Sembra fantascienza biologica, eppure è realtà: un fuco può localizzare una regina in volo nuziale anche a 25 chilometri di distanza. Non è leggenda né iperbole, ma uno dei fenomeni più affascinanti del mondo naturale, basato su una “tecnologia” invisibile e antichissima: la comunicazione chimica attraverso i feromoni.
Un superorganismo chimicamente orchestrato
Le api (Apis mellifera) non vivono come individui autonomi, ma come parte di un superorganismo – un’entità collettiva in cui ogni ape è una “cellula” al servizio della colonia. Il coordinamento di questa comunità avviene tramite una complessa rete di segnali chimici, i feromoni, che fungono da linguaggio invisibile per regolare comportamento, fisiologia e coesione sociale (Seeley, 2009).
Le caste dell’alveare – regina, operaie e fuchi – producono feromoni differenti, ognuno con funzioni specifiche. Tra questi, il feromone reale è il più importante. Si tratta di una miscela chimica prodotta dalle ghiandole mandibolari della regina, che non solo inibisce lo sviluppo ovarico delle operaie, ma stimola anche comportamenti di cura, alimentazione e protezione nei suoi confronti (Slessor et al., 1988). È letteralmente l’elemento che tiene unita la colonia, come evidenziato da Winston (1987) nel suo testo di riferimento The Biology of the Honey Bee.
Il volo nuziale: un’elegante selezione naturale

Il volo nuziale della regina è un evento irripetibile nella sua vita. In una giornata di condizioni favorevoli – temperatura, luce, e assenza di pioggia – la giovane regina abbandona l’alveare per accoppiarsi con più fuchi in volo, in uno o più voli, accumulando lo sperma necessario per tutta la sua vita riproduttiva.
Questo avviene in zone specifiche dette “aree di congregazione dei fuchi” (drone congregation areas, o DCA), che possono trovarsi a chilometri di distanza dall’alveare. Sono aree stabili nel tempo, la cui esistenza suggerisce un’antica e profonda mappatura ecologica dei luoghi da parte delle api (Baudry et al., 1998).
Durante il volo, la regina emette feromoni sessuali estremamente potenti. I fuchi, dotati di antennule ipersensibili, sono capaci di captare queste molecole anche in concentrazioni infinitesimali, seguendo la scia chimica anche controvento. In uno studio pionieristico, Gary (1962) dimostrò che i fuchi possono orientarsi basandosi esclusivamente su gradienti feromonali, anche a distanze notevoli e in condizioni ambientali variabili.
Una gara per la sopravvivenza genetica
Non tutti i fuchi ce la fanno. Solo i più veloci e sensibili riescono a raggiungere la regina. Dopo l’accoppiamento, che avviene in volo, il fuco muore subito: il suo organo riproduttivo viene letteralmente strappato via. È il prezzo evolutivo per garantire che solo i migliori trasmettano il proprio DNA. È una forma estrema ma efficace di selezione sessuale, in linea con i principi darwiniani.
Un alveare come rete neurale chimica
Ma l’importanza dei feromoni non si esaurisce nel volo nuziale. All’interno dell’alveare, queste molecole regolano praticamente ogni aspetto della vita sociale: dalla divisione del lavoro tra operaie, alla difesa dell’alveare, fino al riconoscimento dei membri della colonia.
Questa intelligenza distribuita, basata su interazioni locali tra migliaia di individui, ci offre un’analogia interessante con le reti neurali artificiali: non c’è un comando centrale, ma un insieme di segnali che, emergendo dall’interazione collettiva, generano un comportamento coeso e adattivo (Camazine et al., 2003).
Una rete fragile: minacce moderne
Tuttavia, questa sofisticata rete chimica è fragile. Pesticidi neuroattivi come i neonicotinoidi possono alterare la percezione feromonale, interferendo con la capacità delle api di comunicare, orientarsi e riprodursi (Tsvetkov et al., 2017). I cambiamenti climatici, la frammentazione dell’habitat e l’inquinamento olfattivo urbano compromettono ulteriormente questi delicati equilibri.
Conoscere e rispettare i meccanismi che regolano la vita delle api non è solo affascinante, ma essenziale per proteggere un insetto da cui dipende una parte fondamentale del nostro sistema alimentare ed ecologico.
Pasquale Angrisani
<strong>Riferimenti bibliografici</strong>
- Baudry, E., Solignac, M., Garnery, L., Gries, M., Cornuet, J. M., & Koeniger, N. (1998). Relatedness among drones of a natural congregation of honey bees (Apis mellifera) as determined by microsatellite analysis. Insectes Sociaux, 45(4), 343–349.
- Camazine, S., Deneubourg, J. L., Franks, N. R., Sneyd, J., Theraulaz, G., & Bonabeau, E. (2003). Self-Organization in Biological Systems. Princeton University Press.
- Gary, N. E. (1962). Chemical mating attractants in the queen honey bee. Science, 136(3518), 773–774.
- Seeley, T. D. (2009). The Wisdom of the Hive: The Social Physiology of Honey Bee Colonies. Harvard University Press.
- Slessor, K. N., Kaminski, L. A., King, G. G. S., Borden, J. H., & Winston, M. L. (1988). Semiochemical basis of the retinue response to queen honey bees. Nature, 332(6162), 354–356.
- Tsvetkov, N., Samson-Robert, O., Sood, K., Patel, H. S., Malena, D. A., Gajiwala, P. H., … & Zayed, A. (2017). Chronic exposure to neonicotinoids reduces honey bee health near corn crops. Science, 356(6345), 1395–1397.
- Winston, M. L. (1987). The Biology of the Honey Bee. Harvard University Press.
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