A cura di Tyler Carney, Ph.D., Jiri Hulcr, Ph.D. e Andrew Johnson, Ph.D.
I coleotteri della corteccia e dell’ambrosia sono insetti affascinanti, ma spesso suscitano preoccupazione tra i forestali e i proprietari di boschi. In realtà, la maggior parte di queste specie attacca alberi già indeboliti, malati o in fase di deperimento, mentre solo alcune possono provocare danni importanti alle foreste, come il coleottero del pino meridionale (Dendroctonus frontalis), il coleottero del pino di montagna (Dendroctonus ponderosae) e il coleottero dell’ambrosia del pino rosso (Xyleborus glabratus).
Spesso, però, questi insetti non sono la causa principale dei problemi, ma piuttosto il segnale di una situazione più complessa: il sovraffollamento degli alberi, l’introduzione di specie aliene e i cambiamenti climatici possono infatti mettere le foreste sotto pressione, rendendo gli alberi più vulnerabili agli attacchi degli insetti.
Come distinguere, quindi, le poche specie realmente dannose dalla grande maggioranza di coleotteri innocui? E come riconoscere quelle che, a causa della perdita dei loro habitat forestali, stanno diventando sempre più rare e rischiano di scomparire? Per rispondere a queste domande, forestali, entomologi ed enti pubblici hanno bisogno di informazioni precise sull’identità, sulla distribuzione geografica e sulle caratteristiche biologiche di ogni specie.
Proprio con questo obiettivo, il Laboratorio di Entomologia Forestale dell’Università della Florida (UF) ha sviluppato Bark and Ambrosia Beetles of the World, il più grande database al mondo dedicato ai coleotteri della corteccia e dell’ambrosia. La versione 2.0, pubblicata nell’ottobre 2026 secondo le informazioni riportate nell’articolo, raccoglie 15.778 schede di esemplari, 32.403 immagini e dati relativi a 7.990 specie.

Un progetto nato da anni di ricerca
Il database non è nato dall’oggi al domani, ma è il risultato di decenni di lavoro del dottor Thomas H. Atkinson, che ha dedicato gran parte della propria attività scientifica allo studio e alla catalogazione di questi insetti. Dopo il pensionamento, Atkinson è entrato a far parte del Laboratorio di Entomologia Forestale dell’Università della Florida come ricercatore associato, collaborando anche con la Florida State Collection of Arthropods, una delle principali collezioni scientifiche statali dedicate agli artropodi.
Nel 2024, i dati raccolti nel corso degli anni sono stati messi a disposizione del laboratorio diretto dal dottor Jiri Hulcr, dando impulso alla realizzazione del nuovo database, la cui prima versione è stata pubblicata nel 2025.
Il lavoro tecnico è stato seguito dal dottor Andrew Johnson, ricercatore dell’Università della Florida ed esperto di classificazione dei coleotteri della corteccia, con il contributo di Dust Productions, che ha rinnovato l’interfaccia del sito e ne ha garantito un funzionamento stabile.
Il progetto è stato finanziato attraverso la legge statunitense sulle infrastrutture bipartisan, nell’ambito di un finanziamento del Servizio Forestale della Florida, e ha beneficiato anche dei contributi scientifici e tecnici della dottoressa Sarah Smith, ricercatrice associata alla Michigan State University, di Eric Kuo, laureato all’Università della Florida, e di Jeffrey Eickwort, entomologo del Servizio Forestale della Florida.

