lunedì , 27 Giugno 2022
La formazione di sciami artificiali, dopo la sciamatura naturale
Foto di Antonio Angrisani

La formazione di sciami artificiali, dopo la sciamatura naturale (2° metodo)

Attraverso questa piccola variante, si può eliminare lo svantaggio descritto nel 1° metodo, operando in questo modo:

Si raccoglie lo sciame naturale in un pigliasciame completo di telaini, avente almeno un telaino di covata fresca o un favo costruito, nel frattempo che lo sciame naturale si calmi e prenda possesso della nuova casa, ci si organizza per preparare tutto il materiale necessario per salvare il maggior numero di celle reali.

Si fraziona l’alveare B  che ha sciamato (disegno 1) fino a smembrarlo in quattro nuclei ( nel nostro caso i nuclei sono il n. 2; 8; 4 e 6). Ogni nucleo deve avere un telaino di provviste contenente miele e polline e, uno di covata mista contenente una cella reale con tutte le api sopra. Se abbiamo favi senza una cella reale la ritagliamo da altri favi che ne hanno in abbondanza e la innestiamo sui telaini al disopra della covata.

I nuclei così formati saranno messi in altri posti nell’apiario, distanti alcuni metri dalla posizione occupata in precedenza dall’alveare che ha sciamato. Dopo un paio d’ore, si preleva dallo sciame naturale raccolto o quando lo sciame si è calmato, il favo che contiene la regina con tutte le api sopra che sicuramente si troverà sul favo che contiene covata fresca, o sul favo costruito e s’inserisce nel pigliasciame ( il n. 5 ) che sarà completato con un favo di provviste e telaini già costruiti o con fogli cerei. Tale nucleo con regina si colloca nel posto occupato dall’alveare che ha sciamato con la porticina aperta, perché raccoglierà tutte le api che si sono alzate in volo durante le operazioni di travaso e il giorno dopo le bottinatrici che si trovano sui nuclei costituiti, che non hanno accompagnato lo sciame.

In seguito dallo sciame naturale raccolto si prelevano  i telaini coperti d’api e se ne inserisce uno in ogni nucleo che si costituisce, per poi completarli con altri telaini costruiti o con foglio cereo. Per circa ventiquattro ore, le porticine dei pigliasciami devono essere chiuse, garantendo solo un’adeguata ventilazione, attraverso la porticina d’ingresso e il foro del nutritore. Le api che sono state prelevate dallo sciame naturale, quando si accorgeranno che manca la regina cercheranno di uscire per trovarla, ma dopo aver fatto vari tentativi accorgendosi della cella reale accudita dalle sorelle che non hanno sciamato, abbandonano l’idea e si stringeranno anche loro intorno alla cella reale per proteggerla e difenderla dal freddo.

Il giorno dopo l’apertura delle porticine dei pigliasciami, le bottinatrici, che non avevano sciamato, al ritorno dai campi entreranno nel posto dell’alveare che ha sciamato arricchendo il nucleo  il n. 5  contenente la regina. Nei nuclei resteranno solo le api nutrici che non avevano sciamato e le api dello sciame naturale catturato.

Per una rapida ripresa  dei nuclei si devono nutrire abbondantemente, fino a  quando diventeranno autosufficienti e hanno riempito il pigliasciame. A operazione terminata abbiamo un nucleo con la regina madre (nucleo n. 5) e quattro nuclei con regine giovani.

Questi metodi, che sfruttano le celle reali della sciamatura naturale, non dovranno essere sistematicamente applicati nell’apiario, ma solo per recuperare sporadicamente delle celle reali di sciamatura, altrimenti si selezioneranno famiglie propense alla sciamatura naturale.

Pasquale Angrisani

Info Pasquale Angrisani

Guarda anche

sciamatura

Perdite di raccolto causate dalla sciamatura

Le colonie più numerose producono una maggiore quantità di miele; è pertanto interesse dell‘apicoltore, all‘inizio …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.