Da qualche estate a questa parte, a beneficiare delle altitudini valdostane non è solo chi pratica la viticoltura eroica, che può contare su annate migliori rispetto ai vicini di Langhe e Monferrato. Anche il settore apistico valdostano sta vivendo un’estate certo difficile a causa della siccità, ma comunque non così drammatica quanto quella piemontese e di gran parte d’Italia.
A confermarlo è Livio Carlin, tecnico apistico dell’Assessorato all’agricoltura. “La produzione qui in Valle d’Aosta è nella media, anzi direi perfino buona per quanto riguarda la primavera. Poi la vegetazione è andata in sofferenza e stress idrico per il caldo, ma solo a partire da metà giugno”.
Le api non hanno sofferto più di tanto, secondo Carlin, perché a faticare sono stati soprattutto gli apicoltori. “Il caldo precoce ha accelerato le fioriture, che si sono sovrapposte, accorciando la stagione. Ad esempio, per il miele di rododendro, di solito bisogna spostare gli alveari al di sopra dei 1600-1800 metri intorno al 20 giugno, mentre quest’anno a inizio giugno era già fiorito e la fioritura è durata solo 10-12 giorni”.
Tutto ciò ha causato dunque difficoltà agli apicoltori, che sono stati costretti a spostare gli alveari in tempi stretti e, quindi, hanno talvolta rischiato di arrivare in ritardo, perdendo qualche giorno di produzione.
Se normalmente la stagione finisce a fine luglio, insomma, quest’anno è finita già da una quindicina di giorni. Da adesso in avanti, il problema sarà capire quanto bisognerà nutrire le api.
Solitamente, infatti, è buona norma lasciare un po’ di miele nell’alveare, per l’invernamento delle api. Di solito, però, questa quantità di miele che permette alle api di passare l’inverno, e che in Valle d’Aosta si attesta intorno ai 15-18 chili, è integrata con sciroppo zuccherino.
La quantità di nutrimento artificiale dipenderà anche da come proseguirà l’estate. “Speriamo che arrivi un po’ di acqua e ci siano un po’ di fioriture tardo estive e autunnali, per integrare le scorte di miele in vista dell’inverno e garantire un buon raccolto di polline per l’ape regina”.
È proprio sulla straordinaria esigenza di nutrizione artificiale che è scattato l’allarme in Piemonte e in altre zone d’Italia, dove gli apicoltori sono già costretti a nutrire artificialmente le api, che hanno finito ogni scorta di nettare e miele.
“Le problematiche maggiori sono per gli apicoltori che stanno in pianura, dove non c’è possibilità di irrigare o di spostare in quota gli alveari”, spiega Carlin. “Qui in Valle è una situazione invece abbastanza rara, perché il nomadismo è diffuso e quindi la quantità e la qualità del miele sono rimaste pressoché inalterate”.
Resta alta, comunque, l’allerta sugli aspetti sanitari. Qui, le due minacce principali sono rappresentate dall’acaro varroa e dalla vespa velutina.
Per quanto riguarda il primo, l’anticipo sempre maggiore della stagione primaverile fa sì che insieme alle api si sviluppi in modo consistente l’acaro varroa. Un parassita arrivato in Valle d’Aosta nel 1987, che vive a spese della covata, nutrendosi delle larve.
La sua crescita è esponenziale e la popolazione di varroa raddoppia mensilmente, rendendo necessari dei trattamenti acaricidi a partire da inizio luglio, per evitare che le colonie collassino.
“Quest’anno come Assessorato abbiamo trasmesso un comunicato già a fine giugno per spingere gli apicoltori a intervenire prima”, afferma Carlin, “proprio perché la stagione è anticipata e quindi gli acari si sono diffusi presto. Rimandare questi trattamenti significa rischiare di perdere le colonie”.
Quanto alla vespa velutina, invece, l’Assessorato, in collaborazione con gli apicoltori locali, ha promosso il posizionamento di trappole controllate più o meno a cadenza settimanale.

“Ad oggi non abbiamo rinvenuto nessun individuo. Certo, la minaccia è alle porte, perché in Piemonte sono già stati segnalati nidi qua e là e ci aspettiamo che questo predatore delle api arrivi anche qui prima o poi”. L’invito è, dunque, a segnalare eventuali nidi o esemplari adulti avvistati.
In realtà, c’è un altro invito che Carlin intende rivolgere alla popolazione valdostana. In questa torrida estate, infatti, l’Assessorato ha ricevuto numerose segnalazioni di api che frequentano sempre di più piscine, fontane, ciotole dei cani domestici e, in generale, pozze d’acqua più o meno grandi.
Non si tratta di una coincidenza: anche le api, come noi e forse più di noi, hanno sempre più sete. “Le api devono mantenere una temperatura costante di 34-35 gradi. Quando nell’alveare si superano queste temperature, le api devono in qualche modo rinfrescare l’ambiente. Per farlo, le bottinatrici, ovvero le api incaricate di raccogliere nettare e polline, prelevano l’acqua attraverso la borsa melaria per portarla negli alveari, dove evapora e raffredda l’ambiente, mentre altre api battono le ali per convogliare l’aria, a mo’ di ventilatori”.
Questo comportamento sempre più diffuso tra le api è rischioso. Non tanto per il fastidio — seppur comprensibile — che possono arrecare agli esseri umani, quanto per la minore raccolta di nettare e polline, sostituita sempre più dalla raccolta di acqua.
“Capisco che le api possano dare fastidio sul bordo di una piscina”, confessa Carlin, “ma il nostro invito è a sopportare questa situazione, perché non fanno altro che cercare acqua e, se non sono disturbate, non pungono nessuno”.
Alla paura di essere punti o disturbati dalle api, bisognerebbe dunque sostituire la consapevolezza dell’importante ruolo che questi insetti, insieme a tutti gli altri impollinatori, svolgono per preservare gli ecosistemi.
“Da più di un decennio gli impollinatori stanno soffrendo sempre di più, sia a causa del cambiamento climatico, sia per i trattamenti legati all’agricoltura intensiva”, avverte Carlin. “In Valle d’Aosta per ora siamo sereni su questo aspetto, ma se stagioni secche come questa diventano la routine allora sarà un problema per la biodiversità”.
Elena Del Col
Fonte: aostasera
Apicoltore Moderno