domenica , 28 Giugno 2026
Aethina tumida,
Aethina tumida: vista dorsale a sinistra e vista ventrale a destra.

Aethina tumida nel Lazio: allerta e misure di contenimento

Il recente rinvenimento di Aethina tumida nel Lazio ha riportato l’attenzione del comparto apistico nazionale su uno dei parassiti più temuti dell’alveare. In un approfondimento di BEE Lab Online, Antonio Carrelli ha intervistato il Dott. Franco Mutinelli, Medico veterinario e Direttore del Centro di Referenza Nazionale per l’Apicoltura, per offrire una lettura tecnica, equilibrata e soprattutto operativa della situazione.
L’obiettivo non è generare allarmismo, ma chiarire come funziona il sistema di sorveglianza, quali sono le misure in atto e quale ruolo hanno gli apicoltori nella prevenzione della diffusione.

Cos’è Aethina tumida e perché preoccupa l’apicoltura
Aethina tumida, conosciuto come “coleottero dell’alveare”, è un insetto originario dell’Africa subsahariana. Negli ultimi decenni si è diffuso in diverse aree del mondo, adattandosi a contesti climatici anche molto diversi.
Il suo ciclo biologico è strettamente legato alla colonia di api: gli adulti entrano nell’alveare e depongono le uova, mentre le larve si nutrono di miele, polline e covata. Il danno principale non è solo il consumo delle risorse, ma la distruzione della struttura dei favi e la fermentazione del miele, che può portare al collasso della colonia.
La sua pericolosità deriva da due fattori chiave: la capacità di riprodursi rapidamente in condizioni favorevoli e la difficoltà di individuarlo nelle fasi iniziali dell’infestazione.

Un rinvenimento che richiede attenzione, non panico
Il ritrovamento del parassita in una nuova area geografica rappresenta un evento sanitario importante, ma non deve essere interpretato come una situazione fuori controllo.
Come sottolineato dal Dott. Mutinelli, la differenza tra un contenimento efficace e una diffusione più ampia dipende dalla rapidità e dall’efficienza delle misure adottate.
Per questo motivo, il sistema veterinario attiva immediatamente protocolli di:
• identificazione del focolaio
• delimitazione delle aree interessate
• controllo intensivo degli apiari circostanti
• restrizione delle movimentazioni

Zone di protezione e zone di sorveglianza: come funziona il contenimento
A seguito di un rinvenimento, il territorio viene suddiviso in due aree operative:
Zona di protezione
È l’area più vicina al focolaio, dove si applicano le misure più restrittive. Qui vengono effettuati controlli approfonditi e frequenti sugli apiari, con eventuali limitazioni o blocchi degli spostamenti.
Zona di sorveglianza
È un’area più ampia che circonda la zona di protezione. In questa fascia si svolgono controlli sistematici per verificare l’eventuale presenza del parassita e prevenire la sua diffusione.
Questo approccio permette di concentrare le risorse dove il rischio è maggiore, senza paralizzare l’intero comparto apistico.

Il ruolo del sistema veterinario e della ricerca scientifica
La gestione sanitaria del fenomeno è affidata a una rete coordinata tra servizi territoriali e strutture scientifiche.
Un ruolo centrale è svolto dal Centro di Referenza Nazionale per l’Apicoltura, ospitato presso l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie, che supporta:
• la diagnosi e l’identificazione del parassita
• la definizione delle strategie di controllo
• l’aggiornamento delle linee guida operative
• il coordinamento tecnico-scientifico a livello nazionale
I Servizi veterinari territoriali, invece, rappresentano il braccio operativo sul campo, responsabile dei controlli e dell’applicazione delle misure sanitarie.

BDA e tracciabilità: strumenti fondamentali di prevenzione
Uno degli elementi più importanti per la gestione di emergenze sanitarie in apicoltura è la Banca Dati Apistica (BDA).
Questo strumento consente di:
• censire tutti gli apiari presenti sul territorio
• registrare movimentazioni di arnie e colonie
• garantire la tracciabilità degli spostamenti
• facilitare interventi rapidi in caso di focolai
La corretta e aggiornata registrazione non è un semplice adempimento burocratico, ma un vero e proprio strumento di biosicurezza. Senza tracciabilità, il contenimento di un parassita come Aethina tumida diventa molto più complesso.

Movimentazioni apistiche: il punto critico della diffusione
Le movimentazioni delle colonie rappresentano uno dei principali fattori di rischio per la diffusione di patogeni e parassiti.
Nomadismo, vendita di famiglie e spostamenti per impollinazione sono pratiche fondamentali per l’apicoltura moderna, ma devono essere gestite con grande attenzione.
Se non correttamente dichiarati e controllati, questi spostamenti possono diventare un vettore involontario di diffusione del parassita verso aree indenni.

Comportamenti corretti per gli apicoltori
La prevenzione non dipende solo dalle istituzioni, ma anche dal comportamento quotidiano degli apicoltori.
Tra le buone pratiche fondamentali rientrano:
• ispezioni regolari e attente degli alveari
• rispetto delle restrizioni sanitarie territoriali
• corretta gestione e tracciabilità di materiali e attrezzature
• segnalazione tempestiva di sospetti o anomalie
Al contrario, comportamenti come spostamenti non registrati o gestione non controllata di materiale apistico possono aumentare significativamente il rischio di diffusione.

Informazione corretta e responsabilità comunicativa
Un ultimo aspetto evidenziato riguarda la comunicazione.
In situazioni di emergenza sanitaria è fondamentale evitare informazioni non verificate o allarmistiche, che possono generare confusione o comportamenti controproducenti.
Una comunicazione corretta deve essere:
• basata su dati scientifici
• coordinata dagli enti competenti
• chiara ma priva di sensazionalismi

Conclusione
Il rinvenimento di Aethina tumida rappresenta una sfida importante per l’apicoltura italiana, ma anche un banco di prova per l’efficacia del sistema di sorveglianza sanitaria.
Come emerge dall’intervista al Dott. Mutinelli, la gestione del rischio si basa su tre pilastri fondamentali: rapidità di intervento, tracciabilità e collaborazione tra istituzioni e apicoltori.
Solo attraverso un approccio coordinato e responsabile è possibile contenere la diffusione del parassita e tutelare il patrimonio apistico nazionale.

Redazione di Apicoltore Moderno

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