giovedì , 13 Agosto 2020
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Arnie

Trattamenti per la protezione del legno delle arnie

Il deterioramento degli elementi costitutivi delle arnie in legno è un fenomeno dalle cause ben precise. La più rilevante è legata alle condizioni ambientali. Innanzitutto il degrado deriva dal contatto permanente dell’arnia con il terreno (a prescindere dalle condizioni atmosferiche) e dall’azione della vegetazione spontanea che cresce attorno ad essa; a questi fattori si aggiunge la presenza, all’interno dell’arnia, di organismi viventi fisiologicamente attivi, Seguono poi fattori economici che limitano la scelta dei materiali da costruzione a quelli più a buon mercato (nel caso del legno sono i tipi meno durevoli) e che portano ad illusorie economie nei trattamenti di protezione e di rivestimento dei legni utilizzati. Questa affannosa ricerca del risparmio deriva dalla mancata valutazione delle cause e degli effetti del deterioramento.

La causa principale è l’acqua. Sia che si tratti di muffe, sia di marcescenze, all’origine c’è sempre un elevato tenore di umidità, che può essere provocato dalle piogge ma anche da una cattiva progettazione dell’arnia, con fenomeni di condensazione interna. Si può conservare il legno mantenendolo asciutto oppure arrestando lo sviluppo delle muffe e dei marciumi nel momento stesso in cui fanno la loro comparsa; il metodo migliore consiste nella combinazione dei due.

Sin dagli anni ’50 sono apparsi numerosi articoli sulla protezione del legno delle arnie. Molti di essi ripetono concetti gia espressi, il che è tuttavia necessario in una professione estremamente libera, in cui gli armatori hanno un ruolo fondamentale e sono continuamente principianti. I primi documenti sui principi e i metodi generali di protezione (e dei relativi errori da evitare) si devono a Dyce e Murphey negli Stati Uniti, Fresnaye in Francia, Jo hnson e Harrison in Nuova Zelanda. Questi decantano i pregi delle vernici  e dei solventi a base di fungìcidi e non ritengono trattare altre metodologie. Dyce e Harrison segnalano tuttavia la possibilità di di soluzioni acquose di sali. Gli studi successivi analizzano le vernici a base di olio (stigmatizzate soprattutto da autori spagnoli, francesi, americani e inglesi). Il primo a suggerire un’alternativa è Williams, che fa leva sui metodi di protezione delle costruzioni in legno impiegati in Nuova Zelanda.

Questo paese ha infatti una grande esperienza nel trattamento di legni poco durevoli ma destinati ad essere utilizzati in ambienti molto diversi.

A fronte del rapido aumento di prezzo del legno, gli apicoltori devono ora riesaminare seriamente il costo dei legni trattati per la costruzione delle arnie; questo articolo può fornire basi per uno studio sull’argomento.

TECNICHE DI PROTEZIONE DEL LEGNO
In ordine crescente di efficacia si possono elencare:
1 – vernici o film plastici discontinui;
2 – trattamenti superficiali con prodotti impermeabili;
3 – trattamenti superficiali con prodotti fungicidi disciolti in un solvente organico (questi prodotti sono spesso impermeabili o miscelati a prodotti impermeabili);
4 – impregnazione totale con prodotti solubili in liquidi organici o più semplicemente in acqua; il trattamento avviene sotto pressione o per semplice diffusione.

Questo articolo insiste sui trattamenti profilattici del legno sia prima della posa in opera, sia già sotto forma di elementi dell’arnia o dell’arnia stessa montata. Le tecniche indicate ai punti 1 e 2 sono utili per la manutenzione delle arnie già esistenti, il numero 3 ha scopi curativi in vista della revisione delle arnie, il numero 4, infine, è consigliabile solamente al legno pretagliato e anche assemblato

1) Vernice
Si tende spesso a confondere la funzione estetica della vernice con quella protettiva. La funzione principale, come segnalato da Teru, è di rendere stagna la superficie del legno per impedire l’infiltrazione di acqua. Il film di vernice può fungere da protezione temporanea e prolungare discretamente la durata dell’arnia, a patto però che venga applicato correttamente. Devono venire stesi accuratamente lo strato di base, lo strato mediano e lo strato di finitura sia per le vernici a base di olio sia per quelle di tipo più moderno (acrìliche, lattice, etc.). I produttori più qualificati specificano questi dati sulle confezioni.

