sabato , 24 Gennaio 2026
La distribuzione globale delle api in un mondo sempre più caldo
Api intente a fare rifornimento d'acqua. Foto di Pasquale Angrisani

Le api non amano l’acqua sporca: le nuove prove scientifiche che ribaltano un vecchio mito

Per decenni, la letteratura apistica ha sostenuto che l’ape mellifera mostrasse una predilezione per fonti d’acqua ricche di sostanza organica in decomposizione o sali minerali complessi. Questa ipotesi si basava sull’osservazione delle bottinatrici presso siti antropizzati o naturali come bordi di stagni e fosse di scolo. Tuttavia, la ricerca condotta da Pierre Le Bivic e Marilyne Pioz ha sottoposto questa tesi al vaglio del metodo scientifico, isolando le variabili ambientali per determinare le reali priorità biochimiche dell’insetto.

A cosa serve davvero l’acqua nell’alveare

Prima di esaminare lo studio, è necessario definire perché l’acqua sia il nutriente più critico per la sopravvivenza della colonia. Il suo utilizzo non è limitato al consumo individuale, ma risponde a tre esigenze sistemiche fondamentali. La prima riguarda la termoregolazione attiva: durante le ondate di calore, le api mettono in atto il raffreddamento per evaporazione. L’acqua viene rigurgitata sulle celle della covata e ventilata meccanicamente dalle api tramite il movimento delle ali. Questo processo richiede volumi d’acqua enormi, che possono raggiungere diverse centinaia di millilitri al giorno per singola colonia.

La seconda funzione essenziale riguarda l’idratazione e la nutrizione della covata. Le ghiandole poste nella testa delle api nutrici necessitano di un’idratazione costante per secernere la pappa reale. Una carenza idrica porta a una riduzione della fertilità della regina e a un blocco dello sviluppo delle larve. Infine, l’acqua è indispensabile per la gestione delle scorte energetiche. Il miele sigillato nelle celle ha un’umidità molto bassa, solitamente inferiore al diciotto per cento. Per essere consumato o somministrato alle larve, deve essere diluito fino a una concentrazione zuccherina molto più bassa. L’acqua funge quindi da solvente metabolico universale senza il quale la colonia morirebbe di fame pur avendo i magazzini pieni.

Metodologia sperimentale e protocollo di ricerca

I ricercatori hanno strutturato l’esperimento per eliminare l’errore di valutazione dovuto alla casualità, ovvero la tendenza dell’ape a bere semplicemente dalla fonte più vicina. Lo studio è stato condotto utilizzando tunnel di volo in rete lunghi quindici metri. Questa scelta è cruciale perché garantisce che le api non abbiano accesso a fonti idriche esterne non monitorate. All’interno del tunnel sono state collocate due colonie forti in arnie stanziali, monitorando costantemente l’estensione della covata per assicurare un alto fabbisogno idrico.

A dieci metri dall’apiario è stato allestito un tavolo sperimentale con una griglia di abbeveratoi scientifici. Per evitare che l’attrazione fosse dovuta alla memoria del luogo anziché alla qualità dell’acqua, le posizioni dei diversi contenitori venivano cambiate ogni ventiquattro ore. Sono state messe a confronto acque piovane, acque distillate prive di minerali, acque di piscina trattate con cloro e acque di stagno. La parte più innovativa ha riguardato l’uso di sostanze organiche provenienti da allevamenti, testate con diluizioni progressive che andavano dallo zero virgola uno per cento fino alla sostanza pura.

Analisi dei risultati e superamento delle credenze comuni

Abbeveratoio per api

I dati raccolti attraverso il conteggio delle visite e la misurazione dei volumi asportati hanno delineato un profilo di preferenza che smentisce il mito dell’acqua sporca. L’acqua piovana e quella distillata sono risultate le più ricercate, indicando una netta preferenza per acque a bassa conduttività elettrica, ovvero con un basso contenuto salino. Al contrario, le soluzioni organiche concentrate sono state quasi totalmente ignorate. Le api hanno iniziato a frequentare queste fonti solo quando la diluizione era talmente elevata da renderle chimicamente simili all’acqua piovana.

Un dato sorprendente ha riguardato l’acqua di piscina: essa è stata preferita a quella degli stagni naturali. Il cloro, se presente in dosi minime, non funge da elemento respingente ma potrebbe essere rilevato dalle api come un segnale chimico che indica una fonte idrica costante e sicura. Lo studio ha inoltre dimostrato che, sebbene il volume d’acqua prelevato aumenti con l’alzarsi delle temperature per esigenze di raffreddamento, la selettività delle api rimane invariata. Esse non diventano meno esigenti quando hanno molta sete, ma continuano a cercare la fonte più pura tra quelle disponibili.

La questione del sodio e il comportamento in natura

Se le api preferiscono l’acqua pulita, rimane da spiegare perché in natura si osservino spesso su fonti insalubri. La spiegazione risiede nel bilancio del sodio. L’acqua piovana è purissima ma priva di minerali, mentre le api necessitano di sali per le loro funzioni nervose e muscolari. Lo studio ha confermato che le api mostrano un interesse specifico per soluzioni con concentrazioni di cloruro di sodio comprese tra lo zero virgola cinque e l’uno virgola cinque per cento.

La pozzanghera, dunque, non viene scelta perché sporca o ricca di batteri, ma perché il fango o la materia organica sciolta forniscono quella minima salinità che l’acqua piovana non possiede. Tuttavia, se l’apicoltore fornisce acqua pulita con una minima correzione salina, le api abbandonano immediatamente le fonti potenzialmente pericolose.

Implicazioni per la gestione dell’apiario

Alla luce di queste evidenze, la gestione dell’acqua deve diventare una pratica consapevole per l’apicoltore. Gli abbeveratoi devono essere installati precocemente in primavera; se le api imparano a frequentare un sito insalubre, sarà difficile spostarle a causa della loro fedeltà alla fonte scoperta. È preferibile utilizzare acqua piovana o acqua di rete lasciata decantare.

Per evitare l’annegamento e simulare la sicurezza di una sponda naturale, è fondamentale utilizzare materiali di appoggio come argilla espansa, ghiaia o muschio. Infine, l’aggiunta di una piccolissima quantità di sale marino integrale per ogni litro d’acqua può aumentare significativamente l’attrattività della fonte pulita. Questo accorgimento evita che le api visitino siti rischiosi, come le piscine dei vicini o zone dove ristagnano residui di trattamenti agricoli, migliorando sensibilmente la salute e la sicurezza dell’intero alveare.

Tratto da Apidologie, traduzione e adattamento a cura della Redazione.

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