L’utilizzo di insetti edibili nell’alimentazione umana è parte delle pratiche culinarie tradizionali di molte popolazioni in tutto il mondo. Gli insetti edibili infatti rappresentano importanti fonti di macro e micronutrienti utili ed essenziali nell’ambito di una dieta equilibrata .
Ultimamente queste fonti proteiche non convenzionali di origine animale sono emerse come alternativa sostenibile ad altre fonti di proteine animali, come la carne (bovina, suina, avicola), e per questo gradualmente introdotte anche nei Paesi privi di una tradizione entomofagica.
Entro il 2050 si stima che la popolazione mondiale potrebbe raggiungere i 10 miliardi di persone, rendendo la sicurezza alimentare una sfida globale. Gli insetti edibili sono stati proposti come una soluzione per fornire alimenti di origine animale ricchi di proteine, risultando al contempo più sostenibili rispetto ad altre fonti alimentari animali: essi richiedono quantità inferiori di risorse naturali (la produzione di 1 kg di insetti richiede meno dello 0,1% dell’acqua necessaria per produrre 1 kg di carne bovina).
Nel mercato europeo, la produzione e la commercializzazione di insetti destinati all’alimentazione umana sono fortemente regolamentate e le specie ammesse sono stabilite dal Regolamento sui Novel Foods dell’EFSA (Autorità europea per la sicurezza alimentare). Al 2023, la Commissione ha autorizzato quattro insetti: la larva gialla della farina (Tenebrio molitor), la locusta migratoria (Locusta migratoria), il grillo domestico (Acheta domesticus) e la larva minore della farina (Alphitobius diaperinus).
Per aumentare il numero di specie accettate nel mercato europeo è necessario dimostrarne la rilevanza nutrizionale e la sicurezza.
In questo contesto, sta suscitando crescente interesse la possibile introduzione delle api mellifere (larve) tra le nuove specie autorizzabili.
Le api godono di una connotazione fortemente positiva e di una grande familiarità presso il pubblico, elementi che possono facilitare l’accettazione della covata come alimento anche nelle società occidentali.

Oltre agli aspetti nutrizionali, la covata di fuco presenta alcune caratteristiche che la distinguono da altri insetti edibili. E’ infatti da considerare che il consumo della covata maschile non comporterebbe l’utilizzo delle api operaie, fondamentali per l’impollinazione, la biodiversità e il funzionamento degli ecosistemi. Al contrario, la rimozione della covata di fuco rappresenta una pratica già adottata in apicoltura per il controllo degli acari del genere Varroa, attraverso l’impiego di telaini da fuco.
L’eventuale valorizzazione alimentare di questa risorsa potrebbe quindi tradursi in un duplice beneficio: da un lato per il benessere degli alveari, dall’altro per gli apicoltori, che oggi spesso eliminano una risorsa con alto valore nutrizionale senza un reale utilizzo.
In quest’ottica, il team capitanato dai ricercatori Guiné e Hoffmann, ha effettuato uno studio approfondito partendo dalla letteratura scientifica attualmente a disposizione (banche dati come ScienceDirect, Scopus, PubMed, BOn e SciELO) e raccogliendo in una review i dati presenti sulla composizione chimica e sul valore nutrizionale della covata di Apis mellifera come alimento edibile.
I risultati mostrano che la covata di ape presenta quantità considerevoli di proteine, lipidi e carboidrati e un elevato valore energetico per 100 g di parte edibile:
- gli amminoacidi più abbondanti sono leucina e lisina (entrambi amminoacidi essenziali) e acido aspartico, acido glutammico e prolina (amminoacidi non essenziali).
- la covata di ape contiene frazioni approssimativamente equivalenti di acidi grassi saturi e monoinsaturi, ciascuna intorno al 50%, mentre la percentuale di acidi grassi polinsaturi risulta trascurabile, inferiore al 4%.
- i minerali alimentari presenti in quantità maggiori sono potassio, fosforo, magnesio, calcio, ferro, rame, zinco e sodio.
- per quanto riguarda le vitamine, la covata di ape è ricca di vitamina C e di alcune vitamine del complesso B, come niacina (B3), acido pantotenico (B5) e riboflavina (B2), oltre alla colina, che pur non essendo considerata una vera e propria vitamina svolge un ruolo biologico rilevante.
Nel complesso, i dati disponibili indicano che la covata di A. mellifera possiede un profilo nutrizionale di elevato interesse per l’organismo umano. Tuttavia, le evidenze scientifiche sono ancora limitate e non consentono, allo stato attuale, una valutazione completa del suo potenziale come alimento. Sono necessari ulteriori studi, in particolare per approfondire il contenuto vitaminico, la presenza di composti bioattivi e l’eventuale presenza di antinutrienti, già segnalati in altri insetti edibili. Allo stesso modo, gli aspetti legati alla sicurezza alimentare, come il rischio di reazioni allergiche, la contaminazione da metalli pesanti e la sicurezza microbiologica, rappresentano ambiti di ricerca prioritari. L’approfondimento scientifico di questi aspetti permetterà di chiarire non solo la sicurezza della covata di ape come alimento, ma anche il suo possibile ruolo funzionale o di supporto alla salute umana.
Per il mondo apistico, questa linea di ricerca apre tuttavia scenari interessanti: la possibilità di valorizzare una pratica già esistente, come la rimozione della covata di fuco per il controllo della Varroa, trasformandola da scarto a risorsa. In questo senso, la covata di ape rappresenta un esempio concreto di come ricerca scientifica, sostenibilità e apicoltura possano convergere verso approcci più integrati e consapevoli.
Elisa Monterastelli
Fonte: mieleinforma
Apicoltore Moderno