La preparazione della superficie deve essere oggetto di particolare cura. Le teste dei chiodi devono venire infossate nel legno e trattate col mastice. Al momento dell’assemblaggio tutte le giunture vanno tappate con mastice plastico. Quando si usa la colla per fissare tra loro gli elementi, la giuntura deve essere la meno spessa possibile per evitare la penetrazione dell’acqua. Weatherhead e Kennedy hanno dato importanti indicazioni per realizzare l’incollaggio.

Le  vecchie formule per la tinteggiatura delle arnie sono ormai sorpassate dai moderni metodi di rivestimento. Si deve tuttavia cercare di evitare le vernici contenenti fungicidi e di scegliere le marche migliori.                        –

Generalmente si usa la spazzola o la pistola a spruzzo per stendere la vernice, ma Wheens suggerisce caldamente l’immersione degli elementi dell’arnia. Quest’ultima tecnica è preferibile in caso di produzione in serie, sempre a condizione che venga eseguita correttamente.

2) Trattamento con prodotti impermeabili
È noto che anche le migliori vernici si squamano e si incrinano quando vengono maneggiate con una certa rudezza, come avviene spesso alle arnie; una volta che l’acqua si è infiltrata nel legno, la vernice ne impedisce l’essiccamento accellerando il deterioramento. È per questo che l’impregnazione delle superfici con la paraffina solida, studiata scientificamente da Liné, ha sollevato notevole interesse, specialmente in Nuova Zelanda A più riprese sono stati pubblicati dati tecnici sulla posa in opera. Sembra comunque che la tecnica più affidabile sia quella proposta da Anderson: egli consiglia di mescolare la paraffina con dei polietileni e quindi di rifinire con una tintura vinil-acrilica. Le alte temperature impiegate in questo metodo hanno indubbiamente un effetto sterilizzante ed evitano l’instaurarsi di marciumi fino a che viene mantenuta l’integrità delle aree trattate. D’altra parte non si hanno garanzie assolute di riuscita e la paraffina non ha azione fungidica, il che presuppone la necessità di ripetere periodicamente i trattamenti per garantire la durata della protezione nel tempo.

3) Trattamento con prodotti fungicidi
Una seconda tecnica di protezione consiste nel creare una zona antifungina sotto la superficie del legno e quindi una barriera chimica. A tale scopo è necessario, prima dell’assemblaggio, trattare ciascun elemento singolo precedentemente essiccato. Nell’esecuzione dell’operazione si usano solventi organici (toluene o white spirit) che inumidiscono il legno agevolando la penetrazione dei prodotti fungicidi. Dopo l’evaporazione dei solventi, i prodotti permangono all’interno del legno, dove non sono intaccati dall’azione dell’acqua.

I prodotti più largamente impiegati sono il naftaneto di rame e il pentaclorofenolo, entrambi molto utili per il trattamento delle arnie. Oltre ad essi vanno segnalati altri due composti, il tributile di stagno ossidato e l’8 chino-linolato di rame, entrambi sperimentati all’università del Winsconsin a Madison.

Malgrado la scarsa penetrazione che questi prodotti hanno quando sono applicati con il pennello o tramite immersione, possono essere considerati soddisfacenti se rapportati al loro costo e all’impegno necessario per la loro distribuzione. Bisogna tuttavia sottolineare che i solventi sono tossici, così come i residui dei principi attivi che possono persistere alla superficie. Occorre garantire una buona ventilazione durante l’applicazione, così come è importante l’aereazione prima dell’impiego del legno. I due prodotti sono solo leggermente volatili.

In molti Paesi sono disponibili prodotti specializzati a base di concentrato di naftenato di rame e pentaclorofenolo; tuttavia è meglio diffidare, in quanto possono contenere insetticidi per contatto o altre sostanze nocive alle api. Altri problemi possono sorgere dalle impurità: prima della depurazione il pentaclorofenolo può contenere impurità di fabbricazione, a volte molto pericolose. I rischi maggiori sono quelli provocati dal creosoto. Vouwohl ha dimostrato che la presenza del carbolineum in determinate formule porta con sé una tossicità per le api che può perdurare a lungo dopo il trattamento.

In alcuni Paesi si può completare la penetrazione dei prodotti chimici utilizzando legni già trattati industrialmente tramite un procedimento che fa uso di un solvente organico volatile.

