La presenza di Aethina tumida, comunemente nota come piccolo coleottero dell’alveare (Small Hive Beetle), rappresenta una delle più gravi minacce per l’apicoltura moderna. Originario dell’Africa subsahariana, questo parassita si è progressivamente diffuso in numerosi Paesi, causando danni significativi alle colonie di api, compromettendo la produzione di miele e incidendo negativamente sulla sanità del settore apistico.
In Italia il primo focolaio è stato segnalato nel 2014 in Calabria. Da allora, il Servizio sanitario veterinario nazionale ha attivato un articolato sistema di sorveglianza volto a individuare tempestivamente eventuali nuovi focolai e a impedirne la diffusione.
La sorveglianza, tuttavia, non può basarsi esclusivamente sui controlli ufficiali. Il ruolo degli apicoltori è determinante: chi ispeziona con regolarità i propri alveari è infatti il primo a poter riconoscere la presenza di un insetto sospetto o individuare alterazioni riconducibili all’attività del coleottero.
Ogni ispezione eseguita con attenzione costituisce quindi un prezioso strumento di prevenzione. La diagnosi precoce rappresenta infatti l’arma più efficace per contenere la diffusione di Aethina tumida e tutelare il patrimonio apistico.
Perché è importante cercare Aethina tumida
L’infestazione può svilupparsi inizialmente in modo poco evidente, rendendo difficile individuarne i primi segnali durante le normali ispezioni dell’alveare. Con l’aumento della popolazione del coleottero, tuttavia, i danni possono aggravarsi rapidamente.
Le larve scavano gallerie nei favi e si nutrono di miele, polline e covata, compromettendo l’integrità della colonia. La loro attività favorisce inoltre la fermentazione del miele, che diventa schiumoso e sviluppa il caratteristico odore di frutta fermentata, rendendolo non più idoneo al consumo. Nei casi più gravi, il deterioramento dell’alveare può indurre le api ad abbandonare completamente la colonia.
Riconoscere tempestivamente i primi segnali dell’infestazione è fondamentale per contenere la diffusione del parassita. Un intervento precoce consente infatti di proteggere non solo il proprio apiario, ma anche gli allevamenti presenti nel territorio circostante, contribuendo alla salvaguardia dell’intero patrimonio apistico.
Il ruolo fondamentale dell’apicoltore
L’apicoltore rappresenta il primo e più importante presidio della sorveglianza sanitaria degli alveari.
Nessuno osserva le colonie con la stessa frequenza e continuità di chi le gestisce quotidianamente. Per questo motivo, ogni visita in apiario dovrebbe includere anche una rapida ispezione mirata alla ricerca di eventuali segni della presenza del piccolo coleottero dell’alveare.
Non è necessario effettuare controlli straordinari o particolarmente complessi. È sufficiente acquisire l’abitudine di osservare l’alveare con maggiore attenzione, dedicando qualche minuto all’ispezione dei punti in cui Aethina tumida tende a nascondersi. Questo semplice accorgimento può fare la differenza, consentendo di individuare precocemente un’infestazione e di intervenire prima che il parassita si diffonda.
Quando controllare gli alveari
La ricerca del piccolo coleottero dell’alveare dovrebbe entrare a far parte delle normali operazioni di controllo, accompagnando ogni apertura dell’arnia.
È opportuno prestare particolare attenzione in alcune situazioni che possono aumentare il rischio di introduzione o favorire l’individuazione precoce del parassita:
- durante le visite primaverili;
- nel corso dei controlli estivi;
- prima e dopo il nomadismo;
- durante la formazione di nuclei e sciami;
- dopo l’acquisto o l’introduzione di api regine, nuclei o altro materiale biologico;
- quando la colonia presenta anomalie o sintomi insoliti.
Più della durata della singola ispezione, è la costanza dei controlli a fare la differenza. Un’osservazione regolare e sistematica aumenta infatti le probabilità di individuare tempestivamente la presenza di Aethina tumida, rendendo più efficace ogni intervento di contenimento.
Come riconoscere il coleottero adulto
L’adulto di Aethina tumida misura generalmente tra 5 e 7 mm di lunghezza ed è facilmente riconoscibile se si conoscono le sue principali caratteristiche morfologiche e comportamentali.

Presenta:
-
- corpo ovale, leggermente appiattito;
- colore variabile dal bruno scuro al nero;
- antenne terminanti con una caratteristica clava;
- elitre (ali anteriori) più corte dell’addome, un particolare che permette di distinguerlo da molti altri piccoli coleotteri presenti nell’alveare;
- notevole rapidità di movimento.
