lunedì , 24 Agosto 2026
I fattori climatici delle malattie delle api
Ape con segni clinici compatibili con CBPV (virus della paralisi cronica delle api), caratterizzati da alterazioni del comportamento e difficoltà nei movimenti.

Apicoltore e veterinario: competenze diverse, obiettivo comune

Quando parliamo di salute delle api, secondo me dobbiamo partire da un concetto fondamentale: l’apicoltore e il medico veterinario non sono figure contrapposte, ma due professionalità complementari.
Troppo spesso si tende a vedere il veterinario come qualcuno che arriva a giudicare il lavoro dell’apicoltore, oppure l’apicoltore come una persona che pensa di poter fare tutto da sola perché ha una grande esperienza pratica. In realtà, credo che questo modo di vedere le cose non porti da nessuna parte.
La salute delle api richiede conoscenze diverse, e proprio per questo è importante mettere insieme l’esperienza dell’apicoltore e le competenze scientifiche e sanitarie del veterinario.

Perché è importante parlare di medicina veterinaria delle api
La medicina veterinaria si occupa da tempo della salute degli animali di interesse zootecnico e, negli ultimi anni, anche la salute delle api mellifere ha assunto un’importanza sempre maggiore.
In Italia questo è particolarmente importante perché gli alveari devono affrontare numerosi problemi sanitari e ambientali. Le api, infatti, possono essere sottoposte contemporaneamente a diversi fattori di stress: parassiti, agenti patogeni, pesticidi, cambiamenti climatici, carenza di risorse alimentari e perdita degli habitat.
Tra le principali minacce troviamo sicuramente la varroatosi, provocata dall’acaro Varroa destructor, che rappresenta uno dei problemi sanitari più importanti per le colonie.
Ci sono poi malattie come la peste americana, causata da Paenibacillus larvae, e la peste europea. Un’altra minaccia è rappresentata da Aethina tumida, il piccolo coleottero dell’alveare, individuato per la prima volta in Italia nel 2014.
Tutti questi problemi dimostrano quanto sia importante avere una corretta gestione sanitaria dell’alveare e quanto sia necessario intervenire non soltanto quando compare una malattia, ma soprattutto attraverso la prevenzione e il monitoraggio.

Un prezioso contributo di Giovanni Formato e Alberto Contessi per chi vuole approfondire la salute e la gestione delle api. Un libro che non dovrebbe mancare nella biblioteca di ogni apicoltore.

Il ruolo del veterinario
In questo contesto il medico veterinario può avere un ruolo molto importante nella prevenzione, nella diagnosi e nella gestione delle malattie delle api.
La medicina apistica, però, è particolare. Il veterinario non si trova davanti al singolo animale, come può avvenire nella medicina degli animali da compagnia o di altri animali, ma deve ragionare sulla colonia nel suo insieme.
Per questo motivo è necessario conoscere non solo le patologie, ma anche la biologia delle api, il comportamento della colonia, le tecniche di allevamento e le caratteristiche dell’apicoltura.
In Italia esiste inoltre una struttura specializzata, il Centro di referenza nazionale per l’apicoltura, presso l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie. Il Centro svolge attività di diagnosi, ricerca, sorveglianza e formazione sulle principali malattie delle api.
Un altro aspetto importante riguarda la gestione dei medicinali veterinari. Il quadro normativo italiano è collegato al Regolamento (UE) 2019/6, applicabile dal 2022, e al D.Lgs. 218/2023. La normativa disciplina l’impiego e la prescrizione dei medicinali veterinari, con particolare attenzione anche alla sicurezza degli alimenti e alla lotta all’antimicrobico-resistenza.

L’esperienza dell’apicoltore è fondamentale
Quando parliamo di medicina apistica, però, non possiamo pensare che tutto debba passare esclusivamente dal veterinario.
L’apicoltore conosce le proprie api, conosce gli alveari, osserva quotidianamente il comportamento delle colonie e spesso riesce a cogliere cambiamenti che possono essere molto importanti per capire che qualcosa non sta andando bene.
Questa esperienza sul campo ha un valore enorme.
Allo stesso tempo, l’esperienza dell’apicoltore non deve essere messa in contrapposizione con le competenze del veterinario. Il veterinario possiede conoscenze specifiche di patologia, diagnosi, farmacologia ed epidemiologia che possono essere fondamentali per interpretare correttamente un problema sanitario e scegliere come affrontarlo.
Sono due conoscenze diverse, ma non incompatibili. Al contrario, una può completare l’altra.

