Un ricordo rimasto vivo nella memoria di molti apicoltori trova oggi conferma nella documentazione storica relativa al sostegno all’apicoltura previsto per la campagna 1981-1982.
Sommario
All’inizio degli anni Ottanta la Comunità Economica Europea introdusse un regime di aiuto specifico per l’apicoltura. In Italia, nell’ambito delle risorse destinate alla campagna, la FAI (Federazione Apicoltori Italiani) utilizzò una parte dell’aiuto per sostenere direttamente gli apicoltori, riconoscendo una quota calcolata sul numero degli alveari: 1.000 lire per ogni alveare dichiarato.
Un aspetto particolarmente significativo, soprattutto osservato a distanza di oltre quarant’anni, è la semplicità del criterio: il sostegno era proporzionato al numero degli alveari e poteva riguardare anche chi possedeva un piccolo apiario.

Tra gli apicoltori italiani che hanno vissuto gli anni Settanta e Ottanta è rimasto un ricordo particolare: un contributo economico calcolato in base al numero degli alveari posseduti. Una frase ricorrente ancora oggi è: «All’epoca davano mille lire per ogni alveare».
Per molti anni questo ricordo è rimasto affidato alla memoria dei veterani dell’apicoltura. La documentazione storica consente però di collocarlo nella campagna apistica 1981-1982, quando la Comunità Economica Europea introdusse un programma di sostegno specifico per il settore.
Il punto di partenza è il Regolamento (CEE) n. 1196/81 del Consiglio, del 28 aprile 1981, con il quale venne istituito un regime comunitario di aiuto a favore dell’apicoltura per le campagne 1981/1982, 1982/1983 e 1983/1984. Nell’ambito di tale regime, il sostegno economico era determinato sulla base del numero degli alveari in produzione e veniva espresso in ECU, l’Unità di conto europea, che costituiva l’unità monetaria di riferimento utilizzata dalla Comunità Economica Europea prima dell’introduzione dell’euro. Il regolamento della CEE stabiliva infatti un aiuto di 1 ECU per ogni alveare e per ogni campagna, destinato alle associazioni di apicoltori riconosciute dagli Stati membri. Il numero degli alveari in produzione costituiva quindi il parametro sulla base del quale veniva determinata l’entità complessiva dell’aiuto.
In Italia, il provvedimento venne attuato attraverso la struttura amministrativa nazionale. L’Annuario dell’agricoltura italiana 1981, pubblicato dal CREA, richiama il D.P.R. 8 luglio 1981, con il quale venne affidata all’AIMA l’erogazione dell’aiuto previsto dal regolamento comunitario.
Il percorso dell’intervento seguiva quindi una precisa filiera istituzionale: dalla Comunità Economica Europea allo Stato italiano, attraverso l’AIMA, e da questa alle associazioni apistiche riconosciute, fino agli apicoltori.
In questo quadro si inserì l’attività della Federazione Apicoltori Italiani (FAI), una delle più autorevoli e rappresentative organizzazioni dell’apicoltura italiana, che da anni svolgeva un ruolo importante nella tutela e nella valorizzazione del settore. Per la campagna 1981-1982, la FAI risultò coinvolta nella gestione dell’aiuto per 283.650 alveari appartenenti a 11.545 apicoltori. A guidarla in quegli anni era il dottor Silvestro Cannamela, figura di particolare rilievo nel panorama apistico nazionale e internazionale, che contribuì significativamente alla crescita e alla rappresentanza dell’apicoltura italiana.
Un criterio semplice: il sostegno per ogni alveare
La FAI destinò una parte dell’aiuto comunitario a un intervento di immediata utilità per il settore: l’acquisto di zucchero destinato all’alimentazione delle api. Nell’ambito di questa destinazione, a ciascun beneficiario venne riconosciuta una quota di 1.000 lire per ogni alveare, corrisposta direttamente ai singoli apicoltori mediante assegni circolari intestati ai destinatari. Anch’io ebbi modo di beneficiare di questo contributo e ricordo di aver ricevuto la somma spettante in proporzione agli alveari che allora possedevo.
È importante non confondere questo valore con l’importo dell’aiuto comunitario. Il regolamento della CEE stabiliva infatti 1 ECU per alveare e per campagna; le 1.000 lire rappresentavano invece la quota destinata direttamente agli apicoltori dalla FAI nell’ambito dell’aiuto gestito per la campagna 1981-1982.
Il meccanismo era lineare: un apicoltore con 1 alveare avrebbe ricevuto 1.000 lire; con 10 alveari, 10.000 lire; con 100 alveari, 100.000 lire; con 500 alveari, 500.000 lire, fino ad arrivare a 1 milione di lire per 1.000 alveari.
