mercoledì , 14 Aprile 2021
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Ricomincia il lavoro in apiario: prima visita
Foto di Thomas Völcker da Pixabay

Ricomincia il lavoro in apiario: prima visita

Ormai possiamo considerare l’inverno alle nostre spalle e, naturalmente il passaggio tra cattiva stagione e primavera comporta un ampio margine di variazione relativo alla fascia climatica e soprattutto all’andamento metereologico; pertanto è abbastanza difficile poter formulare dei precisi riferimenti al calendario. Non è comunque necessario dare indicazioni di date in quanto l’individuazione del momento più appropriato per iniziare i lavori in apiario ci viene proprio dalle api.

Tre sono gli elementi che ci permettono di valutare quando è tempo di procedere al primo controllo dell’anno: l’andamento climatico, lo stato della vegetazione e il comportamento delle api. Scioltisi i rigori dell’inverno cominciano a fare la loro comparsa periodi di bel tempo e nelle ore più centrali di queste giornate si percepisce il gradevole tepore del sole. Anche i valori medi della temperatura tendono a divenire più alti e stabili e nel mondo vegetale si possono intravvedere i primi segni del risveglio. Tra i colori invernali sempre predominanti si possono scorgere i primi segni di ripresa e alcune delle specie più precoci come il salice e il nocciolo offrono le prime fonti di polline. Trascorsi alcuni giorni da quando si è instaurato questo embrione di primavera è possibile osservare negli alveari un certo movimento di api ed è facile sorprendere all’ingresso qualche ape provvista di polline. Questi fenomeni appena descritti sono chiaramente concatenati e rappresentano i segnali che ci dovranno indurre a compiere la prima visita primaverile.

Prima visita
Procederemo al primo intervento in apiario quando, dopo qualche giorno di bel tempo, le condizioni ambientali si dimostrino particolarmente favorevoli. La temperatura esterna deve oscillare intorno ai 15°C per cui in pratica si dovrà operare almeno dopo le ore 11 antimeridiane. Poiché nella colonia è già presente, nel centro dei favi più interni, una certa quantità di covata, il divario termico tra esterno ed interno è consistente (28°-30°C contro il 15°C) e il margine di tolleranza è molto scarso essendo com’è noto la covata molto sensibile a temperature non ottimali. Dovremo tener ben presente questo fatto nel corso dei nostri interventi e limitare massimo lo stress legato all’apertura degli alveari. Come regola generale sarà bene non insistere a lungo nel tenere gli alveari completamente aperti, utilizzare un telo con cui coprire la parte che non si controlla e non estrarre tutti i favi al completo limitandoci ad accertare in modo rapido gli aspetti più sostanziali. Dopo aver tolto le protezioni poste in fase di invernamento procederemo ad aprire l’arnia limitando il più possibile l’uso del fumo.

Le finalità della prima visita riguardano essenzialmente l’accertamento delle condizioni generali in cui si trovano gli alveari dopo aver superato le difficoltà dell’inverno con particolare riferimento alle provviste, alla densità di api presenti e all’eventuale riscontro di qualche contrattempo come ad esempio la diarrea o la presenza di topi o di muffe.

Il primo elemento in assoluto che dobbiamo valutare è certamente la presenza di un’adeguata quantità di scorte. D’ora in avanti gli alveari consumeranno molto di più di quanto abbiano fatto per tutto il periodo novembre-febbraio e sarà proprio a partire da adesso che il rischio di avere scorte insufficienti si fa reale. Per giudicare le scorte sufficienti, ogni favo presidiato dalle api deve avere una corona di miele opercolato su entrambe le facce. In queste condizioni l’alveare può considerarsi dotato di provviste sufficienti fino all’arrivo dell’importazione. In caso contrario è necessario procedere alla nutrizione integrativa. A parte la possibilità di prelevare favi da alveari che risultino particolarmente dotati, la tecnica più appropriata consiste nel ricorrere a favi di miele opercolato accantonati nell’annata precedente. Questi favi vanno disposti subito al fianco di quelli presidiati dalle api, eventualmente dopo aver rotto in qualche punto gli opercoli. In alternativa a questo tipo di integrazione si può far ricorso al candito che può essere dato alle api sia disposto orizzontalmente sotto il coprifavo, sia sostenuto dentro un telaino o anche introdotto nel tratto imbutiforme del nutritore a tazza. Non è invece opportuno somministrare sciroppo almeno fino a quando non ci sarà un minimo di movimento delle api bottinatrici, costante per qualche tempo.

Il secondo elemento da valutare durante la prima visita è l’entità delle api presenti. Anche in condizioni normali durante l’inverno una certa quantità di api soccombe e questa moria fisiologica delle api più vecchie comporta una riduzione di popolazione di uno o anche due favi. Se lo spopolamento primaverile si dovesse dimostrare più accentuato (farà da riferimento l’annotazione fatta in fase di invernamento) dovremo individuare la causa o le cause. Numerosi sono gli eventi che possono provocare una moria eccessiva di api, sia di carattere patologico che dovuti a stimoli negativi o anche a fattori tecnici. Così si potrebbe trattare di diarrea, di malattie delle api adulte o di altri fattori negativi quali la fame, un cattivo invernamento o un’inadeguata preparazione della colonia nella stagione precedente. Se per esempio è presente una regina vecchia o anche vi sono state raccolte tardive che hanno occupato lo spazio destinato alla covata di fine estate o per altre cause ancora non è avvenuta un’adeguata nascita di api in settembre e ottobre, l’alveare va in invernamento con un numero di api apparentemente normale ma, essendo molto vecchie, esse moriranno precocemente senza essere rimpiazzate. Naturalmente non sempre è facile poter stabilire con precisione la causa di un eccessivo spopolamento e se non si ha motivo di ritenere presenti malattie si ricorrerà ai rimedi correnti. Gli alveari che dimostrano una densità di api pari a 4 o 5 favi dovranno essere riuniti tra loro o con altre famiglie di media forza. Quelli con almeno 5 favi ben ricoperti di api e abbondanti provviste possono invece considerarsi come il livello minimo per proseguire l’allevamento. I favi che non risultano più popolati dalle api vanno comunque allontanati per evitare che vi attecchiscano le muffe e che comunque aumenti inutilmente lo spazio che le api devono riscaldare. Se vi sono tracce di miele basterà rompere gli opercoli con una forchetta e ben presto le api li vuoteranno rapidamente.

Non bisogna insistere più di tanto nel ricercare la regina. Nel corso della prima visita primaverile è importante accertarne la presenza che può essere anche rilevata indirettamente per la presenza di covata nei favi più centrali. Infine sarà necessario uno sguardo per individuare eventuali avversità come la diarrea. Terminato così il primo accertamento ricomponiamo l’alveare rimettendo di nuovo le protezioni apposte per l’invernamento e rimandiamo alla seconda visita il prossimo intervento.

Dott. Lorenzo Benedetti
Fonte: “L’Ape nostra Amica anno V n. 2”

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