla sul predellino, picchiano insistentemente col becco sulla parete dell’arnia, finché una qualche ape avventata se ne esce, e la cattura; poi vola su un cespuglio vicino e se la mangia, lasciando cadere la testa e l’ultima parte dell’addome con il pungiglione. Se osservate, si possono trovare in vicinanza degli apiari i resti dei pasti delle cinciallegre: anche questo fa parte di una catena biologica spietata ma funzionale, di cui spesso ci sfuggono i perché.
Può essere utile disporre nelle vicinanze dell’apiario dei pezzi di cotenna con un po’ di lardo, finché le cinciallegre non trovano cibi alternativi, così evitiamo che disturbino le api e diamo loro una mano a sopravvivere.
Anche il picchio, in caso di mancanza di cibo, si avvicina agli apiari alla ricerca di legno vecchio ricco di parassiti; se trova delle arnie con legno sano desiste, in caso contrario continua il suo lavoro indisturbato e molesta le api in glomere e mangia le api che escono. L’apicoltore che trova il segno delle beccate del picchio sulle pareti dell’arnia, sa che quell’arnia ha già superato abbondantemente il suo tempo!
Gli inconvenienti citati sono abbastanza rari e l’apicoltore può rimediarvi facilmente.
Un evento spiacevole più frequente è quello che si verifica con l’introduzione del fondo antivarroa in lamiera: si deve provvedere con l’invernamento ad isolarlo perché il metallo, essendo un ottimo conduttore, assorbe il calore dall’interno dell’alveare e lo trasmette all’esterno causando un pericoloso raffreddamento dell’interno dell’alveare: con temperature molto basse si possono formare degli addensamenti di ghiaccio sul fondo antivarroa, a causa della condensa per il cosiddetto “effetto parete fredda”.
E’ quindi essenziale coibentare il fondo degli alveari per evitare dispersioni di calore e conseguente maggior consumo di provviste. In questo periodo, chi non lo avesse fatto al momento dell’invernamento, potrebbe ancora provvedere.
Se l’apiario non è situato lontano da strade, il passaggio di automezzi pesanti, trasmettendo vibrazioni, attraverso il terreno gelato e l’aria, disturba le api agglomerate. Esse si muovono maggiormente, consumando più provviste e non uscendo per la rigidità della temperatura, accumulano i residui della digestione nell’intestino. Il ristagno delle scorie nell’ampolla rettale può causare diarrea, fenomeno che, se ridotto, si risolve spontaneamente, ma se invece più diffuso e grave, può favorire l’insorgenza di patologie a carica dell’apparato digerente delle api: in particolare nosemiasi ed amebiasi.
In questo caso l’apicoltore si farà carico di trovare un luogo più tranquillo.
L’apicoltore che ha provveduto ad un buon invernamento ed ha tenuto presente le condizioni di qui sopra, dovrebbe lasciar riposare le api e dedicarsi ai lavori sulle attrezzature.
I melari dovrebbero essere contrassegnati con il numero dell’alveare o almeno contrassegnati e separati per apiario, al fine di evitare, nel malaugurato caso di malattie contagiose, che un altro apiario od alveare sia infettato. I melari ed i loro favi devono essere raschiati dal propoli (che può essere raccolto ed utilizzato) e dalle costruzioni di cera eccedenti. Vanno scartati i favi ritenuti non più idonei ed effettuate le riparazioni necessarie. I favi da nido dovrebbero essere ripuliti, ma non è consigliabile utilizzarne il propoli per uso medicamentoso, in quanto venuto a contatto con  prodotti acaricidi.
Una cura maggiormente attenta va dedicata alla selezione dei favi da nido: prima si scartano quelli vecchi o mal costruiti, poi si separano quelli vuoti da quelli con scorte, che verranno utilizzati nella prima visita primaverile. I melari ed i favi puliti selezionati vanno riposti all’asciutto ed al fresco. Se la temperatura del magazzino non è sufficientemente bassa, si possono sviluppare le tarme: quindi periodicamente si deve procedere alla disinfestazione con anidride solforosa od altri prodotti. I favi scartati vanno ridotti in panni di cera, mentre i telaini e gli altri residui è opportuno che vengano bruciati.
Catalogando e sistemando il materiale, sarebbe opportuno procedere all’acquisto od alla costruzione del materiale che si ritiene di dover utilizzare nella prossima annata. E’ bene preparare i telaini con i fogli cere i nuovi da nido e da melario, ed anche qualche arnia per eventuali sciami perché altrimenti, se al momento del bisogno ci troviamo sprovveduti, lo sciame può prendere il volo. L’ultima attività apistica importante a cui l’apicoltore dovrebbe dedicarsi è l’aggiornamento: ci sono ottime riviste e bellissimi libri che ci aiuteranno a fare del nostro hobby un attività ricca di soddisfazioni anche intellettuali.
Se per le api l’inverno è riposo, per l’apicoltore è tempo di prepararsi alla nuova stagione.

Giovanni Giovannini

Info Redazione

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