sabato , 15 dicembre 2018
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Presto Dormite

Per quanti non hanno ancora avuto occasione di utilizzare il nitrato d’ammonio (NH4N03) in apicoltura, descriverò qui le diverse utilizzazioni di questo prodotto, che può essere di grande aiuto nelle mani di apicoltori coscienti e responsabili.

Innanzitutto è opportuno precisare che l’anestesia non deve essere utilizzata che in casi specifici, seguendo precise regole e non ad ogni piè sospinto! Una cattiva utilizzazione del gas e un impiego sconsideratamente ripetuto possono provocare uno stato di choc che arriva a determinare la morte di un certo numero di api. Non è dunque il caso di usare questo sistema un giorno sì, un giorno no; esso va riservato unicamente per quelle circostanze in cui l’anestesia facilita di molto il lavoro dell’apicoltore e rende eseguibili manipolazioni altrimenti impossibili a farsi.

Per quegli apicoltori con i quali condivido l’avversione all’impiego di prodotti chimici in apicoltura preciso che il gas ottenuto dalla combustione del nitrato d’ammonio è il protossido d’azoto, correntemente usato in chirurgia umana. È sicuramente molto meno pericoloso del nitrato di sodio, tranquillante usato per stimolare la germogliazione dei legumi, di quello stesso nitrato di sodio che si trova raccomandato in tutti gli articoli di giardinaggio, nella formulazione dei concimi complessi e che è una temibile fonte di inquinamento della falda.

Le possibili utilizzazioni dell’anestesia in apicoltura sono assai numerose.

Dopo averlo sottoposto ad anestesia si può collocare un alveare in qualsiasi punto dell’apiario o anche del territorio abitualmente perlustrato, senza bisogno di ricorrere ad alcuna segregazione; le api addormentate provvedono spontaneamente al loro risveglio ad effettuare voli di orientamento e non tornano più al posto occupato in precedenza.

L’anestesia è pure utilizzabile per il recupero di sciami selvatici o difficilmente catturabili. Si verificano molti casi di gente spaventata che si rivolge ai pompieri, i quali in mancanza di attrezzatura e di esperienza apistica, distruggono lo sciame soffocandolo o eliminandolo con un insetticida. Un’anestesia ben condotta permette spesso di recuperare in tutta tranquillità uno sciame che si sarebbe dovuto sacrificare.

PREFERIBILMENTE DI SERA
Nel caso si debba ricercare la vecchia regina per provvedere alla sua sostituzione, è necessario affumicare leggermente attraverso l’entrata dell’arnia. Non appena le api cominciano ad agitarsi si solleva il coperchio dell’arnia e si sistema, fra il fondo e il nido (evidentemente si parla di cassette a fondo mobile, n.d.r.) un melario senza telaini.

Si anestetizzano allora le api del nido che cadono nel melario vuoto; dopo aver verificato che non siano rimaste api sui favi e aver rimosso, se necessario, quelle ancora presenti, si frappone fra il melario e il corpo dell’arnia un escludiregina disposto con precisione. Per assicurare una buona ventilazione e favorire il risveglio è opportuno non coprire subito il nido.

A mano a mano che si risvegliano le api risalgono sui favi, lasciando la regina confinata sulla faccia inferiore della griglia collocano allora il coprifavo e il tetto, si leva il nido e lo si sistema momentaneamente su di un supporto qualunque, a poca distanza dal posto abituale. Eliminata la regina bloccata sotto la griglia, si tolgono il melario vuoto e l’escludiregina, sono ancora sul fondo dell’arnia sul quale si torna a mettere il nido con la famiglia ormai orfanizzata.

Generalmente vanno perdute meno api che nel caso di una laboriosa ricerca favo per favo, durante la quale si schiacciano e mutilano un buon numero di api, causando talvolta guai all’operatore che non riesce più a «domare» le sue allieve.

Certi esperti apicoltori affermano di essere in. grado di introdurre con successo una nuova regina senza sopprimere quella vecchia. La giovane, più vigorosa, elimina automaticamente la vecchia regina. lo confesso di aver fatto la prova, ma il risultato è stato ben lontano dal 100 per cento di riuscita.

Per introdurre una regina fecondata o una cella reale matura (dopo aver tolto la regina da sopprimere) è preferibile lavorare di sera, dopo il calar del sole. Si fa fumo con il nitrato d’ammonio; non appena le api si sono addormentate si introduce la nuova regina fra i due favi centrali.

SENZA LOTTA
Generalmente la regina sparisce rapidamente nel profondo del nido. È possibile, se il coprifavo è munito di un foro, sistemare la gabbietta aperta con la regina all’imboccatura del foro. Attendere per chiudere che le api incomincino a destarsi, affinché ci sia una buona ventilazione.

