Il glyphosate è un erbicida non selettivo e sistemico sintetizzato per la prima volta nel 1950 e brevettato da Monsanto nel 1970 con il nome commerciale Roundup®. E’ stato introdotto sul mercato nel 1974 e il suo utilizzo si è esteso oltre l’agricoltura, ad esempio nel campo del giardinaggio, dell’ingegneria forestale, del controllo delle colture illegali ecc.
Tra il 1995 e il 2014, l’uso globale del glyphosate è aumentato da 7-16 milioni a 126 milioni di kg. I pesticidi che lo contengono sono diventati i più utilizzati e commercializzati al mondo, riportando il 60% delle vendite totali.
L’utilizzo di questa sostanza ha causato diverse controversie sociali, politiche, scientifiche e giuridiche. L’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA), l’Agenzia europea per le sostanze chimiche (ECHA), l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro e la stessa Monsanto hanno partecipato alla ricerca sulla cancerogenicità per l’uomo del glyphosate, che è stata poi ampiamente verificata e acclarata.
Normalmente gli erbicidi non sono invece valutati per quanto riguarda la tossicità sulle api, perché non se ne ipotizza un’esposizione diretta. In realtà le bottinatrici che visitano fiori di piante resistenti ai trattamenti entrano in contatto con le molecole presenti su di essi, anche in quantità residuale, e le trasportano negli alveari attraverso polline, nettare, acqua, melata e propoli. Nell’alveare poi, possono contaminare altri esemplari attraverso il contatto del corpo, il cibo o la condivisione delle risorse raccolte.
Pochissimi studi hanno analizzato l’effetto del glyphosate sulle api, l’articolo del 2023 di Aneta Boksova et al. fornisce una sintesi dei principali risultati di ricerca su questo argomento, pubblicati nel tempo in varie riviste nel campo della biologia sperimentale.
Riportiamo alcuni esempi.
Gli esperimenti di laboratorio di Faghani e Rahimian (2018) hanno segnalato il contributo dell’erbicida al CCD. Gli autori hanno dimostrato che le api nutrite con mangimi integrati con Roundup® presentassero tassi di mortalità più elevati, anche a causa del fatto che la microflora delle api venga compromessa dal glyphosate, che, sterminando la flora batterica benefica, compromette l’immunità e la tolleranza agli agenti patogeni.
Herbert et al. (2014) hanno riferito come il glyphosate influenzi i modelli di volo, il comportamento di foraggiamento, il tempo di percorrenza e l’appetito. Questi risultati sono coerenti con quelli di Goñalons e Farina (2018).
Anche Balbuena et al. (2015) hanno suggerito che il contatto delle api con le dosi comunemente utilizzate peggiori le capacità cognitive necessarie per recuperare e integrare le informazioni spaziali per il ritorno all’alveare. L’esposizione a concentrazioni più elevate ha ulteriormente compromesso la capacità di navigazione: le api hanno impiegato più tempo per volare verso l’alveare, con più direzioni indirette e voli più scomposti dopo la seconda soministrazione rispetto a quelle trattate con concentrazioni inferiori.
Belsky e Joshi (2020) confermano che il ritorno all’alveare venga influenzato negativamente dal consumo orale alla concentrazione solitamente impiegata dalle comuni pratiche agricole.
Luo et al. (2021) hanno testato la capacità delle api di associare l’odore con i premi. L’esposizione a Roundup® per 11 giorni a 1/2 e 1 volta la concentrazione comune ha portato ad un significativo deterioramento della memoria.
Il prodotto inoltre influenza negativamente l’accuratezza del bottinamento e la sopravvivenza stessa delle api, attraverso il suo effetto sull’apprendimento e sulla memoria (Henry et al. 2012, De Stefano et al. 2014, Karahan et al. 2015, Zaluski et al. 2015).
Roundup® influisce sul ritmo circadiano. L’esposizione cronica può condizionare il successo dell’impollinazione. Una maggiore concentrazione ha diminuito la capacità di arrampicata.
