domenica , 19 Aprile 2026
C'era una volta lo zucchero denaturato
Favi naturali: il risultato del lavoro delle api.

C’era una volta lo zucchero denaturato

Per lo zucchero è nota ai più anziani la storia. Già nel 1938 gli apicoltori italiani godevano di un regime di agevolazione che consentiva loro di disporre di zucchero denaturato in esenzione da imposta di fabbricazione. Questo prodotto venne allora impropriamente chiamato «melittosio» e veniva distribuito per il tramite dell’Organizzazione nazionale degli apicoltori:

Era denaturato con pasta d’aglio e si presentava sotto forma di candito. Nel dopoguerra, sempre ad iniziativa della FAI, l’esenzione venne ripristinata e il prodotto fece la sua ricomparsa; in una fase successiva fu la SIAPA, società collegata della Federconsorzi, che provvide alla preparazione e alla distribuzione, tramite i Consorzi agrari provinciali, del cosiddetto melittosio, denaturato ora con polvere d’aglio disidratato.

Questa la situazione al momento in cui la Comunità Economica Europea intervenne a regolare al suo livello la materia. Vi fu un periodo di transizione, con alcuni regolamenti comunitari, che in sostanza tendevano – considerate le giacenze di zucchero di produzione europea e la notevole differenza con il prezzo mondiale – a smaltire le eccedenze destinandole all’alimentazione animale in senso generale.

Fra le diverse utilizzazioni, in questa fase, la CEE previde anche quella dell’impiego per l’alimentazione delle api e precisò tre tipi di denaturazione, in pratica quelli già esistenti nei vari Paesi:

  • con octosan (Germania, Francia, Belgio, Olanda, Lussemburgo);
  • con ossido di ferro (Germania);
  • con polvere d’aglio e carbone vegetale (Italia). .

Fu di quest’epoca – come molti ricorderanno – uno scandalo di respiro europeo, allorché cospicue partite di zucchero denaturato destinate all’alimentazione animale, in esenzione da imposta e quindi a prezzi particolarmente vantaggiosi, risultarono dirottate verso la vinificazione, mentre erano state acquistate per la nutrizione delle api.

Il regolamento base dedicato in modo esclusivo allo zucchero denaturato è stato il n. 100 del 1972, che fino al 1980 ha in pratica servito agli apicoltori europei per approvvigionarsi di prodotto. Il regolamento, come si è già detto, era impostato sul fatto che da una parte vi erano eccedenze di zucchero di produzione europea da smaltire, e che dall’altra non era conveniente venderle sul mercato mondiale, stante il basso prezzo internazionale. Per facilitarne lo smaltimento, quindi, la Comunità concedeva un premio agli zuccherifici che ne effettuavano la denaturazione. In verità non si trattava nel complesso di grandi quantitativi: circa 10-12 mila tonnellate, ma i più forti consumatori erano gli apicoltori dell’Europa centrale. Questo, peraltro, creava una disparità di trattamento fra gli apicoltori, in quanto non tutti, specie quelli delle zone meridionali, utilizzano zucchero. La FAI quindi, in più occasioni, ha auspicato che un aiuto comunitario diretto e indiscriminato fosse previsto per le apicolture della Comunità, in luogo di una agevolazione, che fra l’altro costava in termini di rischi e di disagi, tenuto anche conto che nessun zuccherificio italiano manifestava la sua disponibilità ad effettuare la denaturazione e che quindi occorreva importare il prodotto.

Con il 1980, comunque, quasi esaudendo la sollecitazione della FAI, la CEE ha cessato l’erogazione del premio di denaturazione, considerato che il mercato mondiale dello zucchero tirava abbastanza bene da assorbire le eccedenze. Gli apicoltori si sono trovati così, da un anno all’altro, senza poter disporre di un prodotto, che per la maggioranza di essi costituisce elemento indispensabile per una buona conduzione degli alveari.

Aiuti all’apicoltura

Quasi contemporaneamente – e possiamo affermare, in sostituzione – la CEE ha proposto, su sollecitazione delle organizzazioni apistiche, l’istituzione di un aiuto all’apicoltura, da erogarsi tramite le Associazioni di apicoltori. Il primo progetto di regolamento venne sottoposto al Gruppo di Lavoro del COPA e subì diverse modificazioni in quella sede, proprio per intervento dei rappresentanti delle organizzazioni apistiche. Pur tuttavia, il testo finale non può considerarsi del tutto soddisfacente e in sede di applicazione nei vari Paesi il regolamento è stato interpretato in modo non uniforme. In sostanza, come ho avuto occasione di dichiarare in altre occasioni, lo scopo principale e lo spirito del regolamento sono quelli di dare un aiuto allo sviluppo dell’apicoltura, attraverso azioni di interesse generale da gestirsi da parte delle associazioni.

corso di apicoltura
Dimostrazione pratica di tecniche apistiche in campo. Foto di Pasquale Angrisani

Per associazioni – sempre nello spirito del provvedimento – si intendevano, almeno nel primo momento, organizzazioni a vocazione nazionale che fossero nella condizione di dare un coordinamento centralizzato alle attività previste dal Regolamento. Analogamente, il provvedimento intendeva innovare rispetto alla precedente situazione basata sulla distribuzione dello zucchero, fornendo invece un incentivo per programmi nei settori dell’istruzione, della lotta contro le malattie, della commercializzazione dei prodotti e della ricerca.

Quale sia stata la situazione determinatasi in Italia, in buona parte essa è stata resa nota attraverso l’informativa fornita sul notiziario «Apitalia» e attraverso le circolari diramate dalla FAI alle Associazioni.

Nel corso delle riunioni preparatorie all’applicazione del Regolamento, tenutesi presso il ministero dell’Agricoltura, le varie Associazioni di apicoltori riconosciute (n. 39 per la campagna 1981/82), hanno a maggioranza rifiutato una ipotesi, avanzata dallo stesso ministero, di concentrare negli Istituti di ricerca e di sperimentazione un programma di interesse generale, da concordare con le Associazioni, utilizzando il 30% delle somme disponibili e lasciando il 70% per lo zucchero. Quasi tutte le Associazioni hanno, per contro, espresso il desiderio di utilizzare interamente l’aiuto CEE per l’acquisto e la distribuzione di zucchero agli apicoltori.

Per la prima compagna (1981-82) il numero degli apicoltori che ha effettuato la denuncia è ammontato a circa 16.000 per un complesso di circa n. 459.000 alveari: cifra ben al di sotto del numero degli alveari effettivamente presenti nel Paese (850.000). Per tale campagna, quindi, le Associazioni hanno preferito la strada più semplice, destinando tutto l’aiuto allo zucchero.

Soltanto la Federazione Apicoltori che ha usufruito dell’aiuto per un complesso di n. 283.650 alveari, dichiarati da 11.545 apicoltori, ha impostato un programma così articolato:

  • per lire 1.000 ad alveare (pari a circa l’80% del valore dell’aiuto), acquisto di zucchero. Tale somma è stata rimessa ai singoli destinatari a mezzo di assegni circolari a ciascuno  rispettivamente intestati;
  • per la somma rimanente dell’aiuto, una serie di interventi di interesse generale in attività divulgative e promozionali.
  1. Progetti di istruzione e formazione;
  2. Lotta contro le malattie, profilassi e ricerca;
  3. Commercializzazione collettiva e controllo della qualità dei prodotti;
  4. Centri di riproduzione, miglioramento della riproduzione e della selezione.

Precisazioni riguardanti le posizioni della FAI.

Info Redazione

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