giovedì , 29 Ottobre 2020
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osservazione dalla porticina

Osservazione dalla porticina

Le informazioni necessarie per conoscere lo stato delle nostre colonie possono essere fornite durante tutto l’anno grazie alle osservazioni dalla porticina, dal melario attraverso il fondo o dalle strutture esterne dell’arnia, cosicchè il nido di covata deve essere toccato solo in pochi casi, per esempio per il controllo di primavera, per l’ampliamento dell’arnia, per spostamenti, per il rinnovo della regina, per evitare la sciamatura e per il controllo di fine estate.

COSA POSSIAMO SAPERE DURANTE L’INVERNO CON LE OSSERVAZIONI ESTERNE?
Durante l’inverno un apicoltore può ascoltare i rumori provenienti dall’interno dell’arnia avvicinando l’orecchio alla parete esterna. Se, dopo pochi colpi leggeri, le api rispondono con un breve, ma forte brusio che si spegne subito, si ha la certezza che la colonia è ben provvista di cibo e che non ci sono problemi. Qualora invece la risposta dovesse risultare ovattata o suonasse piuttosto lontana dalla porticina, si può dedurre, anche senza bilancia per arnie, che vi è carenza di cibo; si rende perciò urgente metterne una certa quantità direttamente nell’alveare. Un tono breve, ma più acuto significa sete: come soluzione basta una spugnetta imbevuta di acqua calda.

Un fischio prolungato indica la mancanza della regina. La colonia verrà perciò controllata a fondo il primo giorno di bel tempo e, se la famiglia è ancora abbastanza forte, verrà aggiunto un telaino.

Quando la porticina è ostruita a causa di una moria di api o se si verificano uscite in periodi insoliti di api moribonde, è possibile che si tratti di malattie contagiose: nosemiasi, varroasi e dissenteria o disturbi esterni come una cincia, un picchio o delle galline che razzolano nelle vicinanze. Se invece intorno alla porticina si notano deiezioni, allora si tratta di dissenteria. Deiezioni isolate e sparse invece, segnalano quasi certamente la mancanza della règina r Se queste, al contatto con l’acqua, assumono una colorazione biancastra invece che marrone, indicano la concomitanza di nosemiasi e dissenteria. Numerosi corpi dilaniati rivelano invece la presenza di topi.

OSSERVAZIONI DURANTE IL VOLO DI PURIFICAZIONE
Ci si deve appostare a lato del fronte di volo e non davanti, perchè spesso anche la regina partecipa al momento di estasi e vola assieme alle altre per purificarsi. La presenza dell’apicoltore cambia il quadro solito da essa conosciuto e la regina potrebbe così non trovare l’entrata dell’arnia giusta rischiando di perdersi o di entrare nell’arnia sbagliata ed essere colpita a morte. In particolare bisogna osservare attentamente il momento d’uscita e quello del rientro.

Quando i movimenti sono sicuri e veloci, si trovano numerose api guardiane sul davanzale, tenuto ben pulito da particelle di cera e da corpi morti; inoltre se le raccoglitrici giungono cariche di polline, si può essere certi che la colonia è in ordine. Va fatto notare però che in altre stagioni, particolarmente in autunno, anche le colonie senza regina incamerano polline.

Se una famiglia non è impegnata nel volo di purificazione, probabilmente non ne ha bisogno e questo è un buon segno. Tuttavia è bene «ascoltare» la colonia per scoprire le cause di tale comportamento. Tutte le famiglie, che, dopo aver ripreso la nornale attività di volo, emettono un ronzio di soddisfazione e non si sentono disturbate, sono sicuramente a posto.

Lamenti, spostamenti inquieti lungo la parete frontale dell’arnia, grande inquietudine, mancanza di coesione e porticina sporca, sono chiari segni della mancanza della regina.

IL PERIODO DI SVILUPPO DELLA COLONIA
La formazione di condensa all’interno dell’arnia o intorno alla porticina in febbraio e marzo, la presenza di larve morte, uova o tarme sono la dimostrazione indubbia che il periodo della deposizione è iniziato e che la popolazione è tranquilla. Cristalli di zucchero nel nido e sul fondo possono indicare carenza di acqua. Ma non ci si deve allarmare per questo. Durante il periodo in cui vi è la covata infatti anche le api hanno bisogno di acqua. In particolare  soffrono della carenza quelle popolazioni che sciamano molto presto durante una primavera piuttosto fredda, perchè le api raccoglitrici d’acqua, molto spesso a causa del freddo, non riescono a tornare all’alveare e la popolazione ne viene indebolita. Si consiglia in questi casi di installare un abbeveratoio esterno.

Giovani api già provviste di peli, dall’addome appesantito sul quale sono visibili deiezioni, che si trascinano incapaci di volare davanti agli alveari e ai magazzini, indicano l’insorgenza del mal di maggio.

