venerdì , 20 Settembre 2019
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Ape con evidenti sintomi di virus della paralisi cronica CBPV

Presenza virale negli alveari

In diverse nazioni sono stati fatti lavori per verificare il livello di presenza virale e comprendere gli effetti sulle api.
Lykke e al verificano campioni di api adulte da apiari in Danimarca con inusuale alta mortalità invernale e covata con sintomatologia. Tutti e sei i virus cercati sono stati rinvenuti nelle api campione con frequenza significativamente variabile. SBV ( covata a sacco ) in 78 apiari, DWV( ali deformate) in 55, ABPV( paralisi acuta) in 11, CBPV( paralisi cronica) in 4, BQCV( cella di regina nera) in 1 and KBV(kashmir) in 1. Il KBV non era stato finora rinvenuto in Danimarca.
La larga maggioranza delle api campionate è risultata infettata da uno o più virus. Da Blanchard e al. è arrivata la conclamazione del rinvenimento in Francia del virus Israeliano della paralisi acuta, probabilmente correlato con Nosema ceranae. Il 14 % dei campioni è risultato positivo.
L’analisi filogenetica ha mostrato che gli isolati francesi sono strettamente” imparentati “ col ceppo rinvenuto negli USA. Kukielka e al verificano in Spagna la presenza e distribuzione di (DWV), (BQCV), (KBV). Il 60%dei campioni è risultato simultaneamente positivo per DWV e BQCV.
I due virus sono risultati presenti nell’ 84% e nel 68% dei campioni. KBV è risultato presente solo nel 1.7% dei campioni. La densità degli alveari sembra essere relazionata con la presenza virale. Il rischio legato ai virus citati diminuisce a nord e a ovest suggerendo che l’esistenza di condizioni propiziatorie favoriscano la presenza a sud ed est.
Sul territorio austriaco la presenza dei principali virus pericolosi per le api è stata recentemente verificata in 90 famiglie che mostravano segni di spopolamento, collasso, paralisi e colorazione scura delle api. Il virus più presente è risultato DWV( virus delle ali deformate) presente nel 91% dei campioni, ABPV ( virus della paralisi acuta delle api ) è risultato presente nel 68% dei casi esaminati. In molti campioni è risultato presente più di un virus. La distribuzione è risultata variare considerevolmente a seconda delle aree geografiche ( salvo appunto il caso del DWV praticamente ubiquitario). In tutti i campioni di api che mostravano colorazione scura e disorientamento è sempre stato rinvenuto il virus CBPV della paralisi cronica.

La simultanea infezione da DWV e ABPV è risultata molto frequente in famiglie deboli o spopolate o vicine al collasso. Api prelevate da famiglie apparentemente sane all’interno dello stesso apiario da cui sono state studiate le famiglie con problematiche sanitarie attribuibili a varroa, hanno mostrato un quadro virale presso che analogo, ma in quantità da 10 a 126 volte più basso. Questo porta a far concludere che quando in un apiario vi sono famiglie in sofferenza virale, le altre famiglie devono essere a loro volta considerate potenzialmente a rischio.