Il problema non è stabilire chi ha ragione
A mio parere, uno degli errori più grandi che possiamo fare è trasformare il rapporto tra apicoltore e veterinario in una sorta di confronto per stabilire chi ne sa di più.
Non dovrebbe essere una gara.
L’apicoltore non deve sentirsi messo sotto accusa dal veterinario e il veterinario non deve sentirsi messo in discussione dall’apicoltore.
Se una colonia sta male, l’obiettivo comune deve essere capire perché sta male e come possiamo aiutarla.
L’apicoltore porta la conoscenza quotidiana dell’alveare e la propria esperienza pratica. Il veterinario porta la propria preparazione sanitaria e scientifica. Se queste due competenze vengono messe insieme, il risultato può essere molto più efficace rispetto a quando ognuno lavora per conto proprio.
Per questo penso che sia importante evitare di accanirsi l’uno contro l’altro. Le critiche possono essere utili quando servono a migliorare il lavoro, ma diventano controproducenti quando trasformano un problema sanitario in uno scontro personale o professionale.

La prova dello stecchino può indicare un sospetto di peste americana, ma la conferma richiede diagnosi e valutazione veterinaria.

Gli ostacoli alla medicina apistica
Uno dei problemi è rappresentato dalla formazione specifica. Non tutti i veterinari hanno avuto, soprattutto in passato, una preparazione approfondita sulla medicina delle api e sulla gestione sanitaria degli alveari.
Questo non deve essere visto come una colpa, ma come una necessità sulla quale investire.
Allo stesso modo, anche gli apicoltori possono avere bisogno di un maggiore supporto sulle questioni sanitarie, soprattutto quando si trovano davanti a patologie, parassiti o situazioni che richiedono una diagnosi precisa.
Un altro ostacolo riguarda la disponibilità e l’utilizzo dei trattamenti. Le api producono infatti alimenti destinati al consumo umano e qualsiasi intervento deve essere effettuato nel rispetto delle norme previste, utilizzando correttamente i medicinali autorizzati e rispettando le indicazioni e gli eventuali tempi di attesa.
Anche in questo caso, quindi, la collaborazione diventa fondamentale.

La collaborazione deve essere la strada da seguire
Se vogliamo migliorare realmente la salute delle api in Italia, secondo me dobbiamo smettere di pensare in termini di contrapposizione e iniziare a ragionare in termini di collaborazione.
Apicoltori, veterinari, ricercatori, istituti zooprofilattici e autorità sanitarie devono poter dialogare e lavorare insieme.
È importante aumentare la formazione dei veterinari sulla medicina apistica, sostenere la ricerca sulle malattie delle api e, soprattutto, creare un rapporto più stretto e costruttivo con gli apicoltori.
La gestione della varroa, delle malattie infettive e dei parassiti esotici richiede infatti prevenzione, osservazione, monitoraggio, diagnosi e interventi corretti. Nessuna di queste attività dovrebbe essere considerata esclusiva di una sola figura professionale.

Due figure, un unico obiettivo
Alla fine, credo che il punto sia molto semplice: apicoltore e veterinario non devono essere avversari.
Sono due persone con competenze differenti che possono e devono completarsi a vicenda.
L’apicoltore conosce la realtà dell’alveare e ha un’esperienza pratica che non può essere sostituita dai libri. Il veterinario possiede una preparazione sanitaria che può aiutare a riconoscere, diagnosticare e gestire correttamente le problematiche che colpiscono la colonia.
Se invece di cercare continuamente chi ha ragione impariamo ad ascoltarci, confrontarci e mettere insieme le nostre conoscenze, a guadagnarci saranno prima di tutto le api.
E proteggere le api significa proteggere non soltanto l’apicoltura, ma anche una parte importante dell’agricoltura e della biodiversità, grazie al loro ruolo fondamentale nell’impollinazione.
Per questo credo che il futuro della medicina apistica in Italia debba passare soprattutto da una parola: collaborazione.
Non apicoltore contro veterinario, quindi, ma apicoltore insieme al veterinario.

Marco Ferrigno

Info Redazione

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