Si tratta di una sorta di occlusione, che si verifica a causa dell’impossibilità di digerire o di liberarsi di grandi quantità di polline raccolto in questo periodo o per il tempo fresco che ostacola le capacità di volo. Come contromisura basta un pò di acqua  leggermente zuccherata con un pizzico di sale da cucina o solfato di sodio.

IL PERIODO DELLA SCIAMATURA
Quando in maggio le api formano stabilmente un grappolo indolente, sono pronte per la sciamatura. Qualora, in una calda mattina di giugno, una colonia dovesse allontanarsi lentamente mentre nelle altre famiglie regna ancora attività di preparazione, o le api dovessero rimanere gran parte del gruppo oziose nell’alveare o sul davanzale e apparissero indolenti dei dintorni dell’arnia, la sciamatura avverrà di lì a poco a meno di non ingrandire l’alveare con un telaino da costruire.

Osservazione dalla porticina
Foto di Pasquale Angrisani

Di solito si trovano già alveari pronti alla sciamatura. L’attività lavorativa è scesa quasi a zero, le pareti intermedie sono costruite solo in parte. Le esploratrici sono in volo di ricognizione per cercare un nuovo luogo di nidificazione.

Qualora le api non si liberano del raccolto di polline al loro rientro, nè svuotano la borsa melaria, ma si mischiano insieme al grappolo di api fermo davanti l’alveare, oppure si muovono ansiose qua e là per il favo con il loro carico, ci si può ragionevolmente aspettare che di lì a poco avverrà la sciamatura.

Quando le api si ritirano all’interno dell’alveare e si caricano di miele, allora il momento della partenza è giunto. Con la cosiddetta «prova della farina» si può definire la popolazione pronta alla sciamatura, basta cospargere le api pronte alla sciamatura lasciandole poi volare via. Torneranno sicuramente all’alveare di origine. Avvenuta la sciamatura qualora la giovane regina non sia tornata dal volo di nozze, poco dopo si noteranno gli insetti correre con irrequietezza nei dintorni e presso le colonie vicine.

IL PERIODO DELLA RACCOLTA DI MIELE
L’esempio delle api giovani durante i giorni di bel tempo offre un quadro completamente diverso.

Al rientro, una volta giunte davanti all’alveare, si spostano dall’alto in basso tracciando giri sempre più ampi, lo sguardo sempre rivolto al favo, per imprimersi nella memoria il quadro dell’alveare al quale appartengono. Quando le api di tutte le colonie volano in questo modo, il volume del rumore prodotto raggiunge la stessa intensità di quello della sciamatura.

Un profondo, ma vivace e soddisfatto ronzio a sera al termine del raccolto giornaliero insieme al profumo di miele che fuoriesce dall’arnia grazie alla corrente d’aria che le api ventilatrici riescono a creare, sono la prova che la giornata ha fruttato un ottimo raccolto.

Con la ventilazione viene eliminata dai favi durante la notte l’acqua in eccedenza, che si forma con la fermentazione del nettare. Le api ventilatrici si mettono con il capo abbassato rivolto verso l’uscita e con l’addome ripiegato; la ghiandola odoripara non è visibile; sbattendo le ali, gli insetti espellono l’aria dall’arnia. Funzionano difatti come ventilatori. Durante il tempo della raccolta di miele o in giorni afosi e caldi prima di un temporale le api diventano particolarmente aggressive se si sosta a lungo sulla direzione di volo. L’ape si lancia direttamente contro il disturbatore emettendo un fischio acuto e rabbioso. Sia il fischio che l’odore del veleno, sprigionato dalla puntura, attirano altri aggressori.

Famiglie di api che lavorano per molte ore, volando solerti e cariche di propoli, sono molto produttive come tutte le colonie le quali colpiscono per l’elevato numero di bottinatrici. Durante belle giornate di sole si possono vedere già al mattino presto alcune colonie volare attivamente mentre altre riposano ancora. Le «mattiniere» come le «lavoratrici accanìte» ottengono le migliori rese. Difatti escono velocemente dall’arnia e volano a colpo sicuro mentre altre colonie «dormiglione» e «Iazzarone» volano oziose senza una meta precisa non riuscendo così ad ottenere buoni risultati, perciò queste ultime non sono adatte per l’allevamento.

Le osservazioni dalla porticina permettono di riconoscere non soltanto la capacità di raccolta, ma anche lo stato di salute, l’aggressività, la mitezza degli insetti e, con un’indagine più approfondita, l’uniformità di colore, la forma, la grandezza delle operaie e dei fuchi. In questo modo l’apicoltore sarà costretto ad aprire l’arnia soltanto in pochissimi casi.

M. Meissner

Fonte: “L’Ape nostra amica anno XIII n. 4”

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