L’avvento della varroasi è stato certamente il problema maggiore a cui tutti gli apicoltori hanno dovuto far fronte per continuare ad allevare i propri alveari; questo ha avuto come conseguenza l’aver riposto in secondo piano l’attenzione verso il complesso delle patologie dell’alveare che è sostenuto invece da un numero piuttosto ampio di infezioni od infestazioni.
Troppo frequentemente lo spopolamento dei popoli è attribuito da molti apicoltori solo ai danni diretti della varroasi, adducendo un’eccessiva infestazione o la non più efficacia di questo o quell’altro prodotto acaricida o al metodo di somministrazione, mentre in realtà la causa della moria o debolezza degli alveari è sostenuto anche, e talvolta soprattutto, da altre patologie la cui sintomatologia non risulta per nulla evidente anche ad un occhio attento ed esperto.
E’ il caso ad esempio della insidiosa e diffusa nosemiasi, ed in particolare della nuova specie (Nosema ceranae) che negli ultimi anni si è insediata in tutta Europa e che è, a mio parere, una delle concause più aggressive dello spopolamento degli alveari.
Sottoponendo il campione ad una prima analisi finalizzata alla ricerca della nosemiasi ( molto più diffusa di quanto gli apicoltori avvertono) non si è riscontrata la presenza di alcuna spora.
Successivamente il campione è stato sottoposto alla ricerca dell’acariosi delle trachee, operazione non complessa ma che comporta una certa manualità nell’evidenziare ed asportare le trachee del protorace delle api, sede dell’eventuale infestazione dei microscopici acari denominati Acarapis woodi. Con grande sorpresa già la prima trachea è risultata infestata in modo massiccio da una popolazione dei microscopici acari.
L’acariosi delle trachee, un tempo patologia assai diffusa i particolare nei climi continentali europei, si riteneva scomparsa a causa dei ripetuti trattamenti annuali per il controllo di Varroa destructor: acaro uno, acaro l’altro seppure con differenti modi di infestazione e taglia.
Il riscontro anche se di un singolo caso di acariosi delle trachee di un singolo alveare di un più vasto territorio deve porre in guardia tutti coloro che, a livelli diversi, attendono alla sanità degli alveari; primi fra tutti i singoli apicoltori che con la costante attenzione al comportamento degli alveari possono essere evidenziare precocemente eventuali anomalie; in secondo luogo gli ispettori ed il servizio veterinario, mediante un’attenta diagnosi clinica (cioè in apiario) non dovrebbero trascurare la possibile presenza di patologie oltre alla nota varroasi.
Questa infestazione è provocata da un microscopico acaro che si trasmette tramite il contatto e la promiscuità tra api, pertanto la deriva, il saccheggio, lo scambio di favi popolati con api adulte o le riunioni con alveari malati rappresentano sicure fonti di contagio.
Le femmine feconde escono dalle trachee già infestate di un’ape malata ed entrano in un’altra attraverso gli stigmi tracheali. Gli stigmi sono aperture circolari poste lateralmente nel torace e nell’addome dell’ape da cui si dipartono le trachee, sorta di tubi che, ramificandosi ed assottigliandosi nel corpo, permettono al’aria di penetrare fino ai singoli tessuti ossigenandoli.
Il luogo prediletto dell’infestazione sono le trachee del protorace dell’ape (il primo ”segmento”del torace posto adiacente al capo); sono queste le trachee poste sotto l’attaccatura alare e con diametro maggiore e possono ospitare a completa infestazione anche decine di acari.
Il danno è provocato dalle ripetute punture provocate attraverso la parete della trachea per suggere l’emolinfa dell’ospite, dall’eventuale introduzione di agenti batterici o virali e dall’ostruzione provocata dalla popolazione degli acari che vanno ad ostruire tutto il tubo tracheale impedendo di fatto la sua funzione ossigenatrice. Le trachee infestate, normalmente flessuose, bianche o trasparenti, diventano rigide e costellate di maculature brune causate sia dalle cicatrici delle punture dei parassiti che dalle loro feci.
I sintomi dell’acariosi delle trachee non sempre sono evidenti quando l’infestazione è all’inizio. Le api colpite hanno difficoltà al volo e cadono dai predellini degli alveari riunendosi in piccoli gruppi tentando di arrampicarsi sui fili d’erba; questo sintomo si nota ovviamente durante i voli di soleggiamento invernali o primaverili. Non bisogna però confondere difficoltà al volo dovute per esempio a repentine diminuzioni di temperatura od altre patologie come la nosemiasi.
A livello di alveare si può notare, nelle fasi avanzate dell’infestazione, anche un sensibile spopolamento.
La diagnosi certa dell’acariosi si effettua solo tramite l’analisi microscopica, prelevando le trachee del protorace ed osservandole poi al microscopio con un ingrandimento di 100-200 volte.
Apicoltore Moderno