venerdì , 20 Settembre 2019
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Situazione sanitaria: Arrivate tutte le spiegazioni ai vari misteri

La storia

Da cinque anni, forse più in alcune zone, è aumentata in maniera mostruosa la mortalità di alveari dalla fine della stagione produttiva alla primavera inoltrata. Questo tipo di situazione si è manifestata in pratica in tutto il mondo. Nel periodo è stato identificato un nuovo patogeno delle api appartenente al genere Microsporidia e classificato come nosema ceranae.L’incidenza di questo patogeno è risultata variare molto da paese a paese. In molte situazioni si è assistito alla repentina scomparsa dell’intera popolazione di api negli alveari nei quali rimanevano solo favi di miele eventualmente con la regina e poche api.A questo è stato dato nome di sindrome delle api.

Le ricerche

Si può dire che le ricerche scientifiche pubblicate nel corso del 2013 riescono a spiegare tutta la parte che non era ancora chiara di quanto sta succedendo alle api e all’ alveare e per ciò i misteri si possono dire risolti , anche se lo scenario che la scienza disegna mostra un’ apicoltura che non ha più niente a che fare con quella del passato e che richiede molti cambiamenti, prima di tutto culturali e poi gestionali.

Le risposte
Dopo che negli anni sono state studiate le varie modalità di diffusione e trasmissione dei patogeni, anche in riferimento al sistema immunitario della singola ape e dell’alveare nel suo insieme, mancava ancora qualcosa , la chiave di volta.
In due parole il problema di base che si riscontra oggigiorno è che per l’insieme di tutto ciò che le affligge la aspettativa di vita delle bottinatrici è molto più breve rispetto a quella che era qualche decennio fa e per come l’alveare lavora, questo gli risulta insopportabile.
L’alveare per potersi prima sviluppare e poi avere accumulo di risorse alimentari da poter regalare all’apicoltore e utilizzare durante l’ inverno fa conto assolutamente sulle capacità lavorative delle bottinatrici e sul loro numero.
Se le bottinatrici non hanno una vita sufficientemente lunga oltre che un sufficiente capacità lavorativa quello che riescono a portare all’ alveare è decisamente scarso rispetto alle necessità.
Si noti ad esempio che in primavera ogni singola bottinatrice deve raccogliere quanto serve per allevare la sua sostituta e almeno altre due api affinche la famiglia raggiunga la dimensione produttiva.
È proprio la dimostrazione matematica giunta dall’Australia basata sui vari concetti della biologia del alveare che dimostra la impossibilità di svilupparsi per l’alveare quando le sue forze di raccolta non sono sufficienti a importare i determinati volumi di scorte di polline e miele che consentono di allevare covata bastante per il rinnovo della popolazione con un accumulo di surplus in ogni giorno di attività lavorativa.
Tutti ricordano la legge di Farrar che dice che un alveare grande produce più di due piccoli e in questo sta il problema.
Gli alveari fanno fatica a raggiungere e mantenere quantità di popolazioni che consentano sia di mantenere la quantità di popolazione raggiunta ( che deriva da una certa quantità di polline e marcia bruciando una certa quantità di miele ) che di accumulare scorte perchè le bottinatrici muoiono troppo presto rispetto al tempo che occorre per la nascita di chi le deve sostituire.
Si consideri,ancora una volta, che è proprio la bottinatrice che muore troppo presto che dovrebbe portare all’alveare il miele e il polline necessario ad allevare la sua sostituta e un qualcosina in più per le riserve . Si fa presto a capire dopo che i ricercatori hanno dimostrato la cosa ,che se la bottinatrice muore prima di avere importato questa determinata quantità il bilancio per l’alveare è negativo e tende a diminuire sia di popolazione che di scorte.
Si fa presto anche a capire che tanto minori saranno le disponibilità di risorse nell’ambiente tanto più difficile sarà per l’alveare rinnovarsi, produrre e sopravvivere.
Dunque la capacità lavorativa in funzione della durata di vita della bottinatrice è l’aspetto determinante che può non consentire all’ alveare di allevare popolazione tale da raggiungere capacità di raccolta di scorte in eccesso accumulandole.
I fattori in grado di avere effetti sulla durata della vita delle bottinatrici sono oggi diversi,troppi persino.
Alcuni sono interni all’ alveare, altri sono esterni all’alveare e nell’ insieme si possono combinare sommandosi ooperando in sinergia.
È nota da tempo la diatriba su Neonicotinoidi e altri fitofarmaci in genere, tuttavia la scienza ha dimostrato che vi è una consistente differenza di resistenza delle api a queste sostanze a seconda dello stato di salute in cui si trovano nel momento in cui vengono con loro a contatto.
Una preesistente infezione da nosema rende l’ape più sensibile ai fitofarmaci e questi fanno partire replicazione esplosiva della quantità di virus nell’ape presente ( letteratura varia ).
La quantità e qualità di patogeni presenti nell’alveare è aumentata in maniera esagerata negli ultimi 10 anni.
Se si può considerare che prima dell’arrivo della varroa la presenza virale negli alveari era presso che una curiosità, la presenza dell’acaro ha modificato profondamente questo quadro.
Rispetto ai primi anni di presenza della varroa è profondamente modificato anche il quadro virale relativo ad essa.
Al suo arrivo capitava che aumentando a dismisura il livello di presenza dell’acaro si arrivasse ad avere elevata quantità del virus della paralisi acuta che portava a morte l’alveare.

