mercoledì , 29 Luglio 2026
Lavori in Apicoltura nel Mese di Agosto
Un momento di forte tensione nell'apiario: l'alveare subisce un saccheggio.

Lavori in Apicoltura nel Mese di Agosto

Il mese di agosto rappresenta il vero “capodanno” dell’apicoltura. Sebbene le temperature indichino il pieno dell’estate, l’alveare sta già avviandosi verso il suo ciclo invernale. La gestione di questo mese ruota attorno a un unico obiettivo biologico: la produzione di api invernali sane. A differenza delle api estive, queste possiedono un corpo grasso ipertrofico che funge da riserva di vitellogenina, necessaria per sopravvivere mesi senza raccolto e per alimentare la covata a fine inverno (Winston, 1987).

Fisiologia della Colonia e Stato Sanitario
In agosto, la colonia subisce una contrazione naturale dovuta alla scarsità di risorse nettarifere, un fenomeno spesso descritto come “fame estiva”. La regina riduce drasticamente la deposizione; tuttavia, è essenziale che questa covata residua sia di altissima qualità. Ispezioni frequenti devono verificare l’assenza di covata “a mosaico”, che può indicare una regina senescente o l’incidenza di virosi. La presenza di larve malformate o scure richiede test immediati per la Peste Americana (AFB) o Europea (EFB), poiché le spore possono diffondersi rapidamente a causa del saccheggio (Kirk, 2013).

Allo stesso tempo, le api devono mantenere l’omeostasi termica del nido intorno ai 34.5°C. Con temperature esterne elevate, l’alveare consuma enormi quantità di energia e acqua per il raffreddamento evaporativo. Se l’apicoltore non garantisce una ventilazione adeguata o una fonte d’acqua vicina, le api distolgono troppe operaie dal foraggiamento per la termoregolazione, compromettendo l’accumulo di riserve proteiche vitali (Seeley, 2010).

Gestione delle Riserve e Nutrizione Strategica
La carenza di polline fresco in agosto è una delle principali cause di mortalità invernale, poiché impedisce il corretto sviluppo del corpo grasso nelle giovani api. Secondo Pernal (2001), la carenza di polline porta alla produzione di api “fragili” che moriranno prematuramente ai primi freddi. Una volta rimossi i melari, è prioritario pesare l’arnia: se le scorte sono inferiori ai 15-18 kg, è necessario intervenire con protocolli nutrizionali specifici.

La nutrizione stimolante (sciroppo 1:1 in piccole dosi) serve a mantenere attiva la regina per garantire un numero sufficiente di api invernali, mentre la nutrizione di scorta (sciroppo 2:1 in grandi dosi) permette di creare i magazzini energetici per l’inverno senza eccessivo dispendio di energia per la deumidificazione. È fondamentale somministrare lo sciroppo la sera tardi per prevenire il rischio di saccheggio tra famiglie, un comportamento aggressivo scatenato dalla scarsità di fioriture (Delaplane, 2010)


Gestione Tecnica e Smielatura Finale
La raccolta del miele ad agosto deve essere guidata dalla precisione tecnica piuttosto che dall’abbondanza. Utilizzare il rifrattometro è obbligatorio: il miele con umidità superiore al 18% non deve essere invasettato perché i lieviti osmofili potrebbero innescare la fermentazione a causa delle alte temperature di stoccaggio (Baker, 2016). Durante la rimozione dei melari, è cruciale operare con rapidità e precisione; i telai prelevati devono essere protetti immediatamente per non attirare api da altri alveari o predatori.

Una volta liberata l’arnia dai melari, si procede alla riduzione delle porticine d’ingresso. Questa operazione tecnica facilita la difesa della colonia contro vespe, calabroni e api saccheggiatrici. Inoltre, agosto è l’ultima finestra utile per operazioni di sostituzione della regina. Una regina giovane introdotta ora assicurerà una deposizione vigorosa in autunno, garantendo un glomere invernale di dimensioni adeguate e termicamente efficiente (Graham, 2010).

Profilassi: L’Emergenza Varroa Destructor
L’aspetto tecnicamente più critico di agosto è l’abbattimento della Varroa destructor. La popolazione del parassita raddoppia circa ogni 20-30 giorni, raggiungendo il picco proprio quando la popolazione di api cala. Non si può attendere settembre: il trattamento (acido formico, timolo o acido ossalico con blocco della covata) deve essere effettuato ora per garantire che le api invernali crescano in un ambiente a bassa pressione parassitaria.

Walker (2019) sottolinea che una singola varroa su una larva di ape invernale ne compromette il sistema immunitario in modo irreversibile, rendendola vulnerabile a virus come il DWV (Virus delle ali deformi). Livelli alti di infestazione portano a epidemie virali che sono la causa primaria del collasso degli alveari durante l’inverno. Il monitoraggio tramite il conteggio della caduta naturale o il test dello zucchero a velo è essenziale per valutare l’efficacia del trattamento (Spivak & Reuter, 2001).

In sintesi: Agosto è il mese in cui si costruisce il successo della stagione successiva. Una corretta alimentazione, il controllo della Varroa, la prevenzione del saccheggio e una gestione accurata delle riserve consentono di ottenere api invernali longeve e colonie forti, capaci di affrontare l’inverno e ripartire con vigore alla ripresa primaverile.

Redazione di Apicoltore Moderno

Riferimenti Bibliografici

  1. Baker, A. (2016). The science and art of honey production. Journal of Apicultural Science, 57(2).
  2. Delaplane, K. S. (2010). Honey bee nutrition and feeding. Bee Culture, 138(7).
  3. Graham, J. M. (2010). The Beekeeper’s Bible. Sterling Publishing.
  4. Kirk, M. D. (2013). American Foulbrood Disease and Its Control. Bee Informed Partnership.
  5. Pernal, S. F. (2001). The importance of pollen nutrition to honey bee colonies. Invertebrate Biology, 120(4).
  6. Seeley, T. D. (2010). The Wisdom of the Hive. Harvard University Press.
  7. Spivak, M., & Reuter, G. S. (2001). Varroa mites and their impact on honey bee health. Apimondia.
  8. Walker, P. (2019). Varroa destructor: The global parasite of honey bees. Bee World, 98(1).
  9. Winston, M. L. (1987). The Biology of the Honey Bee. Harvard University Press.

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