venerdì , 11 Settembre 2026
Settembre è il mese decisivo per preparare le colonie all’inverno
Controllo della salute dell'alveare con un'accurata ispezione del telaino. Foto di Thomas Völcker da Pixabay

Settembre è il mese decisivo per preparare le colonie all’inverno

Il mese di settembre rappresenta il vero capodanno biologico dell’alveare, segnando la transizione fisiologica fondamentale tra le api estive e le cosiddette api invernali. Queste ultime si distinguono per un corpo grasso ipertrofico e alti livelli di vitellogenina, una proteina di riserva che permette loro di sopravvivere fino a sei mesi e di nutrire la prima covata primaverile (Winston, 1987). La gestione tecnica di questo mese deve quindi concentrarsi sulla creazione di un ambiente sano e ricco di risorse per garantire che queste generazioni nascano in forze e prive di stress parassitari.

Gestione della popolazione  a settembre e dinamiche geografiche

Nelle regioni del Nord Italia, settembre è l’ultima finestra utile per i controlli interni approfonditi prima che il calo delle temperature impedisca l’apertura delle arnie. È fondamentale verificare la vitalità della regina: una sua eventuale sostituzione tardiva è rischiosa poiché la scarsità di fuchi può compromettere la fecondazione naturale, portando alla formazione di famiglie fuciaioli (Seeley, 2010). Qualora si riscontrino famiglie deboli (sotto i 5-6 telai), la scienza apistica suggerisce la riunione delle colonie. Il metodo del foglio di giornale forato rimane il sistema tecnicamente più efficace, poiché permette una lenta integrazione feromonale mediata dal contatto graduale, riducendo drasticamente i conflitti intercoloniali (Baker, 2016). Al Sud, il clima più mite permette ancora una modesta deposizione, ma è vitale che questa non sia ostacolata da patologie silenti come la Peste Americana, la cui diagnosi precoce in questa fase previene saccheggi distruttivi durante i periodi di scarsità nettarifera (Kirk, 2013).

Preparazione delle api a novembre
Apiario protetto dai rigori invernal. Foto di Pasquale Angrisani

Nutrizione a settembre e bilancio energetico delle colonie

La somministrazione di scorte invernali non è una semplice aggiunta di zucchero, ma un processo biochimico che richiede energia da parte delle api. Al Nord si predilige una nutrizione di scorta densa (2 kg di zucchero in 1 litro d’acqua), acidificata con acido citrico per favorire l’inversione del saccarosio in glucosio e fruttosio. Questo processo di inversione enzimatica riduce lo sforzo metabolico delle api, permettendo un immagazzinamento più rapido e stabile nel tempo (Pernal, 2001). Al contrario, nelle zone mediterranee, si opta spesso per una nutrizione stimolante più diluita (1:1), volta a mantenere costante la deposizione della regina per assicurare un ricambio generazionale adeguato. Tuttavia, come evidenziato da Spivak e Reuter (2001), l’eccesso di umidità interna causato da sciroppi troppo diluiti in autunno può favorire l’insorgenza di micosi o la fermentazione delle scorte se non correttamente ventilate.

Gestione dei Melari e Profilassi Sanitaria

Dopo la rimozione definitiva dei melari e la successiva smielatura, i favi devono essere restituiti alle api per l’asciugatura. Tecnicamente, questa operazione previene l’ossidazione dei residui di miele e riduce l’attrattiva per i predatori. La conservazione invernale della cera deve poi basarsi sulla prevenzione della Galleria mellonella; l’uso di zolfo o metodi fisici come il freddo è preferibile a trattamenti chimici residuali che potrebbero migrare nei grassi della cera e contaminare il miele dell’anno successivo (Winston, 1987). Parallelamente, settembre offre l’ultima finestra utile per i trattamenti contro la Varroa destructor. L’efficacia degli acidi organici evaporanti è strettamente legata alla temperatura ambiente (15-30°C); al di fuori di questo range, la cinetica di evaporazione diventa imprevedibile, rendendo necessari trattamenti a rilascio controllato o interventi meccanici per abbattere la carica parassitaria prima della formazione del glomere (Seeley, 2010).

Protezione Meccanica e Preparazione al Riposo

Con l’accorciarsi delle giornate e il calo termico notturno, la protezione fisica dell’alveare diventa una priorità operativa. La restrizione delle porticine d’ingresso serve a un duplice scopo: agevola la difesa della colonia contro predatori come calabroni o vespe e impedisce l’intrusione di roditori che cercano rifugio nel calore dell’arnia, danneggiando irreparabilmente i favi di cera (Kirk, 2013). Una corretta ventilazione deve comunque essere mantenuta per evitare il ristagno di umidità, fattore di stress termico e sanitario primario durante l’inverno. In definitiva, settembre è il mese in cui l’apicoltore smette di essere un raccoglitore e diventa un gestore della sopravvivenza, ponendo le basi biochimiche e sanitarie per la ripresa primaverile (Graham, 2010).

Articolo a cura della redazione

Riferimenti Bibliografici

  1. Baker, A. (2016). The science and art of honey production. Journal of Apicultural Science, 57(2).
  2. Graham, J. M. (2010). The Beekeeper’s Bible. Sterling Publishing.
  3. Kirk, M. D. (2013). American Foulbrood Disease and Its Control. Bee Informed Partnership.
  4. Pernal, S. F. (2001). The importance of pollen nutrition to honey bee colonies. Invertebrate Biology, 120(4).
  5. Seeley, T. D. (2010). The Wisdom of the Hive. Harvard University Press.
  6. Spivak, M., & Reuter, G. S. (2001). Varroa mites and their impact on honey bee health. Apimondia.
  7. Winston, M. L. (1987). The Biology of the Honey Bee. Harvard University Press.

Info Redazione

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