Oltre all’aspetto, anche il comportamento rappresenta un importante elemento di riconoscimento. Quando l’arnia viene aperta, il coleottero tende infatti a fuggire rapidamente dalla luce, cercando rifugio negli angoli dell’arnia, sotto i telaini, nelle fessure del legno o in altri punti riparati.
Per questo motivo è fondamentale osservare con attenzione l’interno dell’arnia fin dai primi istanti dell’apertura: è proprio in quei momenti che aumenta la probabilità di individuare l’insetto prima che riesca a nascondersi.
Dove cercarlo
Alcune aree dell’arnia richiedono un’attenzione particolare, poiché rappresentano i rifugi preferenziali di Aethina tumida.
Durante l’ispezione è consigliabile esaminare con cura:
- la superficie superiore del coprifavo;
- la parte inferiore del coprifavo;
- il sottotetto;
- gli angoli interni dell’arnia;
- le pareti laterali;
- gli spazi tra i telaini;
- il fondo dell’alveare;
- il cassettino diagnostico, se presente;
- le zone ricche di propoli;
- eventuali fessure e interstizi del legno.
Il piccolo coleottero dell’alveare predilige infatti gli ambienti bui, riparati e poco disturbati, dove può nascondersi con facilità e sfuggire all’osservazione. Un’ispezione metodica di questi punti aumenta sensibilmente le probabilità di individuarne la presenza nelle fasi iniziali dell’infestazione.
Come effettuare correttamente il controllo
Per essere efficace, l’ispezione deve seguire una sequenza ordinata, senza tralasciare nessuna delle aree in cui il piccolo coleottero dell’alveare può trovare rifugio.
Dopo aver aperto l’arnia, è consigliabile osservare immediatamente il coprifavo, prima di rimuoverlo, poiché il coleottero può rifugiarsi sulla sua superficie o nella parte inferiore.
Se presente, si procede quindi all’ispezione del melario, estraendo i telaini uno alla volta ed esaminandoli con attenzione.
L’ispezione prosegue nel nido. Per facilitare le operazioni, il primo telaino laterale viene rimosso così da creare lo spazio necessario per estrarre i successivi senza danneggiare le api.
Ogni telaino deve essere sfilato lentamente, osservato su entrambe le facce e riposizionato con cura, controllando contemporaneamente anche le pareti interne dell’arnia e gli spazi tra i telaini, dove il coleottero può nascondersi.
Al termine dell’ispezione è importante verificare anche il fondo dell’alveare e l’eventuale cassettino diagnostico, se presente.
L’intera procedura dovrebbe essere eseguita con calma, evitando movimenti bruschi e riducendo al minimo il disturbo alla colonia. Un’ispezione accurata e metodica richiede solo pochi minuti in più, ma può consentire di individuare tempestivamente la presenza di Aethina tumida.
Le famiglie che meritano maggiore attenzione
Tutti gli alveari dovrebbero essere sottoposti a controlli regolari. Alcune colonie e determinate situazioni, tuttavia, richiedono un livello di attenzione ancora maggiore, poiché possono favorire l’insediamento e la proliferazione di Aethina tumida.
È opportuno intensificare la sorveglianza in particolare su:
- nuclei;
- sciami artificiali;
- famiglie deboli;
- colonie orfane;
- alveari morti;
- materiale apistico abbandonato o non adeguatamente protetto.
Queste condizioni offrono al piccolo coleottero dell’alveare un ambiente più favorevole, poiché le api esercitano un controllo meno efficace nei confronti del parassita. Un monitoraggio accurato di queste situazioni consente di aumentare le probabilità di individuare tempestivamente eventuali infestazioni.
Non cercare soltanto l’adulto
Nelle fasi iniziali dell’infestazione, la presenza di Aethina tumida non è sempre evidenziata dagli adulti. In molti casi, il primo segnale è rappresentato dalle larve, motivo per cui è fondamentale imparare a riconoscerle.

Le larve sono biancastre, allungate e provviste di tre paia di zampe nella parte anteriore del corpo. Possono essere facilmente confuse con quelle della tarma della cera; per questo motivo, qualsiasi forma larvale sospetta osservata nell’alveare merita sempre un approfondimento.
