venerdì , 15 Novembre 2019
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Invernamento e preinvernamento

L’invernamento è l’ultimo lavoro nell’apiario prima del riposo invernale. Un buon invernamento è una garanzia per una buona ripresa primaverile.
Col sopraggiungere dell’autunno si controllano le famiglie e si mettono in opera quelle precauzioni indispensabili affinché Le api possano trascorrere l’inverno senza danni.

Chi non avesse ancora smielato, deve togliere i melari, smielare e rimettere i melari sopra i nidi perché le api possano ripulirli. Non si ripongano mai melari imbrattati di miele perché essendo molto igroscopico attira l’umidità e diventa un ottimo terreno di coltura per le muffe che una volta cresciute possono danneggiare il miele e anche la cera e si eliminano solo con le alte temperature.

Quando i melari sono asciutti e vuoti si tolgono, si mettono in magazzino e si procede al controllo del nido.
Questo è un periodo molto delicato perché vi sono belle giornate ma scarsa importazione e perciò si devono restringere le porticine e si deve operare la sera per evitare i saccheggi violenti e quelli latenti ugualmente pericolosi.
Si controlla la forza e la salute delle famiglie. Se sono deboli e ammalate si curano o si distruggono a seconda dell’infezione o dell’infestazione. Se sono famiglie deboli ma sane si riuniscono col metodo del giornale.

Se vi sono favi vuoti si levano e si restringe il nido con un diaframma.
Si controllano le provviste e se sono scarse si provvede alla nutrizione compensativa con sciroppo zuccherino al 70%.

Chi avesse i nidi con troppo miele e scarso posto per la covata deve togliere un paio di favi e sostituirli con favi vuoti che saranno posti al centro per dar spazio alla covata. Chi non avesse favi vuoti, può smielare per 2/3 un paio di favi e poi rimetterli nel nido al centro. In questo caso si procede con una nutrizione stimolante al 50% affinché la regina sia indotta a riprendere la deposizione per non invernare api troppo vecchie.

In conclusione si deve equilibrare il rapporto api – miele: in modo che in ciascun alveare vi sia cibo per tutto l’inverno e vi sia un numero di api giovani in grado di mantenere una buona temperatura del glomere.

Le operazioni succitate sono un preinvernamento.

Dopo le prime nottate di brina, quando la temperatura esterna è scesa sotto lo zero si forma il glomere, allora si procede all’invernamento vero e proprio. A questo punto si può rilevare esattamente la consistenza reale delle famiglie.

Si tolgono i favi non occupati dalle api, si restringe il nido e si riempie lo spazio vuoto con materiale isolante. Se vi fosse qualche favo con polline non opercolato si mette al centro perché non si alteri. Si restringe la porticina in modo che l’apertura sia metà dello spazio occupato dal glomere.

Si inserisce sul fondo il telaietto per il test della Varroa oppure un foglio di politene spalmato di vasellina: entrambi serviranno per controllare l’infestazione del temuto parassita. Per trattenere meglio il calore si inserisce tra coprifavo e coperchio uno strato di materiale coibente (poliuretano, polistirolo, gomma piuma). Per evitare che l’umidità si condensi e si fermi sul fondo nella porta posteriore dell’alveare è consigliabile inclinarlo lievemente in avanti.

Per le zone di montagna oltre a tutte le operazioni precedenti è opportuno isolare dal freddo le pareti laterali e posteriori degli alveari coprendole con polistirolo che si può fissare con nastro adesivo. Se si è proceduto con metodo e cura le api avranno cibo, calore e aria tali da superare senza difficoltà i rigori invernali e potremo ritrovarci a fine inverno con famiglie in ottime condizioni.

Giovanni Giovannini
Esperto apistico

Ragstore

Info Redazione

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