venerdì , 21 settembre 2018
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Preparare le api all’invernamento

Dopo il prelievo degli ultimi melari e dopo o proprio in occasione (se si sono usate alcune biotecniche) del trattamento estivo contro la Varroa, le colonie,in Trentino, devono essere accompagnate in modo consapevole ad un adeguato sviluppo in vista del lungo inverno.
Il trattamento estivo contro la Varroa ha avuto due obbiettivi:
• ridurre il più possibile la popolazione dell’acaro parassita,
• permettere alle colonie di allevare api invernali con corpi grassi ben sviluppati e prive di virus, e quindi api longeve e in grado di superare il lungo inverno e capaci di riprendere l’intenso allevamento di covata che avrà inizio a fine inverno nella prossima stagione.
Per garantire un ottimale svernamento ed una buona ripresa delle colonie, le api devono poter accumulare un adeguato quantitativo di scorte di miele. Rimandare la costituzione di queste scorte all’autunno inoltrato non è però ragionevole. Fornire nel tardo autunno abbondanti quantitativi di sciroppi densi, oppure limitarsi a dare alle proprie colonie ingenti pacchi di candito a inizio inverno, non ci mette al riparo da perdite di alveari, magari proprio di quelli invernati molto popolosi.
La prossima stagione si costruisce da fine estate ed è dunque in questo periodo che l’apicoltore deve dedicare massima cura alle api. Proprio le colonie che più hanno prodotto e che quindi hanno portato gran parte del miele nei melari rischiano un tracollo a fine estate o durante l’inverno. Tolti i melari, i problemi principali sono due:
• l’affollamento,
• la scarsità di scorte, in presenza di abbondante covata da alimentare.
Queste due situazioni pericolose spesso avvengono in assenza di fioriture in grado di fornire alle api adeguati quantitativi di polline e nettare. Colonie a cui siano stati prelevati due o più melari possono soffrire un grave affollamento e, se si verificassero poi prolungati periodi piovosi durante i quali le api sono costrette in massa dentro le arnie, potrebbe essere favorita una disastrosa proliferazione del virus della paralisi cronica. I devastanti effetti di questa patologia possono rapidamente portare al collasso un numero elevato di colonie.
L’estate 2018 è stata caratterizzata da costanti e ripetuti eventi piovosi, talvolta impetuosi ma in genere benefici, in quanto hanno favorito il mantenimento di una certa flora apistica. Ma questo non ha certo tolto all’apicoltore il doveroso compito di assecondare il naturale andamento dei propri alveari, che prevede un graduale ridimensionamento delle popolazioni ed un altrettanto graduale incremento delle scorte di miele. Primo dovere dell’apicoltore è dunque verificare come siano composte le colonie e quanti favi di covata e di scorte siano presenti in ognuna prima di intraprendere azioni generalizzate.

Fonte: Fondazione Mach notizie apicoltura n.3 – d.d. 30.08.2018
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