Il dato più interessante è proprio la proporzionalità del sistema. Il sostegno cresceva con il numero degli alveari, ma il criterio rimaneva lo stesso anche per gli apiari più piccoli. Non era quindi necessario possedere un grande apiario per rientrare nel meccanismo: anche un apicoltore con un solo alveare in produzione poteva essere interessato dal sostegno, secondo le procedure e i requisiti previsti.
La dimensione complessiva dell’intervento può essere ricostruita partendo dai 283.650 alveari considerati dalla FAI. Applicando la quota di 1.000 lire per alveare, si ottiene un importo complessivo di 283.650.000 lire, pari a oltre 283 milioni di lire.
La documentazione storica indica inoltre che questa componente rappresentava circa l’80% del valore complessivo dell’aiuto gestito dalla FAI. Partendo da tale percentuale, è possibile ricostruire matematicamente un valore complessivo dell’intervento superiore ai 350 milioni di lire.
Quest’ultima cifra è però una stima: deriva dalla percentuale indicata nella documentazione e non da un importo riportato direttamente in un documento contabile.
Lo zucchero e il sostegno al settore
La scelta di destinare una parte dell’aiuto all’acquisto dello zucchero rispondeva a un’esigenza concreta dell’apicoltura italiana.

Negli anni precedenti, gli apicoltori avevano beneficiato di particolari agevolazioni per l’acquisto dello zucchero destinato all’alimentazione delle api, disponibile a condizioni di prezzo favorevoli e sottoposto a denaturazione mediante l’aggiunta di pasta d’aglio, così da impedirne l’utilizzo per finalità diverse da quelle previste.
Con il venir meno di questo regime agevolato, l’acquisto dello zucchero tornò a incidere in misura significativa sui costi di gestione degli apiari. In questo contesto, la destinazione di una parte dell’aiuto a tale finalità rappresentò un sostegno concreto alle spese necessarie per l’alimentazione artificiale delle colonie.
La FAI non destinò tuttavia tutte le risorse al sostegno diretto. Una parte venne utilizzata per iniziative di interesse generale: formazione degli apicoltori, prevenzione e lotta contro le principali malattie delle api, profilassi, ricerca, miglioramento della qualità dei prodotti dell’alveare e loro commercializzazione, nonché selezione e riproduzione delle api.
L’intervento assumeva quindi una duplice dimensione: sostegno diretto agli apicoltori e investimento nello sviluppo dell’intero comparto apistico.
La vicenda si colloca in una fase nella quale la FAI, sotto la guida di Silvestro Cannamela, svolgeva un ruolo di rilievo nella rappresentanza e nella tutela degli interessi degli apicoltori italiani, anche nel confronto con le istituzioni nazionali ed europee.
Un ricordo che appartiene alla storia dell’apicoltura italiana
A distanza di oltre quarant’anni, il ricordo delle 1.000 lire per alveare trova quindi una collocazione precisa nella storia dell’apicoltura italiana.
Per la campagna 1981-1982, la FAI gestì l’intervento per 283.650 alveari appartenenti a 11.545 apicoltori, destinando una parte delle risorse direttamente agli operatori nella misura di 1.000 lire per ogni alveare.
Ma al di là delle cifre, è il criterio stesso a raccontare qualcosa dell’apicoltura di allora. Il sostegno era legato a un parametro semplice: il numero degli alveari. Chi ne possedeva molti riceveva di più; chi ne possedeva pochi riceveva una somma proporzionata.
È probabilmente anche per questo che, dopo più di quarant’anni, quel ricordo è ancora vivo tra gli apicoltori. Non soltanto per le mille lire ricevute, ma per la semplicità con cui una misura pubblica riusciva a tradursi in un beneficio direttamente collegato all’attività svolta.
Quelle mille lire sono diventate così una piccola, ma significativa, testimonianza della storia dell’apicoltura italiana e di un modo di concepire il sostegno al settore che oggi, a distanza di oltre quarant’anni, vale la pena ricordare.
Pasquale Angrisani
Riferimenti bibliografici
Regolamento (CEE) n. 1196/81 del Consiglio, 28 aprile 1981 – regime di aiuto all’apicoltura per le campagne 1981/82, 1982/83 e 1983/84.
CREA – Annuario dell’agricoltura italiana 1981, Volume XXXV – riferimento al D.P.R. 8 luglio 1981 e all’erogazione dell’aiuto tramite AIMA.
Apicoltore Moderno – «C’era una volta lo zucchero denaturato», ricostruzione storica del sistema dello zucchero e dell’applicazione dell’aiuto CEE nella campagna 1981-1982.
Apicoltore Moderno