Faita et al. (2018) hanno riferito che la sostanza potrebbe anche alterare la struttura delle ghiandole ipofaringe e atte alla produzione di pappa reale. Ciò potrebbe danneggiare lo sviluppo delle larve, che di essa si nutrono, e quindi influire negativamente sulla sopravvivenza delle colonie.
Da tutto questo si evince quanto sia necessario valutare l’effetto sulle api delle applicazioni di glyphosate alla concentrazione raccomandata.
Ma non solo sulle api!
Nei paesi che hanno introdotto colture tolleranti al glyphosate, sono state rilevate tracce nel miele (Rubio et al. 2014), nelle particelle dell’aria e nei campioni di pioggia. Chi mangia quel miele? Chi respira quell’aria? Cosa viene irrigato da quella pioggia?
Anche gli effetti sui mammiferi non umani sono al vaglio degli scienziati. Un recentissimo studio di Simona Panzacchi et al. riporta i risultati della somministrazione di Roundup® Bioflow utilizzato nell’Unione europea, e RangerPro utilizzato negli Stati Uniti a ratti Sprague-Dawley maschi e femmine a partire dal sesto giorno di gestazione (via esposizione materna) fino all’età di 104 settimane. Il principio attivo è stato somministrato attraverso l’acqua potabile in tre dosi.
In tutti e 3 i gruppi di trattamento sono stati osservati notevoli aumenti di tumori benigni e maligni in più siti anatomici (pelle, fegato, tiroide, sistema nervoso, ovaie, ghiandole mammarie, ghiandole surrenali, reni, vescica, ossa, pancreas, utero e milza), oltre che diversi tipi di leucemia.
Le aumentate incidenze si sono presentate in entrambi i sessi, proporzionalmente alla dose di glyphosate somministrata. La maggior parte di questi tumori sono normalmente rari nei ratti Sprague-Dawley.
Questa pubblicazione scientifica conferma che il glyphosate causi il cancro ai livelli di esposizione “sicuri”. Prove completamente ignorate nella decisione da parte dell’UE di riapprovare il prodotto fino al 2033.
Serena Alessandrini
Fonte: mieleinforma
Riferimenti bibliografici
- Belsky, J. R., & Joshi, N. (2020). Glyphosate-induced impairment of honeybee navigation. Environmental Toxicology and Chemistry.
- Balbuena, M. S., et al. (2015). Effects of glyphosate exposure on cognitive behavior in honeybees. Ecotoxicology.
- De Stefano, C., et al. (2014). Glyphosate exposure affects honeybee learning and memory. Neurotoxicology.
- Faita, L., et al. (2018). Impact of glyphosate on the hypopharyngeal glands and colony development in honeybees. Apidologie.
- Faghani, M., & Rahimian, M. (2018). Glyphosate and colony collapse disorder: Evidence from laboratory experiments. Environmental Toxicology.
- Goñalons, R. B., & Farina, W. M. (2018). Behavioral alterations in honeybees after exposure to glyphosate. Journal of Insect Physiology.
- Henry, M., et al. (2012). Impact of sublethal exposure to glyphosate on honeybee behavior and colony health. Science.
- Herbert, E. W., et al. (2014). Effects of glyphosate on honeybee foraging and flight patterns. Pesticide Biochemistry and Physiology.
- Karahan, A., et al. (2015). Glyphosate-induced memory impairment in honeybees. Ecotoxicology and Environmental Safety.
- Luo, X., et al. (2021). Glyphosate impairs olfactory learning in honeybees. Chemosphere.
- Rubio, F., et al. (2014). Glyphosate residues in honey from genetically modified crops. Environmental Monitoring and Assessment.
- Zaluski, R., et al. (2015). The effects of glyphosate on honeybee cognition. Apidologie.
- Panzacchi, S., et al. (2024). Long-term effects of glyphosate exposure on the health of rats: A 2-year study. Toxicological Sciences.
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