Segnali che richiedono un controllo accurato
Durante le visite in apiario è opportuno prestare particolare attenzione ai seguenti elementi:
- piccoli coleotteri che si muovono rapidamente all’interno dell’arnia;
- presenza di larve nei favi;
- miele fermentato o schiumoso;
- odore anomalo, simile a quello della frutta fermentata;
- favi deteriorati o collassati;
- miele che cola sul fondo dell’arnia;
- api particolarmente irrequiete;
- improvviso abbandono della colonia.
Nessuno di questi segnali costituisce, da solo, la conferma della presenza di Aethina tumida. Tuttavia, la comparsa di uno o più sintomi richiede sempre un’ispezione approfondita e, se necessario, ulteriori accertamenti.
L’utilizzo delle trappole
Le trappole rappresentano un utile strumento di monitoraggio e possono agevolare l’individuazione precoce degli adulti.
A seconda del modello utilizzato, possono essere posizionate sul fondo dell’alveare oppure tra i telaini, dove intercettano gli insetti durante i loro spostamenti all’interno della colonia.
È importante ricordare che le trappole non sostituiscono l’ispezione visiva dell’alveare, ma ne costituiscono un valido complemento.

Cosa fare in presenza di un insetto sospetto
Se durante l’ispezione viene rinvenuto un insetto compatibile con Aethina tumida, è fondamentale mantenere la calma ed evitare interventi improvvisati.
L’esemplare dovrebbe essere catturato con una pinzetta o raccolto in un piccolo contenitore, quindi conservato in una provetta contenente alcol etilico al 70%, accuratamente chiusa per impedirne la fuoriuscita.
Prima della conservazione, se possibile, è consigliabile fotografare l’insetto. Le immagini possono essere utili per una prima valutazione da parte dei servizi veterinari o dei laboratori specializzati.
Cosa evitare
In presenza anche del solo sospetto di infestazione è fondamentale evitare qualsiasi movimentazione di materiale apistico.
Non devono essere spostati:
- alveari;
- nuclei;
- sciami;
- api regine;
- melari;
- telaini;
- favi;
- cera;
- attrezzature che potrebbero essere contaminate.
La movimentazione di api e materiali rappresenta infatti una delle principali vie di diffusione del piccolo coleottero dell’alveare.
A chi segnalare il sospetto
Qualsiasi sospetto deve essere comunicato senza ritardo al Servizio Veterinario dell’ASL territorialmente competente.
Sarà il Veterinario Ufficiale a effettuare il sopralluogo, valutare il caso ed eventualmente disporre il prelievo del campione da inviare all’Istituto Zooprofilattico Sperimentale per la conferma diagnostica.
Una segnalazione tempestiva rappresenta un atto di responsabilità nei confronti dell’intera comunità apistica e costituisce uno degli strumenti più efficaci per contenere la diffusione del parassita.
La biosicurezza inizia in apiario
La prevenzione rimane la strategia più efficace per limitare il rischio di introduzione e diffusione di Aethina tumida.
Ogni apicoltore dovrebbe adottare alcune semplici misure di biosicurezza:
- mantenere colonie forti e ben popolate;
- evitare di lasciare melari, favi o altro materiale apistico incustoditi;
- rimuovere tempestivamente il materiale deteriorato;
- pulire e disinfettare regolarmente le attrezzature;
- acquistare api regine, nuclei e sciami esclusivamente da allevamenti affidabili e nel rispetto della normativa sanitaria vigente;
- controllare accuratamente ogni nuovo materiale introdotto in apiario;
- effettuare ispezioni periodiche, annotando eventuali anomalie riscontrate.
La collaborazione è la migliore difesa
L’esperienza maturata nei Paesi in cui il piccolo coleottero dell’alveare è ormai presente dimostra che nessun programma di sorveglianza può essere realmente efficace senza la collaborazione attiva degli apicoltori.
Ogni visita agli alveari rappresenta un’occasione per proteggere non soltanto le proprie colonie, ma anche il patrimonio apistico dell’intero territorio.
La sorveglianza non deve essere considerata un semplice adempimento burocratico, bensì una buona pratica di gestione sanitaria. Un’ispezione accurata richiede pochi minuti in più, ma può consentire di individuare un focolaio nelle sue fasi iniziali, quando è ancora possibile limitarne la diffusione.
La salute delle api dipende anche dall’attenzione quotidiana di chi le alleva. Osservare con metodo, controllare regolarmente gli alveari e segnalare tempestivamente ogni sospetto significa contribuire in modo concreto alla tutela dell’apicoltura italiana.
Redazione di Apicoltore Moderno
Apicoltore Moderno