lunedì , 19 Ottobre 2026
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Il calabrone asiatico rappresenta una vera minaccia per le api e gli ecosistemi europei.

Vespa orientalis e calabrone asiatico: proteggiamo le nostre api

Dalle nuove segnalazioni di Vespa velutina nel Lazio e in Puglia a quelle di Vespa orientalis a Roma: gli apicoltori italiani non devono abbassare la guardia. Monitoraggio e prevenzione sono fondamentali per proteggere le nostre api.

Sommario

  1. Due predatori, una preoccupazione per l’apicoltura italiana
  2. Quando i predatori mettono sotto pressione l’alveare
  3. La diffusione avanza: le nuove segnalazioni richiedono attenzione in tutta Italia
  4. Vespa orientalis: attenzione anche a Roma e provincia
  5. Vespa orientalis – monitoraggio e difesa delle api
  6. Non abbassiamo la guardia: proteggere le api è una responsabilità di tutti
Vespa orientalis. Fonte dell’immagine: https://www.entomon.it/

Due predatori, una preoccupazione per l’apicoltura italiana

Negli ultimi anni, la protezione delle api mellifere dai predatori è diventata una questione sempre più rilevante per l’apicoltura italiana. Alle difficoltà legate alla disponibilità di risorse nettarifere, alle condizioni meteorologiche sfavorevoli e alle altre avversità che possono compromettere la salute delle colonie si aggiunge, infatti, la pressione esercitata da alcuni imenotteri predatori. Tra questi, due specie richiedono particolare attenzione: il calabrone asiatico (Vespa velutina) , specie aliena invasiva originaria dell’Asia, e la Vespa orientalis, specie autoctona presente storicamente soprattutto nell’Italia meridionale e insulare. Sebbene appartengano allo stesso genere, le due specie presentano una storia di diffusione differente: il calabrone asiatico, introdotto accidentalmente in Europa, si è progressivamente espanso in diversi territori, raggiungendo anche l’Italia e rendendo necessarie attività di sorveglianza e interventi di contenimento; la Vespa orientalis, invece, fa parte della fauna del nostro Paese, ma negli ultimi anni è stata segnalata anche in aree geografiche nelle quali la sua presenza era meno abituale o meno documentata.

Al di là della diversa origine e distribuzione, entrambe le specie possono predare le api mellifere e creare difficoltà agli apicoltori, soprattutto quando la loro presenza diventa intensa e persistente in prossimità degli alveari. Il calabrone asiatico è noto per la sua capacità di cacciare le api bottinatrici, appostandosi in volo davanti agli ingressi delle arnie e intercettando le operaie durante il rientro. Anche la Vespa orientalis può esercitare una pressione significativa sugli apiari quando trova condizioni favorevoli alla ricerca di cibo e concentra la propria attività davanti alle porticine. Distinguere correttamente le due specie e comprenderne il comportamento rappresenta, quindi, il primo passo per valutare il rischio reale: non basta sapere che un predatore è presente sul territorio, ma occorre osservare come interagisce con le colonie, quali conseguenze può determinare e quali misure adottare per limitarne l’impatto.

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Quando i predatori mettono sotto pressione l’alveare

La presenza di calabroni davanti a un alveare non deve essere valutata esclusivamente in base al numero di individui osservati, ma anche considerando gli effetti che la loro attività può avere sul comportamento delle api e sull’equilibrio complessivo della colonia. Le api bottinatrici svolgono una funzione essenziale per la sopravvivenza della famiglia, poiché raccolgono nettare, polline e acqua, contribuendo all’alimentazione della covata e al mantenimento delle riserve. Quando il rischio di predazione aumenta, le operaie possono diventare più caute e ridurre le uscite, limitando così l’approvvigionamento delle risorse necessarie allo sviluppo e al mantenimento della colonia. Questa situazione può risultare particolarmente problematica verso la fine dell’estate e durante l’autunno, quando le famiglie devono prepararsi ad affrontare l’inverno e accumulare scorte sufficienti, soprattutto in presenza di fioriture scarse o condizioni ambientali sfavorevoli.

Invasione della Vespa velutina
Vespa velutina fotografata in un giardino a Parigi

Le conseguenze della pressione predatoria, tuttavia, non sono uguali per tutti gli apiari, poiché dipendono dalla specie presente, dall’intensità e dalla durata degli attacchi, dalla vicinanza degli eventuali nidi, dalla forza delle colonie e dalle condizioni ambientali. Una famiglia numerosa e ben organizzata può reagire diversamente rispetto a una colonia già debole o caratterizzata da riserve insufficienti. Per questo motivo, l’apicoltore deve imparare a riconoscere i segnali che possono indicare una situazione critica: la presenza ripetuta di predatori davanti alle porticine, l’esitazione delle api a uscire e una diminuzione insolita del traffico possono giustificare un controllo più approfondito. Un singolo avvistamento, invece, non è necessariamente indicativo di un pericolo immediato. Distinguere una presenza occasionale da una pressione persistente è quindi fondamentale per rendere efficace il monitoraggio e valutare tempestivamente le contromisure più appropriate, prima che la colonia subisca conseguenze più importanti.

