mercoledì , 3 Giugno 2020
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Melario pieno di miele e api
Foto di Pasquale Angrisani

Quando il miele è maturo

Il miele appena depositato dalle api nei favi appare come un liquido lucente, poco viscoso e con un alto livello di umidità (dal 60% all’80%). Il lavoro delle api ventilatrici lentamente toglie l’eccesso di acqua fino a valori compresi tra il 16% ed il 18%. Viene opercolato in quanto risulta conservabile e può essere estratto dall’apicoltore. Il tempo necessario per la maturazione del miele varia in funzione di: umidità e temperatura esterna, tipo di miele, forza dell’alveare, eccetera. Indicativamente non meno di 5 giorni devono trascorrere dall’esaurimento delle fonti di nettare. Per il recupero dei melari ci si attiene a due criteri.

a) L’opercolatura. E’ il sistema più naturale, affidato al giudizio infallibile delle api. Ma non è semplice, in quanto il sigillo dei favi non avviene in modo contemporaneo: le parti del favo marginali vengono lasciate spesso incomplete, soprattutto nei raccolti di agosto e settembre; le api nella stessa celletta, a detta di alcuni apicoltori, depositano solo un tipo di miele e quando la fioritura termina prima che le cellette siano state riempite queste non vengono opercolate, pur contenendo miele maturo.
Si consiglia di estrarre i favi opercolati per almeno i 3/4 della loro superficie.
Un ulteriore conferma si basa sulla valutazione empirica del grado di viscosità del miele, direttamente correlata al contenuto in acqua; tenendo un favo in posizione orizzontale si imprime una scossa né violenta né moderata dall’ alto in basso: se si versano numerose goccioline il miele non è da considerare maturo, mentre se dal favo non fuoriesce alcunché si può procedere all’ estrazione. Una cosa è certa il miele non maturo non deve essere assolutamente raccolto.
b) Rifrattometro. Con questo strumento si misura con precisione l’umidità del miele. Dato il costo è utilizzato nelle grandi aziende o viene distribuito dalle associazioni.

apiscampo
Apiscampo a Losanga, 2 uscite, in plastica

Prelievo dei melari
Generalmente il prelievo dei melari avviene alcuni giorni dopo il termine della fioritura interessata. Se sono in corso fioriture bisogna evitare di raccogliere miele non maturo ponendo, ad esempio, l’apiscampo tre-quattro giorni prima del recupero dei melari.
L’apiscampo, orami utilizzato ovunque, presenta alcuni vantaggi: è comodo, riduce al minimo il tempo per il prelievo dei favi, elimina i danni alle api e la possibilità del saccheggio. Deve essere applicato ermeticamente; da una accidentale fessura le api saccheggiatrici entrando non troverebbero operaie in grado di contrastarle.
Presenta lo svantaggio di richiedere un doppio intervento e di non funzionare se nel melario viene intrappolata la regina. Altresì il soffiatore è attualmente utilizzato solo nelle grosse aziende.

La presenza di numerose api nei melari dopo l’interposizione dell’apiscampo potrebbe indicare che alcuni telaini presentano covata. La si osserva: se è covata maschile può essere eliminata, se è invece covata femminile i favi potrebbero essere abbinati ad altri analoghi per la costituzione di un sciame, oppure introdotti in una famiglia debole. I melari privi di api vengono portati in laboratorio.
Le operazioni sopra descritte devono essere effettuate in modo tale da limitare il saccheggio: quindi velocemente e di mattina o, meglio, al tramonto.

Qualche suggerimento per la disopercolatura e l’estrazione
a) Lavare ed asciugare accuratamente gli strumenti prima del loro utilizzo.
b) Procedere alla disopercolatura possibilmente con i favi ancora caldi, cioè appena estratti dagli alveari.
c) Fare uso del banco disopercolatore e di coltelli in acciaio ben affilati.
d) Inserire i favi nello smelatore in modo equilibrato: favi pesanti contrapposti diametralmente a favi pesanti e lo stesso dicasi per favi leggeri.
e) Introdurre nello smelatore favi completamente disopercolati per limitare rotture.
f) Aumentare e diminuire gradatamente la velocità di rotazione dello smelatore, evitando brusche accelerazioni o decelerazioni.
g) Usare per la filtrazione filtri a sacco in Nylon.
h) Lo strato biancastro che si stratifica sulla superficie del miele versato nei maturatori forma una efficace barriera contro il passaggio di odori non opportuni e di umidità. Va asportato al momento dell’invasettamento del miele.
i) La fase di decantazione varia da una a due settimane.

Restituzione dei favi vuoti
I favi ed i telaietti dopo la smelatura rimangono ricoperti uniformemente da una sottile pellicola di miele. Non conviene accantonarli tali e quali per l’invernamento in quanto se, da un lato, lo strato di miele li protegge dalle tarme dalla cera dall’altro rappresenta un forte richiamo per formiche, topi ed un fertile terreno per lieviti. Meglio restituirli alle api che provvederanno a ripulirli perfettamente e ad aggiustare qualche parte deteriorata. L’operazione va eseguita solo nel tardo pomeriggio.

Fonte: “Rivista di Apicoltura anno IV n.5”

Info Redazione

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6 Commenti

  1. Molto interessante è descitto perfettamente

  2. GERMANO MARCELLI

    Sono apicoltore da oltre 60 anni, concordo con tutto in particolar modo dopo la smielatura far pulire i favi dalle api anche se l’operazione richiede un pò di lavoro i favi é meglio metterli per ovvie ragioni al tramonto per evitare a causa dell’odore del miele il saccheggio.

  3. Bello molto interessante e utili consigli grazie

  4. Paola Pedroni

    Per evitare covata nei melari utile inserire escludiregina prima di mettere i melari!

    • L’escludi-regina comprime la famiglia nel nido e, con flussi nettariferi copiosi, diminuisce lo spazio per la deposizione della regina e favorisce la sciamatura.
      È obbligatorio solo per gli apicoltori che usano l’apiscampo: se vi è covata nei melari le api o la regina non scenderanno, mentre se si usa il soffiatore (durante il prelievo dei melari) si perderanno le regine che si trovano nei melari.

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