L’uso di varroacidi per contenere lo sviluppo di popolazione di varroa consente anche di contenere lo sviluppo di questo virus, ma è successo è aumentata in maniera esponenziale la presenza del virus delle ali deformate che risulta intimamente associato alla varroa, quasi in sinergia di sviluppo.

Oggi la presenza negli alveari di questo virus è massiccia fino a raggiungere in pratica presenza sul 100 % delle api dai primi di settembre.
Si può vedere nel dettaglio quali virus sono oggi presenti negli alveari e il loro periodo di picco di presenza

CBPV – virus della paralisi cronica una volta conosciuto come mal di maggio – colpisce tipicamente le api adulte nel corso della tarda primavera

DWV – virus delle ali deformate tende a sparire in primavera in conseguenza del forte ricambio di popolazione di api ma essendo moltiplicato e veicolato dalla varroa si ripresenta in maniera crescente in parallelo al crescere di popolazione dell’acaro raggiungendo quali il 100% di presenza sulle api da settembre. Può essere veicolato anche attraverso nutrizione da ape ad ape e quant’altro, contatto compreso

ABPV – Virus della paralisi acuta la sua presenza è rigorosamente proporzionale alla quantità di varroa presente.

IAPV – si riproduce nella varroa non noto l’andamento stagionale

Kashmir virus – rinvenuto in italia nel 2012 non noto l’andamento stagionale

Black queen cell virus ovvero virus della cella reale nera dispetto del nome che ha preso dal momento che inizialmente veniva trovato nelle celle con regine morte è risultato associato a nosema ceranae e presente in quantità sia nella covata che nelle api adulte. Non è noto il suo andamento stagionale anche se la relazione col nosema ne fa supporre picchi corrispondenti a quello del nosema.

Tutti questi virus trenta anni fa erano delle rarità.

Oggi sono presenti a decine di miliardi miliardi. Invece dovrebbero tornare a non essere presenti.

Già nell’uovo vi può essere presenza virale trasmessa dalla regina e l’ape continua nel corso della sua vita ad accumulare nel suo corpo presenza di patogeni attraverso la nutrizione e le attività lavorativa e la vita sociale quasi senza poterne eliminare e contenendoli con sforzi del suo sistema immunitario che però le sottrae energie preziose per il lavoro. Ma come succede anche per gli esseri umani una vita del genere è destinata ad essere accorciata proprio come succede ancora in africa e non succede più in europa.

In aggiunta l’alveare può avere una serie consistente di perdite di individui nella covata , fra peste europea o americana ( che richiede si bruci addirittura l’alveare ) , calcificata ( che è relazionata alla presenza di varroa e nosema ) e ultimamente BQCV.

In parallelo alle infezioni virali le api più vecchie in modo particolare sono in continuazione soggette alla possibilità di infezione da Nosema ceranae che ha effetti sia di indebolimento che di riduzione della durata di vita delle bottinatrici. Questo patogeno viene veicolato attraverso le attività delle api e anche dalla pappa da operaia e può essere trovato persino nella nutrizione delle larve cominciando a parassitarle già dai primi stadi di vita.

Il suo effetto è variabile a seconda della genetica delle api e della possibilità di difesa che le stesse possono esprimere in relazione alla quantità e qualità di risorse disponibili ma è una pietra al collo.

L’alveare risente in maniera estrema di questa debolezza delle bottinatrici, poco visibile a occhio, e della brevità della loro vita. Questo spiega anche le produzioni sempre più striminzite oltre che le pesanti perdite.

La gestione sanitaria dovrebbe perciò trovare una profonda modificazione ed essere pensata allo scopo di ridurre le varie infezioni che colpiscono l’ape perchè è oggi evidente che è allungando la vita di ogni singola ape che nasce nell’alveare che si migliora il raccolto e da questo la sopravvivenza dell’alveare stesso. Si cura cioè per produrre perche è la produzione che tiene in vita l’alveare.

Savorelli Gianni  gsavore@tin.it

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