La cimice asiatica è tornata con prepotenza nel Savonese. Non è nociva per le persone, ma di certo gli agricoltori, che hanno già altri problemi cui fare fronte, non la considerano un’amica. Anzi. Flagella la produzione di frutta e ortaggi. Ci risiamo, quindi. Nel 2020 il ministero dell’Ambiente aveva dato il via libera all’utilizzo della cosiddetta vespa samurai che, deponendo le sue uova all’interno di quelle della cimice, ne blocca lo sviluppo, impedendo così la sua proliferazione. Si tratta del progetto di lotta biologica più importante programmato sul territorio italiano.
Anche Regione Liguria partecipa al “Progetto Nazionale di Lotta alla cimice asiatica”, grazie al coordinamento dell’Istituto Nazionale per la Protezione delle Piante. La vespa samurai non è pericolosa per l’uomo e non punge. I lanci di queste vespe hanno consentito un primo insediamento dell’insetto antagonista in diversi frutteti del savonese, con risultati che erano stati apprezzati come positivi. Ora, purtroppo, le produzioni agricole sono nuovamente messe a dura prova dai danni provocati dalla cimice asiatica, una specie esotica comparsa nei nostri territori già da tempo e che ha progressivamente colonizzato territori e coltivazioni, non trovando antagonisti nel nostro ambiente. Ma la cimice asiatica non è l’unico insetto insidioso con cui devono fare i conti gli agricoltori savonesi e nel tempo si ricordano vere e proprie invasioni biologiche, soprattutto nella piana di Albenga, ma che non hanno risparmiano tutta la provincia di Savona. Ad esempio, la fillossera, insetto di origine americana associato alla vite. Segnalata per la prima volta in Italia nel 1879, fu motivo di grave preoccupazione per i viticoltori, tanto da far ipotizzare la scomparsa della viticoltura. Anche Albenga, con i suoi estesi vigneti, ne fu particolarmente toccata. Non è raro, infatti, vedere nei vigneti una pianta di rose, in quanto l’oidio, parente stretto della fillossera, attacca i fiori prima della vite. Il viticoltore, quindi, guardando lo stato di salute delle sue rose, capisce se potenzialmente c’è un pericolo per le proprie vigne, pertanto può intervenire in anticipo con opportuni trattamenti.
Durante il secolo scorso, tra gli anni ’60 e ’70, si ricorda anche una forte invasione della cocciniglia del pomodoro, un’infestazione che danneggia significativamente il frutto, succhiando linfa dalla pianta, causando appassimento, ingiallimento e riduzione del raccolto. Una piaga ancora molto attuale è rappresentata dalla vespa velutina, che sta mettendo a dura prova la vita delle api e di conseguenza la produzione di miele. La specie punge ed è molto dannosa per le api, appunto, di cui si nutre e che purtroppo non sono in grado di difendersi dal predatore. In passato, il cinipede galligeno del castagno aveva messo in ginocchio i castagneti della Val Bormida dove, grazie a un insetto antagonista, erano riusciti fortunatamente a sconfiggerlo. Si tratta di un organismo nocivo pericoloso originario della Cina. Altra nemica da combattere è la mosca olearia, invasore biologico che mette a rischio gli oliveti e di conseguenza le produzioni di olio. Da sempre, rappresenta l’insetto più importante da cui proteggersi nel bacino del Mediterraneo e non solo. Purtroppo, la sfida a questi “nemici” resta dunque aperta.
Maria Gramaglia
Fonte: lastampa
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