L’attenzione dell’apicoltore, però, non deve limitarsi a ciò che accade davanti agli alveari. Per comprendere appieno la portata del fenomeno è necessario considerare anche l’evoluzione geografica della presenza di questi predatori. Le segnalazioni raccolte negli ultimi anni delineano, infatti, una situazione in movimento, che richiede un monitoraggio costante e una conoscenza aggiornata dei territori interessati. Comprendere dove compaiono le diverse specie e come si evolve la loro distribuzione rappresenta un passaggio fondamentale per anticipare i possibili rischi e preparare gli apiari ad affrontare nuove situazioni di criticità.

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La diffusione avanza: le nuove segnalazioni richiedono attenzione in tutta Italia

Il problema dei predatori delle api non può più essere considerato una questione circoscritta esclusivamente ad alcune aree del Paese. La distribuzione delle specie, la comparsa di nuove segnalazioni e la necessità di individuare tempestivamente eventuali focolai rendono indispensabile un’attività di sorveglianza continuativa. Per quanto riguarda il calabrone asiatico (Vespa velutina), la Liguria e il Piemonte sono stati tra i primi territori italiani interessati dalla sua diffusione. Nel tempo sono state registrate presenze anche in altre regioni, tra cui Toscana, Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna. Questa evoluzione evidenzia l’importanza di mantenere alta l’attenzione anche nelle aree in cui la presenza della specie non è ancora documentata in modo continuativo.

In questo contesto si inseriscono le segnalazioni del 2026 provenienti da territori meno frequentemente associati al problema. Nel Lazio, a Vejano, in provincia di Viterbo, è stato segnalato un avvistamento di Vespa velutina, richiamando l’attenzione degli apicoltori e degli organismi impegnati nel monitoraggio. È importante, tuttavia, distinguere il ritrovamento di un singolo esemplare dall’individuazione di un nido: si tratta di evidenze differenti, che devono essere verificate e interpretate correttamente. Un avvistamento confermato rappresenta comunque un elemento utile per approfondire la possibile presenza della specie nell’area interessata e orientare eventuali controlli successivi.

Ancora più significativa, per le implicazioni che può avere sul monitoraggio territoriale, è la segnalazione proveniente dalla Puglia. A San Vito, frazione di Taranto, è stato segnalato un nido attivo di Vespa velutina, contenente esemplari adulti e larve. La notizia, diffusa nell’ottobre 2026, ha riportato l’attenzione del mondo apistico sulla necessità di rafforzare la sorveglianza anche nel Mezzogiorno. Secondo le informazioni riportate dalle fonti giornalistiche, il nido è stato rimosso dai Vigili del Fuoco con la collaborazione di esperti dell’Associazione Regionale Apicoltori Pugliesi (ARAP). Il ritrovamento assume particolare rilievo anche alla luce delle precedenti segnalazioni provenienti dal Salento: nel 2024 era stato individuato un esemplare nell’area di Lecce, mentre nel gennaio 2026 era stato segnalato un nido secondario inattivo nel comune di Sternatia. La successione di queste segnalazioni rende opportuno approfondire la situazione nelle aree interessate e nei territori circostanti. L’individuazione di un nido attivo non dimostra, da sola, che la specie sia ormai stabilmente diffusa in tutta la regione, ma costituisce un elemento concreto che merita attenzione e ulteriori verifiche.

Il valore di queste segnalazioni non risiede soltanto nella notizia in sé, ma soprattutto nella possibilità di intervenire tempestivamente, verificare l’eventuale presenza di altri nuclei e migliorare il coordinamento tra apicoltori, tecnici e istituzioni. Un monitoraggio efficace richiede infatti informazioni attendibili, correttamente localizzate e condivise attraverso i canali appropriati. Se il calabrone asiatico rappresenta una particolare preoccupazione per la sua natura invasiva e per la progressiva espansione territoriale, l’attenzione degli apicoltori non deve però limitarsi a questa specie. Anche un predatore autoctono come la vespa orientalis (Vespa orientalis) può creare difficoltà importanti quando le condizioni ne favoriscono la concentrazione negli apiari, rendendo necessario un approccio alla prevenzione che tenga conto di entrambe le specie.