Gli effetti dei virus nel medio periodo
Essendo in genere gli effetti dei virus proporzionali alla loro quantità l’effetto tale da provocare il collasso delle famiglie avviene di solito da fine estate alla successiva primavera.
In estate l’effetto della virosi comincia dalla covata. Secondo Ball e Allen (1988) anche una considerevole quantità di covata disopercolata può morire di APV in famiglie severamente infette.
Il virus può essere letale anche nei primi stadi pupali ma non sembra invece creare problemi nei più tardivi ( Ritter ). Se le larve sono nutrite con una quantità di virus insufficiente a provocare infezione nei primi stadi di sviluppo, esse potranno sopravvivere e continuare lo sviluppo abbastanza regolarmente. APV è stato rinvenuto in circa la metà di pupe infestate e morte dopo l’opercolazione e in questo caso il virus è introdotto nel circolo dell’emolinfa dall’attività di nutrizione che l’acaro svolge sulla larva. L’acaro risulta abile a trasferire il virus da una pupa infetta ad una sana nel 50- 80% dei casi (Wiegers, 1988;Ball, 1989).
Anche durante l’inverno le api devono fare i conti coi virus. Diversi studi hanno cercato di comprendere il ruolo del Acute Bee Paralysis Virus (ABPV) nella sopravvivenza invernale delle api . Secondo Siede e al. questo virus è spesso rinvenibile in famiglie che non superano l’inverno e in quantità decisamente superiore rispetto a quelle che sopravvivono.
Gli autori concludono che vi è una forte correlazione tra varroa- ABPV e mortalità invernale delle famiglie. Simili conclusioni trae Garrido che verifica il collasso della famiglia tanto più anticipato quanto più è presente ABPV.
Gli alveari esaminati dalla ricercatrice morti in estate sono risultati infetti da ABPV al 100%. Quelli morti in inverno per il (92%) mentre nei sopravvissuti il virus è risultato presente nel 56% delle famiglie.
In tutto analoga la presenza di DWV (nelle morte in estate 67%, nelle morte in inverno 31%, nelle sopravvissute 11%). Nelle famiglie sopravvissute non vi è significativo effetto della presenza virale sul numero delle api svernate. I virus producono altri disagi in altre stagioni. Ostiguy e al osservano una correlazione tra infezione dei fuchi da DWV e sostituzione spontanea della regina.
Le famiglie tendono a sostituire le regine 2/3 volte l’anno quando l’80% dei fuchi risulta infetto. La sostituzione risulta tanto più anticipata quanto più è alto il carico virale. Williams e al riportano il rinvenimento di regine nate con ali deformate e pesantemente infetta da DWV. DWV ( deformed wing virus ) si moltiplica lentamente e in genere consente la nascita dell’ape infettata che presenta però le caratteristiche deformità alle ali. ABPV è molto più veloce come tempo di replicazione e quando presente raggiunge rapidamente la prevalenza riproduttiva causando effetti letali e subletali. (Shen e al ) hanno studiato la relazione tra il Virus Kashmir ,quello della covata a sacco (SBV ) e la varroa.I risultati dimostrano che KBV e SBV possono co-infettare le api.
Lo studio ha dimostrato la presenza virale in regine e loro uova, cioè il passaggio virale dalla regina alle uova e la trasmissione tra le api e da queste alle larve. I virus sono stati rinvenuti in tutti gli stadi di sviluppo della covata e in tutti i tipi di cibo. Anche sulla varroa e nella sua saliva sono stati rinvenuti entrambi i virus, confermando che l’acaro può fungere da vettore di infezioni virali multiple . Chantawannakul e al. hanno rinvenuto sulle varroe cinque tipi di virus simultaneamente presenti. Yang e Cox-Foster verificano l’impatto dell’acaro su sopravvivenza, incidenza virale, caratteristiche fisiologiche delle api neonate.
Risulta confermato che la parassitizzazione da varroa è collegata ad un’alta presenza del virus delle ali deformate (DWV) e ciò dà luogo ad una notevole diminuzione dell’aspettativa di vita dell’ape. Gli autori hanno poi provato ad infettare le api parassitizzate da varroa con un batterio test (Escherichia coli) trovando che la sopravvivenza di queste è molto minore rispetto a quella di api che non hanno avuto contatti con la varroa. Ciò è risultato correlato all’assenza di un importante attività enzimatica del sistema immunitario, la fenolossidasi.
Gli autori concludono che il sistema immunitario delle api parassitizzate non è pienamente funzionale, rendendole estremamente vulnerabili. Gaultier ha studiato la presenza virale in vari organi delle api colpite e ha potuto verificare che la presenza del DWV ( virus delle ali deformate) può avere effetti sulle capacità di fertilità di regine e fuchi. Particolarmente in questi, la presenza virale fa si che l’intero tratto riproduttivo risulti gravemente compromesso.
Soprattutto, il virus sembra avere profondi effetti sul tratto intestinale e ciò potrebbe portare a complicazioni nelle funzioni digestive che potrebbero, dati i deficit immunitari, implicare una maggior suscettibilità a patogeni quali il nosema ceranae, che anche in minime quantità potrebbe trovare una facilitata via di proliferazione in questi ospiti debilitati, per poi manifestare azione, una volta moltiplicatosi a livello esponenziale, anche su api definibili sane e normalmente in grado di resistere ad una discreta presenza del patogeno.
Secondo de Miranda vi è una consistente rimozione di larve e pupe in relazione all’esposizione a nutrici infettate da virus durante la stadio larvale. Yue , Schröder , Gisder e Genersch. verificano come il virus delle ali deformate che risulta ampiamente visibile nei suoi effetti nel momento precedente il collasso da varroa e spesso considerato impropriamente un sintomo diretto della varroasi, risulta, in assenza di varroa praticamente invisibile.
Il virus può comunque risultare persistente nel tempo a livello di infezione inapparente diventando sintomatico al crescere dell’infestazione da varroa. Kralj e al verificano che dalla parassitizzazione da varroa le api hanno danni al comportamento di volo, all’orientamento oltre che all’apprendimento associativo. Iqbal ha invece verificato come l’infezione virale causi specifici deficit nell’apprendimento e nella capacità di memorizzare delle api.
Storicamente si è potuta studiare ( Ball ) anche una notevole incidenza del cloudy wing virus e del virus della paralisi lenta (SPV) come causa di notevole mortalità sia di adulte che di covata negli alveari infestati.
Per tali motivi Martin afferma che
  • Il numero di Varroe presenti è meno significativo rispetto alla presenza dei virus DWV e APV ( IAPV)
  • gli apicoltori non possono vedere ,neanche con test , se i virus sono presenti e in che misura
  • Il numero di Varroe dovrebbe essere mantenuto ragionevolmente basso in modo da evitare la trasmissione dei virus ( e si può aggiungere anche il numero dei virus stessi ).
  • Le colonie possono sopravvivere ad alte infestazioni di varroa durante la stagione attiva perchè ci sono sufficienti api a sostituire quelle che muoiono precocemente
  • E’ essenziale mantenere il numero di varroe nel periodo di allevamento delle api invernali e fare perciò in modo che queste risultino del tutto sane.

In termini pratici, secondo Martin, ciò significa che le colonie devono essere trattate immediatamente alla rimozione dei melari in tarda estate. Qualsiasi ritardo darà come risultato la nascita di api invernali infettate da virus col pericolo di estinzione della famiglia durante l’inverno. Se tali api , dalla precaria aspettativa di vita,saranno poi trattate con ossalico che come vedremo ha una certa tossicità sul lungo periodo per le api stesse, si produrrà un ulteriore diminuzione della aspettativa di vita delle stesse con un crollo della popolazione prima della fine dell’inverno.

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