mercoledì , 14 Aprile 2021
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Ricomincia il lavoro in apiario: seconda visita

Ricomincia il lavoro in apiario: seconda visita

Trascorse due o tre settimane dalla prima visita torniamo in apiario per approfondire gli accertamenti e completare i lavori intrapresi in precedenza. D’ora in avanti cominceranno le operazioni volte alla preparazione degli alveari per il raccolto.

Le finalità di questo secondo intervento in apiario non si discosta molto da quanto abbiamo attuato in precedenza se non per un più approfondito esame della situazione in atto e per la possibilità di avviare la nutrizione stimolante.

Rispetto a come abbiamo lasciato gli alveari la volta precedente, l’incremento di popolazione non è stato consistente e talvolta la densità delle colonie può essere stazionaria. Non dovrebbero esserci comunque alveari con meno di sei favi popolati dalle api. Più critica invece può rivelarsi la situazione delle provviste soprattutto se per l’imperversare del maltempo le api non hanno potuto effettuare nessuna importazione. Più attenzione sarà rivolta anche alle condizioni dei favi approfittando per fare la rotazione di quelli più vecchi verso l’esterno. Generalmente non è ancora tempo di aumentare lo spazio a disposizione tranne non si diano favi con delle scorte di miele. In questa fase comincia a divenire importante l’estensione della covata: si dovrà estendere per almeno 4 o 5 facciate dei favi centrali ed essere rappresentata da tutti gli stadi di sviluppo. La presenza di una covata estesa e di bell’aspetto esprime la potenzialità della famiglia poiché da quelle cellette nasceranno le api che daranno inizio alla fase di sviluppo e quindi di produzione dell’alveare.

Programma di massima
Dopo i primi controlli, la gestione di un apiario comporta una serie di interventi che culmineranno nella preparazione degli alveari e nel loro sviluppo ottimale in attesa della raccolta. Come sempre gli alveari più promettenti sono quelli più forti e soprattutto con regina giovane. Questi alveari avranno necessità di poche cure; dopo l’eventuale nutrizione stimolante l’unica attenzione riguarderà le misure per prevenire la sciamatura naturale.

Gli alveari, dell’apiario, con uno sviluppo medio andranno opportunamente seguiti e stimolati fino a portarli a livello dei primi. Molta importanza riveste l’età della regina poiché a parità di altre condizioni sono più propensi alla sciamatura gli alveari con regine di due o più anni. In queste colonie a parte l’eventuale ‘rinnovo della regina sarà bene intervenire con una certa stimolazione. In ultimo c’è una terza quota di alveari che per diversi motivi si trova in condizioni sfavorevoli: famiglie orfane, con regina vecchia, riunioni, sciami del precedente anno, alveari che hanno sofferto di diarrea o di altre avversità richiederanno tutti particolari cure, dalla sostituzione della regina, alla somministrazione di scorte o di favi di covata, alla nutrizione. Attuando tutte queste misure si raggiunge un certo grado di uniformità e da un certo punto in poi le operazioni potranno essere pianificate: avremo così maggiore uniformità negli interventi, risparmio di lavoro, di tempo e di materiali e, quando finalmente sopraggiungeranno le risorse, anche un raccolto eseguito in condizioni ottimali di forza e sviluppo.

Orfanità e riunioni
Non è infrequente l’insorgere dell’orfanità durante l’inverno. Diverse sono le cause che la possono aver provocata e generalmente il fenomeno risale a parecchio tempo addietro. Unico rimedio in questo periodo è soltanto la riunione anche se, per la presenza di api fucaiole si potrebbe avere qualche inconveniente. Si procederà in questo modo: i favi dell’alveare orfano vengono portati lontano dall’ apiario e spazzolati. In questo modo soltanto le api normali avranno la possibilità di rientrare nel proprio o in altri alveari mentre le api fucaiole, per le modificazioni anatomiche loro intercorse non sono in grado di volare e restano disperse fuori. A questo punto si potrà procedere ad una normale riunione col metodo del giornale.

Nutrizione stimolante
Per potenziare al massimo lo sviluppo degli alveari con un leggero anticipo rispetto al sopraggiungere del buon raccolto è ormai entrato nella tecnica corrente il ricorso alla nutrizione stimolante. Se quando le fioriture saranno ricche gli alveari sono già potenzialmente pronti, con un elevato numero di bottinatrici, queste entreranno in campo con grande spiegamento di forze e con risultati produttivi massimi. Se all’inverso la colonia si sviluppa in contemporanea alla disponibilità di nettare la produttività sarà minore poiché l’importazione sarà consumata dalla colonia proprio per il suo sviluppo fino a quando non si prepara la sciamatura.

Con il modesto ma costante apporto di sciroppo diluito al 50% eseguito a partire da circa 40 giorni prima delle fioriture previste, indurranno uno stimolo alla deposizione e quindi alla nascita di molte api che si faranno bottinatrici proprio quando è prevista la disponibilità nettarea, Somministreremo tutte le sere o ogni due giorni cominciando con 200 ml di sciroppo e aumentando progressivamente sino a giungere a 500-700 ml. È da tener presente che la presenza di risorse spontanee minori e di bel tempo riducono la necessità di eseguire la stimolazione che per contro si rende indispensabile quotidianamente per i periodi di cattivo tempo.

Non si creda che la pratica della nutrizione stimolante sia facile e priva di inconvenienti. Uno stimolo troppo precoce può ad esempio favorire la deposizione eccessiva che in caso di ritorno di basse temperature, specie notturne, si verrà a trovare in condizioni critiche; per contro l’imprevedibilità del periodo preciso in cui si avranno le disponibilità di flora rendono questa pratica abbastanza delicata; ancora, tra i più facili inconvenienti c’è quello di spingere troppo le famiglie che si troveranno poi in condizioni favorevoli alla sciamatura.

Come si vede la nutrizione stimolante è una pratica razionale che deve essere condotta rigorosamente e in collegamento con altre norme di allevamento tra le quali in primo luogo quelle, come la presenza di regina giovane, che hanno valore per la prevenzione della sciamatura naturale.

Dott. Lorenzo Benedetti
Fonte: “L’Ape nostra Amica anno V n. 2”

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