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Vespa orientalis: attenzione anche a Roma e provincia

Accanto al calabrone asiatico, anche la Vespa orientalis merita un’attenzione costante. Storicamente presente soprattutto nel Mezzogiorno e nelle isole, questa specie è stata segnalata negli ultimi anni anche in territori del Centro e del Nord Italia, contribuendo a rendere più articolato il quadro dei predatori che possono interessare gli alveari. Nel settembre 2026 sono state riportate notizie relative a un aumento delle segnalazioni a Roma e provincia, comprese quelle riguardanti nidi individuati in spazi riparati degli edifici. La presenza della specie negli ambienti urbani e periurbani richiede una corretta identificazione degli esemplari e degli eventuali nidi, oltre a un’attenta valutazione della pressione esercitata sugli apiari, che può variare in funzione delle condizioni locali e della disponibilità di risorse alimentari. Queste segnalazioni ricordano che l’attenzione degli apicoltori non deve concentrarsi esclusivamente sulle specie aliene invasive, ma deve comprendere anche quelle autoctone, quando la loro attività può creare difficoltà alle colonie.

Le informazioni sulla distribuzione dei predatori devono, tuttavia, essere interpretate con prudenza. Le segnalazioni provenienti dal Lazio e dalla Puglia non significano che tutte le regioni italiane siano interessate allo stesso modo, né consentono di dedurre automaticamente una diffusione uniforme sul territorio nazionale. Evidenziano, piuttosto, l’importanza di mantenere aggiornate le conoscenze sulla presenza delle diverse specie, distinguendo i dati confermati dalle ipotesi e dagli avvistamenti ancora da verificare. Per gli apicoltori, conoscere le caratteristiche del calabrone asiatico e della Vespa orientalis, seguire gli aggiornamenti territoriali e sapere a chi comunicare eventuali avvistamenti sospetti rappresenta un passaggio fondamentale per affrontare il problema in modo consapevole e contribuire alle attività di monitoraggio.

La corretta informazione, però, deve tradursi in comportamenti concreti. Non bisogna aspettare di vedere i predatori davanti ai propri alveari per iniziare a prepararsi: è importante conoscere i rischi, osservare regolarmente le colonie e individuare le misure di protezione più adatte alle caratteristiche del proprio apiario. La conoscenza del fenomeno costituisce, infatti, il punto di partenza per una gestione preventiva efficace, nella quale monitoraggio, protezione degli alveari e collaborazione con gli organismi competenti siano integrati in un’unica strategia.

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Vespa orientalis – monitoraggio e difesa delle api

Di fronte alla pressione esercitata da Vespa velutina e Vespa orientalis non esiste un unico sistema capace di risolvere ogni situazione. La protezione degli alveari richiede un insieme di misure da scegliere in funzione della specie osservata, delle caratteristiche dell’apiario, della forza delle colonie e dell’intensità del fenomeno. Il primo strumento a disposizione dell’apicoltore è il monitoraggio: osservare regolarmente gli ingressi degli alveari, controllare il comportamento delle api e annotare la presenza dei predatori permette di individuare più facilmente le situazioni che richiedono attenzione. Poiché la pressione predatoria può variare nel corso della stagione e persino da un giorno all’altro, è preferibile effettuare osservazioni ripetute anziché affidarsi a un singolo controllo.

Per rendere il monitoraggio più efficace, è utile annotare date, orari, numero indicativo degli esemplari osservati e comportamento delle api, così da ricostruire l’andamento del fenomeno nel tempo. Quando possibile, fotografie e brevi filmati realizzati a distanza di sicurezza possono fornire elementi utili per identificare la specie e documentare eventuali cambiamenti. Sulla base delle osservazioni raccolte, è quindi possibile valutare l’adozione di misure di protezione fisica, come riduttori d’ingresso, protezioni specifiche per le porticine e dispositivi progettati per ostacolare l’accesso dei predatori. Queste soluzioni devono essere scelte e installate correttamente, verificando che non compromettano la ventilazione dell’alveare, il passaggio delle api o le normali attività della colonia. È inoltre importante controllarne periodicamente il funzionamento, affinché le protezioni rimangano compatibili con la tipologia di arnia, la forza della famiglia e le condizioni ambientali.

Un altro aspetto da valutare riguarda l’impiego delle trappole, che possono rientrare nelle attività di monitoraggio o contenimento, ma richiedono particolare attenzione alla selettività dei dispositivi. Le trappole non selettive possono infatti catturare anche insetti non bersaglio, comprese specie utili agli ecosistemi. È quindi importante scegliere strumenti adeguati, seguire le indicazioni tecniche disponibili sul territorio e valutare attentamente l’opportunità del loro impiego. In ogni caso, le trappole non devono essere considerate una soluzione definitiva né sostituire il monitoraggio e le altre misure di protezione dell’apiario: la loro eventuale utilità va valutata all’interno di una strategia più ampia e responsabile.