4) Impregnazione totale
Questa tecnica può fare uso di soluzioni in solventi organici, come nel caso precedente, ma più spesso si basa su sali solubili in acqua. La più diffusa, utilizzata un po’ dovunque, comporta un composto di arsenico, cromo e rame, potente fungicida che si fissa chimicamente sul legno. Purtroppo Harrison ha dimostrato che il prodotto è tossico per le api. Tuttavia il legno trattato con esso può comunque essere utilizzato per fabbricare supporti per arnie.

Anche i sali di boro sono impiegati come prodotti protettivi del legno: il legno essiccato può venire impregnato in un recipiente messo sotto pressione. Si può anche far diffondere il sale impregnando il legno (non essiccato) in una soluzione concentrata e quindi conservandolo per diverse settimane avvolto in un foglio di plastica. Lo svantaggio dei sali di boro è che rimangono solubili in acqua e di conseguenza possono venire dilavati poiché non si fissano al legno. Pùò convenire usare legno trattato al boro solo per le parti più riparate, a condizione che sia opportunamente tinto e conservato. In Nuova Zelanda esiste un prodotto a base di boro appositamente realizzato (formula CEE BEE) che però non ha ancora trovato largo impiego.

Il fluoruro di sodio è un altro sale solubile in acqua che non si fissa. A volte viene usato per trattare i legni poco esposti. Si comporta un po’ come i sali di boro, ma presenta maggiori rischi per le api. Johanson descrive in dettaglio un composto ammoniacale di rame, sali di fluoro e boro che dà una certa protezione ma non permette alcuna indicazione sui risultati ottenuti nella conservazione delle arnie. Infine Johnson e Gutzen hanno sviluppato un trattamento a base di borato ammoniacale di rame che, non contenendo fluoro, può avere qualche interesse.

Oggigiorno si attendono nuovi prodotti solubili in acqua per la protezione del legno delle arnie: i composti di altile d’ammonio. Comprendono sali di amine primarie, secondarie o terziarie, nonché composti di altile d’ammonio (A.A.C.). Si fa generalmente molto affidamento su questi nuovi prodotti.

Accanto ai prodotti descritti vanno annoverati i prodotti domestici come saponi, shampoo, cosmetici, detersivi.

Le ricerche di Butcher dell’Istituto di Ricerche Forestali hanno messo in evidenza che il cloruro di benzilammonìo, così come i composti affini, può impregnare con facilità il legno di Pinus radiata (pino Monterey). Questi prodotti si fissano al legno e non sono più lisciviati; al tempo stesso hanno un’attività fungicida ad ampio spettro ma non molto intensa contro i marciumi. Sono perciò adatti per ambienti a rischio moderato, in cui il legno è esposto alle intemperie ma non è a contatto del suolo. È questo il rischio a cui le arnie sono soggette in generale.

Secondo una segnalazione di P.G. Clinch, il laboratorio apistico di Wallaceville (Nuova Zelanda) ha evidenziato la ridottissima possibilità di tossicità per le api da parte dei composti A.A.C., il che assicura un avvenire interessante a questi strumenti di protezione del legno. Si ha tuttavia un problema. Se il legno di Pinus radiata può venire facilmente impregnato in bagno a caldo (od anche a freddo), legni di specie affini sono meno recettive a questo trattamento, che non può evidentemente venire consigliato senza sperimentazione preliminare. Al di là di questo, comunque, rimane il fatto che ben pochi altri prodotti garantiscono i vantaggi di questi composti, sia dal punti di vista economico che da quelli delle controindicazioni e della reperibilità.

CONCLUSIONI
I legni non trattati hanno una durata limitata allorché vengono usati per la fabbricazione di arnie in climi tropicali e temperati. Per conservare le loro proprietà è necessario eseguire trattamenti protettivi. Spetta ai produttori di arnie (e agli apicoltori che se le costruiscono personalmente) decidere le tecniche di protezione più adatte alle circostanze. Le possibilità esistono; spetta all’industria trasformarle in realtà consolidate.

D.J CROSS istituto di ricerche forestali Rotorua Nuova Zelanda

BIBLIOGRAFIA
SABOT, J. (1981) – Protezione e conservazione delle arnie in legno. RFA (393) 22-25.
F’RESNAYE, (1959), Nota tecnica su «Protezione del legno delle arnie».
Annali apistici 2 (3) 235-256; 1960, due anni di sperimentazione sulla protezione del legno delle arnie.
Annali apistici 3 (1) 85-98.

Fonte: ” L’ape nosta Amica anno IX n.5″

Info Redazione

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