venerdì , 21 settembre 2018
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trappola per il polline

Pollimel

Non è una sigla è il nome nuovo della miscela di polline fresco e miele. Mi pare utile di scriverne diffusamente, non solo per gli apicoltori ma più di tutto per il vasto pubblico che non conosce a fondo i numerosi prodotti delle api.
Il polline è stato utilizzato negli ultimi dieci anni soltanto da quei pochissimi consumatori che hanno avuto la fortuna di trovarsi a contatto con gli apicoltori che stanno producendolo con l’entusiasmo degno dei pionieri.
La miscela di polline e miele è il cibo di cui si nutrono le api per produrre pappa reale alla stessa maniera che la mucca mangia l’erba per produrre il latte.
L’uso e il commercio del polline in Italia è ancora molto limitato. Nel Trentino è stato introdotto dalla Cooperativa Apitrento molti anni orsono.
Di anno in anno il consumo è andato aumentando sensibilmente, anche se gli apicoltori stentano a convincersi che la produzione è vantaggiosa anche per le api stesse.
La difficoltà maggiore è costituita dalla conservazione del polline. Il mercato mondiale offre il polline essicato. Per il piccolo apicoltore l’essicazione è cosa piuttosto difficile.
Anzitutto non esiste l’attrezzo specifico «l’essicatore» collaudato da competente esperienza. Gli essicatoi esistenti, o sono troppo costosi, o presentano l’incertezza degli attrezzi costruiti ingegnosamente, ma senza criteri industriali. Certamente nel prossimo futuro avremo anche l’essicatoio ideale.

Intanto, io suggerisco ancora una volta la miscela che dà il « Pollimel ».
E’ un metodo che ha diversi vantaggi dimostrati costantemente in cinque anni di esperienza. Anzitutto non richiede nessuna attrezzatura perché si mescola semplicemente il polline col miele.
La proporzione usata è stata di 3 parti di miele e una di polline. Certamente si potrebbero usare altre proporzioni.
Quella che consiglio io dà una miscela gustosa e di sicura conservazione. Ma il vantaggio più rilevante consiste nel conservare il polline integro.
Il polline del normale commercio essicato nel modo più perfetto perde il 10% di umidità. Infatti, il Prof. Giulio Margheri, direttore del laboratorio chimico dell’Istituto Agrario Prov.le di S. Michele a/A ha constatato che il polline fresco contiene il 18 % di umidità, mentre quello essicato ne contiene solo 8 %.

C’è da domandarsi: di che cosa è costituito quel 10% di umidità evaporata?
Certamente non si tratta soltanto di vapore acqueo. La differenza tra il polline fresco e quello secco, penso che sia simile a quella esistente fra l’uva da tavola fresca e quella appassita.
E’ comprensibile che gli aromi e gli enzimi che nell’essicazione vanno perduti diminuiscono il gusto e le proprietà nutritive e terapeutiche del polline, e perciò ritengo che la miscela sia da preferire all’essicazione.
In pratica si opera in questo modo: si raccoglie il polline giornalmente, si pulisce con un semplice fono da capelli dalle impurità che contiene: sono cascami di cera, di propoli, qualche ala, qualche zampetta. Si pesa e poi si deposita in vasi di vetro. Sopra il polline si versa del miele fluido in quantità tripla; si ha perciò una miscela che contiene il 75% di miele e il 25 % di polline.
Il miele, per il suo peso specifico va al fondo e spinge in superficie il polline. A questo punto si rovescia il vaso e si lascia finché il miele ha raggiunto nuovamente il fondo. Così per alcune settimane, finché la miscela sia diventata omogenea. Si può accelerare l’omogeneizzazione con un robusto frullatore. Non servono i normali frullini da caffè perché troppo deboli.

Il «pollimel» ottenuto in questo modo si conserva indefinitamente; mantiene costantemente la stessa consistenza. Si può facilmente renderlo più fluido, riscaldandolo a bagnomaria a temperatura che non superi 40° C. Il sapore e l’aroma del «pollimel» sono sempre gradevoli e generalmente i bambini ne sono ghiotti.
Naturalmente il pollimel composto di polline e miele di prato naturale di montagna o di collina si distingue nettamente per sapore ed aroma più intenso ed è più ricercato.
Poiché i prati naturali danno polline di vari colori, anche le tinte del pollimel variano, e nell’arco della stagione apistica dal marzo al settembre le varietà di colori si susseguono.
Tuttavia si nota che il colore prevalente è il giallo, con infinite sfumature, che vanno dall’arancione del farfaro dorato al giallo sbiadito delle ultime cicorie.

La constatazione che il pollimel contiene le materie prime che le api trasformano in pappa reale, ci fa pensare ai valori nutritivi e terapeutici dei due componenti, quali ci vengono illustrati da medici dell’altezza del Dr. Ives Donadieu, accademico francese e il Dr. Luciano Pecchiai, pediatra milanese molto apprezzato nel mondo della scienza e da tutti gli apicoltori italiani.

Anche il Prof. Gastaldi, conosciuto e stimato specialmente nel Trentino, in vari scritti ha messo in luce i valori dei due prodotti miele e polline, marcando la loro complementarietà. Nel pollimel sono racchiusi i pregi energetici del miele e quelli plastici del polline, facendone un cibo di valore dietetico straordinario.
Il confronto del pollimel con la pappa reale è simile a quello dell’erba con il latte, con la differenza che l’intermediario che trasforma la materia prima nel primo caso è la mucca e nel secondo è l’ape.
Se poi si vuole considerare la differenza del prezzo dei prodotti erba e latte, pollimel e pappa reale, appare chiaramente che il nuovo prodotto che viene venduto a circa 40 euro il Kg. in proporzione costa molto meno della pappa reale, di cui, come già detto, è la materia prima.

Abramo Andreatta

Info Redazione

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