Al risveglio, le api accettano senza la minima difficoltà la nuova regina che è loro assegnata, la quale, a sua volta, ha avuto il tempo di prendere l’odore dell’alveare e non ha quel comportamento-agitato che spesso ne provoca l’aggomitolamento. Nel caso si usi una cella reale matura la si colloca delicatamente in posizione verticale fra i due telaini centrali. Voglio sottolineare che questo metodo consente di recuperare colonie orfane da un certo tempo, anche quando api ovificatrici hanno già iniziato la deposizione.

Per una riunione immediata di famiglie (o volendo rinforzare una famiglia con l’aggiunta di uno sciame o di un pacchetto di api) si anestetizza la colonia che riceve e si colloca superiormente, dopo aver tolto il coprifavo, un melario senza telaini. Se si vuole introdurre uno sciame lo si lascia cadere addormentato nel melario, sopra i favidel nido. Se si sovrappone invece una famiglia completa la si mette rapidamente nel doppio melario vuoto posto sopra il nido inferiore e si anestetizzano le api del corpo superiore.

Quando sono tutte addormentate, si esaminano uno per uno i favi del nido superiore, recuperando quelli che contengono covata, che vengono inseriti nella famiglia sottostante in sostituzione di altri (es. favi laterali privi di covata). Come in ogni anestesia bisogna facilitare il risveglio delle api arieggiando abbondantemente. Svegliatesi, le due famiglie si mescolano senza lotta e le api prese altrove non ritornano alla postazione originaria.

Si possono costituire dei nuclei, senza preoccuparsi che le api ritornino nell’alveare da cui sono state prelevate. Come sempre quando si ha a che fare con dei nuclei, sarà ugualmente conveniente sistemarli lontano dall’apiario per evitare saccheggi.

Tranne che nel caso in cui il saccheggio sia esteso a tutto l’apiario, è possibile bloccare questo inconveniente anestetizzando gli alveari interessati e ostruendo gli ingressi con delle manciate di erba umida, spruzzata con essenza di mirbana. Al risveglio le saccheggiatrici non riprenderanno il loro combattimento.

ESITANTI E INCAPACI DI PUNGERE
In via straordinaria si può far dimenticare provvisoriamente una sorgente di bottinamento divenuta pericolosa (a causa di insetticidi), anestetizzando le famiglie che là raccolgono.

Beninteso la cosa non è fattibile che nel caso in cui ci si trovi di fronte a un trattamento a debolissima persistenza, che cede il posto a un trattamento molto più pericoloso. Le bottinatrici infatti ci mettono poco, dopo il risveglio, a dirigere di nuovo i loro voli verso la sorgente di morte.

Se si vuole praticare l’anestesia nel migliore dei modi è indispensabile impiegare solo del nitrato d’ammonio puro, quello venduto dai fornitori di materiale apistico (e dai fornitori di reagenti per laboratori di analisi, n.d.r.) e non del solfato o nitrato d’ammonio venduti come concime, che sono impuri e pericolosi.

Per procedere all’anestesia bisogna mettere nell’affumicatore, appena il combustibile ha preso a bruciare speditamente, un cucchiaino da caffè del prodotto. Quando il fumo normale incomincia a cambiare colore e assume una tinta grigio giallognola introdurre attraverso l’entrata anteriore dell’arnia, azionando lentamente il mantice, tre o quattro sbuffate di fumo. Togliere il tetto, il coprifavo e soffiare con molta moderazione una sbuffata di fumo negli interspazi dei telaini.

È indispensabile azionare l’affumicatore lentamente durante l’operazione, perché un apporto troppo grande di ossigeno può provocare la combustione del gas che brucerebbe le api e anche perché al di sopra dei 170°C il gas cambia composizione, diventando pericoloso. Appena le api sono addormentate non bisogna assolutamente chiudere l’alveare, ma favorire piuttosto una ventilazione efficace fino al momento in cui le api incominciano ad agitarsi.
Non c’è bisogno di affrettarsi a chiudere l’alveare perché, dopo il risveglio, le api sono esitanti e incapaci di pungere per buon lasso di tempo.

Un metodo pratico per utilizzare il nitrato consiste nel diluire il prodotto fino a scioglierlo nell’acqua e nell’immergervi delle striscette di iuta, cartone ondulato, tela di cotone (si evitino lana e tessuti sintetici), che si fanno poi seccare al sole dopo che si sono impregnate e si conservano al riparo dall’aria e dall’umidità in sacchetti sigillati di plastica, in vasi, ecc., per evitare che assorbano umidità, essendo i nitrati igroscopici.

È allora sufficiente mettere nell’affumicatore, al momento dell’uso, un pezzo del prodotto preparato; si utilizza quindi l’affumicatore come descritto più sopra. Per non lasciare raffreddare la covata nel periodo in cui le api addormentate non la possono accudire, è meglio evitare di praticare l’anestesia con il freddo, ma conviene piuttosto operare con temperature miti, nel pomeriggio o verso sera.

Jean Sabot (Revue française d’apicolture)

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