venerdì , 3 Aprile 2020
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Alveari in pieno inverno

Salviamo il salvabile a fine inverno

Non sarà un facile inverno per le nostre api, né lo sarà quindi per molti apicoltori che si troveranno alle prese con problemi sanitari molto grossi e probabilmente con amare delusioni.

Tuttavia non bisogna perdersi d’animo ed è necessario quindi cercare di fare il possibile per limitare i danni. Si è spesso sottolineato come nella stagione invernale non sia prudente aprire gli alveari; l’eccezione è rappresentata dalle situazioni di emergenza.

Molti apiari sono già stati gravemente danneggiati dalla varroasi e molti apicoltori sono stati costretti ad unire famiglie troppo deboli. Tuttavia in quegli apiari, dove ovviamente la varroa era molto presente, le api, fortemente parassitizzate a partire dallo stadio larvale fino all’età adulta, sono molto più deboli e quindi affrontano la stagione fredda con difficoltà. Per questo sarà necessario dare ancora un’occhiata alle nostre famiglie, approfittando di un momento di tepore, per prevenire ulteriori danni.

I danni da eccessiva presenza di varroa generalmente si manifestano attraverso un’anormale ed eccessiva riduzione del numero di api nel corso dell’inverno. Vale a dire che di colpo l’alveare si spopola completamente o vi rimane un pugno di api destinate a morire.

Ecco che allora un’occhiata diventa d’obbligo.
Se levando un attimo il coprifavo le famiglie si presenteranno in forma non c’è nulla da fare, e si può tirare un respiro di sollievo. Se al contrario ci si trova di fronte a pochi telaini di api che oltre a non riuscire con ogni probabilità a mantenere il microclima interno ai livelli ottimali, non riescono a raggiungere con facilità le scorte di miele, allora è necessario intervenire. Naturalmente si possono fare interventi di due tipi: o si decide in base alla forza della famiglia, di rinforzarla penalizzando qualche alveare più forte, mantenendo quindi integra la consistenza dell’apiario, oppure si decide di fare un sacrificio e si uniscono due o più famiglie malconce. Nei casi limite si elimina la povera famigliola aggregandola a quella che si ritiene più opportuno rafforzare.

In questa stagione, fine inverno, le riunioni non danno alcun problema di conflittualità tra le api, ma invece sono operazioni delicate che devono essere fatte con estrema precisione e cautela. Bisogna innanzitutto evitare di far cadere api dai favi ed in secondo luogo i telaini con le api e un po’ di scorte vanno posizionati, nel nuovo alveare, in una posizione prossima alle altre api, di modo che abbiano una certa facilità ad agglomerarsi insieme nel più breve tempo possibile.

Capitasse anche di trovare qualche famiglia ormai completamente spopolata l’occhiata avrà una sua utilità: è triste dirlo, ma almeno ci consente di non perdere i favi e ci eviterà di avere in apiario arnie con telaini senza api, situazione sempre da evitare in quanto rischiosa dal punto di vista sanitario.

Qualora gli alveari fossero scarsi di provviste oppure le famiglie fossero troppo deboli per raggiungere tutti i favi con miele, sarà opportuno intervenire con un’alimentazione di emergenza.

In questo momento la soluzione è una sola: aggiunta di candito proteico. Infatti nutrire con alimento liquido sarebbe un grave errore perché aumenterebbe l’umidità nell’alveare, con conseguente fermentazione delle scorte e possibile formazione di muffe; cose da evitare perché con ogni probabilità darebbero origine a fenomeni patologici che comprometterebbero lo sviluppo primaverile delle famiglie; di solito i pani di candito proteico vengono posti sopra il foro della nutrizione ma qualora la famigliola avesse difficoltà a raggiungere il foro è possibile mettere il candito proteico direttamente sopra i favi, appena sopra il glomere, consentendo l’immediata disponibilità alle api.

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