Quando si sospetta la presenza di un nido di calabrone asiatico, la priorità diventa invece la segnalazione tempestiva. È opportuno documentare l’avvistamento, quando possibile e senza esporsi a rischi, e comunicarlo ai servizi competenti secondo le procedure previste localmente. Non bisogna avvicinarsi al nido né tentare di rimuoverlo autonomamente, poiché le operazioni di individuazione e rimozione devono essere affidate a personale qualificato. In questo contesto assume un ruolo decisivo la collaborazione tra apicoltori, associazioni apistiche, tecnici ed enti competenti: condividere segnalazioni attendibili, immagini utili al riconoscimento e informazioni sulla localizzazione dei ritrovamenti permette di migliorare la conoscenza della situazione locale e di coordinare gli eventuali interventi.

Preparare un apiario, dunque, non significa soltanto acquistare un dispositivo o installare una protezione, ma sviluppare un metodo di lavoro che integri osservazione, prevenzione, corretta identificazione delle specie e capacità di attivare tempestivamente le procedure appropriate. Un’organizzazione preventiva di questo tipo consente agli apicoltori di affrontare il problema con maggiore consapevolezza, evitando sia di sottovalutare i segnali di rischio sia di ricorrere a interventi improvvisati. La protezione delle api, infatti, non riguarda soltanto il singolo apiario, ma coinvolge l’intera comunità apistica e il territorio nel quale opera, rendendo indispensabili la condivisione delle informazioni e la collaborazione tra tutti i soggetti interessati.

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Non abbassiamo la guardia: proteggere le api è una responsabilità di tutti

Il calabrone asiatico Vespa velutina e la Vespa orientalis rappresentano due realtà differenti, ma entrambe meritano attenzione da parte degli apicoltori italiani. Il primo richiede particolare vigilanza in quanto specie aliena invasiva in espansione; la seconda, pur essendo autoctona, può esercitare una pressione significativa sulle colonie quando la sua presenza diventa intensa e persistente. Di fronte a queste criticità non servono allarmismi, ma neppure atteggiamenti superficiali: le segnalazioni provenienti dai diversi territori devono spingerci a rafforzare il monitoraggio, migliorare la conoscenza delle specie e condividere le informazioni in modo responsabile. Non è opportuno aspettare che i predatori si concentrino davanti alle arnie o che le colonie comincino a mostrare segni di sofferenza prima di intervenire. La prevenzione richiede attenzione costante, preparazione e capacità di riconoscere tempestivamente le situazioni di rischio.

Ogni apicoltore può contribuire concretamente a questo lavoro. Un avvistamento comunicato correttamente, un nido segnalato tempestivamente o un’osservazione condivisa con i colleghi possono fornire informazioni preziose per comprendere meglio la distribuzione dei predatori e orientare le attività di sorveglianza. Allo stesso tempo, è fondamentale evitare di confondere specie differenti, verificare l’attendibilità delle informazioni e rinunciare a metodi improvvisati che potrebbero danneggiare le api o altri organismi utili. La difesa degli alveari deve essere efficace, ma anche responsabile e rispettosa dell’ambiente: monitoraggio, protezioni adeguate, segnalazioni tempestive e collaborazione con gli organismi competenti devono quindi integrarsi in un’unica strategia di gestione. In un contesto in cui le api sono già sottoposte a numerose pressioni ambientali e sanitarie, mantenere le colonie nelle migliori condizioni possibili significa intervenire con competenza, riconoscere le nuove difficoltà e adottare misure proporzionate alla situazione reale.

Non abbassare la guardia, quindi, non significa vivere nell’allarme, ma essere pronti ad agire quando necessario. Significa conoscere le specie presenti nella propria zona, osservare regolarmente gli alveari, seguire le indicazioni degli organismi competenti e contribuire alla raccolta e alla condivisione di informazioni affidabili. La prevenzione comincia oggi, con l’osservazione quotidiana e la collaborazione tra apicoltori. Proteggere le colonie significa difendere non soltanto la produzione di miele e la continuità del lavoro degli apicoltori, ma anche il futuro dell’apicoltura italiana e il ruolo essenziale delle api negli ecosistemi.

Marco Ferrigno
 

Apicoltore Moderno continuerà a seguire questi temi, dando spazio alle informazioni verificate, alle esperienze sul campo e alle strategie utili per aiutare gli apicoltori a riconoscere i rischi e proteggere le proprie colonie.

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