Uno strumento utile per ricercatori e forestali
La collaborazione tra università, musei ed enti pubblici è stata fondamentale per realizzare il database e continuerà a esserlo per il suo sviluppo futuro. La piattaforma è pensata per ricercatori, studenti, entomologi, tecnici forestali e personale degli enti che si occupano di controllare l’ingresso e la diffusione di specie potenzialmente invasive.
Uno dei suoi punti di forza è la possibilità di consultare numerose fotografie dettagliate, utili per confrontare gli esemplari e riconoscere correttamente le diverse specie, oltre a verificare dove sono state segnalate, consultarne la classificazione scientifica e accedere alle informazioni fondamentali per identificarle.
Si tratta di un aiuto importante in un settore in cui la classificazione degli insetti cambia nel tempo: negli ultimi vent’anni, infatti, molte specie sono state riclassificate e diversi nomi scientifici sono stati aggiornati. Senza uno strumento aggiornato, chi svolge attività di ricerca o monitoraggio deve spesso consultare pubblicazioni datate, difficili da reperire e non sempre coerenti tra loro, mentre le informazioni disponibili online possono contenere errori o non essere state verificate da esperti.
Il nuovo database offre quindi un punto di riferimento scientifico organizzato e costantemente migliorabile, facilitando il confronto tra dati provenienti da fonti diverse.
Come è stato costruito il database
Una caratteristica importante del progetto è che non si tratta di un semplice archivio che raccoglie automaticamente informazioni da altri siti, ma di una banca dati scientifica organizzata e verificata da specialisti. La classificazione delle specie, infatti, è un lavoro complesso che richiede di studiare gli insetti, confrontarne le caratteristiche e consultare pubblicazioni scientifiche, comprese quelle più antiche.
Per costruire il primo archivio, Thomas Atkinson ha esaminato le collezioni conservate nei musei, registrando ogni giorno i dati di centinaia di esemplari, e ha consultato la letteratura scientifica per raccogliere informazioni sulle singole specie e rintracciare le segnalazioni pubblicate nel corso degli anni.
Successivamente, il gruppo di ricerca ha ampliato e verificato il materiale raccolto, creando un elenco di riferimento che comprende le specie conosciute e i loro sinonimi, ovvero i diversi nomi scientifici con cui una stessa specie è stata indicata nel tempo. Un gruppo di esperti ha inoltre riesaminato le descrizioni originali degli insetti, affrontando e risolvendo centinaia di questioni legate alla loro classificazione.
Fotografie dettagliate per identificare i coleotteri della corteccia e dell’ambrosia
La raccolta e l’organizzazione delle immagini hanno richiesto un lavoro altrettanto impegnativo. Dopo la registrazione, ogni esemplare viene fotografato con un sistema in grado di acquisire decine, e in alcuni casi centinaia, di immagini dello stesso insetto, successivamente elaborate con una tecnica chiamata focus stacking. Questa procedura combina più scatti realizzati con differenti piani di messa a fuoco per ottenere un’unica immagine in cui risultano nitidi anche i dettagli più piccoli.
Il risultato è una raccolta di fotografie ad alta qualità che permette di osservare con precisione le caratteristiche anatomiche dei coleotteri, facilitandone il riconoscimento. Il progetto ha inoltre beneficiato della collaborazione con musei e istituzioni scientifiche di tutto il mondo, che hanno messo a disposizione numerose immagini per arricchire il database.

Un progetto aperto alla collaborazione internazionale
Il database è destinato a crescere ulteriormente e i ricercatori coinvolti invitano altri specialisti a contribuire al suo sviluppo, mettendo a disposizione fotografie di buona qualità, particolarmente utili anche quando non è ancora stato possibile identificare con certezza la specie o quando le immagini sono già state pubblicate in lavori scientifici.
Chiunque si occupi della classificazione e dello studio dei coleotteri della corteccia e dell’ambrosia può contattare Andrew Johnson all’indirizzo ajj@ufl.edu per discutere possibili collaborazioni. La partecipazione di altri esperti è infatti fondamentale per ampliare la copertura geografica del database, integrare nuove informazioni e rendere sempre più affidabili i dati disponibili.
La versione 2.0: una risorsa per proteggere le foreste dai coleotteri nocivi
Dopo un anno di sperimentazione, il gruppo di ricerca ha pubblicato la versione 2.0 del database, introducendo diverse novità, tra cui una nuova interfaccia più semplice da utilizzare, strumenti di ricerca avanzati, didascalie delle immagini più complete e una struttura ottimizzata per la consultazione da smartphone e altri dispositivi mobili. Questi aggiornamenti rendono più facile trovare le informazioni necessarie e consultare le schede delle singole specie, anche durante le attività di ricerca sul campo.
Il database rappresenta una risorsa importante per individuare e monitorare le specie potenzialmente invasive, migliorare i controlli fitosanitari e sostenere una gestione più consapevole delle foreste. Conoscere meglio questi insetti significa, infatti, poter distinguere le specie che possono provocare danni da quelle che fanno parte del normale equilibrio degli ecosistemi forestali e che, in alcuni casi, necessitano esse stesse di protezione.
In un periodo in cui i cambiamenti climatici, le attività umane e la diffusione di specie aliene mettono sempre più sotto pressione gli ambienti naturali, disporre di informazioni scientifiche affidabili è fondamentale. Il progetto dell’Università della Florida offre quindi uno strumento di valore internazionale per ricercatori, tecnici forestali, enti di controllo e studenti, contribuendo a migliorare la conoscenza della biodiversità e la capacità di proteggere le foreste di tutto il mondo.
Articolo originale: Unveiling the World’s Largest Bark and Ambrosia Beetle Database, pubblicato su Entomology Today.
Autori: Tyler Carney, Ph.D., Jiri Hulcr, Ph.D. e Andrew Johnson, Ph.D.
Il presente articolo è una rielaborazione in lingua italiana del testo originale in inglese, realizzata a fini divulgativi per i lettori di Apicoltore Moderno. Il linguaggio è stato adattato per rendere i contenuti scientifici più chiari e accessibili al pubblico italiano.
Il contributo scientifico e i contenuti originali sono attribuiti agli autori sopra citati.
Leggi l’articolo originale in inglese: Entomology Today – Unveiling the World’s Largest Bark and Ambrosia Beetle Database
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